“Asrai”: il fantasy internazionale con le sirene nei trabocchi abruzzesi!
C’è un nuovo progetto fantasy che, pur essendo ancora in fase di sviluppo, sta già attirando l’attenzione del settore: Asrai, scritto e diretto dalla regista britannica Faith Elizabeth. Un film che nasce da un’intuizione semplice ma potente: trasformare la Costa dei Trabocchi in uno spazio narrativo capace di dialogare con l’immaginario globale.
Non è la prima volta che il cinema internazionale guarda all’Italia per costruire mondi “altri”. Da La Passione di Cristo di Mel Gibson, che ha reso Matera una Gerusalemme universale, fino a produzioni girate tra Abruzzo e Appennino come Ladyhawke di Richard Donner e Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud, il nostro territorio ha spesso funzionato come ponte tra realtà e mito. Più di recente, anche The American di Anton Corbijn ha contribuito a valorizzare borghi meno battuti.
È proprio in questa tradizione che si inserisce Asrai, ma con un approccio diverso: non limitarsi a usare i luoghi come sfondo, bensì farli diventare motore stesso del racconto.
L’idea del film nasce durante un soggiorno in Abruzzo della regista, ospite della collega Alida Pantone. Vivere il territorio dall’interno, lontano da uno sguardo turistico, si è rivelato decisivo: «Non è stato solo un viaggio, ma un’esperienza immersiva nella vita quotidiana italiana», racconta Elizabeth. Un’immersione che ha influenzato profondamente l’universo visivo e tematico del progetto.
Al centro del film ci sono i trabocchi, le iconiche strutture in legno sospese sul mare che punteggiano la costa abruzzese. Elementi concreti eppure quasi irreali, capaci di suggerire una dimensione altra. «Guardandoli, ho avuto la sensazione che non fossero semplicemente strumenti di pesca, ma qualcosa di più misterioso», spiega la regista. Da qui nasce l’idea di una nuova mitologia: una rilettura contemporanea delle sirene, lontana dagli stereotipi, usata per esplorare temi come identità, isolamento e appartenenza.
Il progetto si inserisce in un momento interessante per il fantastico italiano, tornato a farsi notare anche all’estero grazie a titoli come Il racconto dei racconti e Pinocchio di Matteo Garrone. Asrai punta a proseguire questa traiettoria, costruendo però un immaginario completamente nuovo, radicato nei paesaggi abruzzesi ma con ambizioni universali.
La lavorazione è ancora nelle fasi iniziali, ma il progetto ha già una solida base internazionale. Faith Elizabeth ha partecipato a importanti piattaforme industry, dal Winston Baker Film Finance Forum alla Mostra del Cinema di Venezia, fino al Sitges Film Festival e al Marché du Film di Cannes. Attualmente è impegnata nello sviluppo del progetto all’interno di HerArts Film Lab, iniziativa internazionale dedicata al cinema al femminile, sostenuta da BFI Network e British Council.
Le attività di ricerca hanno già toccato diversi luoghi della regione — da San Vito Chietino a Ortona, da Fossacesia a Pescara — coinvolgendo comunità locali, pescatori e artigiani. Un processo che sembra voler radicare il film nel territorio prima ancora che nella finzione.
«L’Abruzzo ha qualcosa di non costruito, non filtrato. È un luogo dove bellezza e mistero convivono naturalmente», afferma la regista. Ed è proprio questo equilibrio a rendere Asrai uno dei progetti più interessanti da tenere d’occhio: un fantasy che non parte dagli effetti speciali, ma dai luoghi, dalle suggestioni e da un’idea di cinema capace di trasformare il reale in mito.
La Redazione









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