Barbarian, la recensione

“Trova il film horror dell’anno” è forse il gioco più gettonato in questo periodo dagli appassionati del genere che, vistasi rinfrancata la loro sete di film da un’offerta resa leggermente più corposa dalle piattaforme streaming, si divertono a stilare classifiche e top 10 in vista della conclusione dell’anno solare. Un gioco molto soggettivo che, tuttavia, il più delle volte stringe il cerchio attorno a pochi titoli meritevoli e di qualità superiore ad una media, ahimè, per la verità non troppo elevata. Condizione acuita dal fatto che i suddetti canali streaming non sempre puntano al pubblico alfabetizzato col genere, ma strizzano l’occhio agli spettatori più distratti e non disposti ad avventurarsi in visioni spinte e impegnative. Il risultato di tutto ciò è una miriade di prodotti che quasi mai spingono sull’acceleratore e anche poco utile a guidare il pubblico ad una conoscenza più approfondita del genere. Ma questo è un altro discorso.

All’interno di questo mare magnum, però, talvolta vengono fuori prodotti di qualità e ne è un esempio folgorante Barbarian di Zach Gregger, un horror così sorprendente e ben realizzato da candidarsi a film horror migliore del 2022. Il film del regista statunitense, la cui carriera si divide tra il ruolo di attore e quello dietro la macchina da presa, si rivela davvero spaventoso, spiazzante per uno spettatore che vede materializzarsi sullo schermo le sue paure più recondite e antiche e assiste ad una trama che muta pelle di continuo, senza offrire punti di riferimento.

Sorretto da uno script solido e ben congegnato e da atmosfere inquietanti, il film, disponibile sulla piattaforma Disney+, rappresenta un ottimo esempio di come sia ancora possibile raccontare i lati oscuri della mente umana, utilizzando un linguaggio non troppo complesso, per nulla pretenzioso e capace di regalare momenti di puro e genuino terrore come da tempo non si vedeva.

Tess è una giovane donna che ha affittato un appartamento su Airbnb a Detroit, in un fatiscente quartiere vicino al luogo dove il giorno seguente dovrà recarsi per un importante colloquio con una famosa documentarista. Quando arriva davanti la porta di ingresso, però, scopre che la casa è già occupata da Keith, un ragazzo che, per un errore del sistema di prenotazione, ha affittato la stessa casa lo stesso giorno. Da questo strano scherzo del destino comincia un susseguirsi di eventi macabri legati a terrificanti segreti nascosti nei sotterranei della villa.

Raccontare la trama di Barbarian rischia di risultare un esercizio inutile e superfluo in quanto il film gioca tutte le sue carte su apparenze che ingannano, situazioni che si mostrano in un modo per poi evolversi in un altro e sul valore simbolico di componenti horror che altro non sono che metafora della mente umana.

L’intenzione di Gregger, infatti, è fin da subito quella di disorientare lo spettatore divertendosi a giocare con le sue paure per coinvolgerlo in una discesa negli inferi che non sembra avere via di scampo. Barbarian, infatti, cambia pelle di continuo e la sceneggiatura, scritta dallo stesso Gregger, propone situazioni dal forte impatto emotivo: c’è un chiaro riferimento ai pericoli che le donne vivono quotidianamente per via di maniaci e uomini violenti; abbiamo, poi, la paura di atmosfere claustrofobiche e tetre che attanaglia tanti di noi e sulla quale il cinema horror ha sempre fatto leva per trasmettere ansia e terrore; vi è, infine, la tematica di una maternità malsana che conduce ad azioni violente e spietate.

Una ricchezza di contenuti e di chiavi di lettura che l’autore statunitense ha il grande merito di supportare e rendere terrificante attraverso un variopinto approccio registico che contribuisce a rendere la sua opera mai noiosa, conferendo una veste fresca e dinamica ad una storia che, a conti fatti, non racconta nulla di così innovativo.

Tra dialoghi volti a creare ambiguità tra personaggi poco trasparenti, lunghi corridoi sotterranei che sembrano la proiezione delle zone d’ombra dei protagonisti (come non pensare a La Casa Nera del grande Wes Craven?) e una figura mostruosa a metà tra gli zombie dei videogiochi e i mostri da film horror anni Ottanta, infatti, Gregger mette in mostra un’inaspettata maestria con gli stilemi del genere. Tutte queste componenti appaiono come un organismo omogeneo e uniforme che ha come obiettivo quello di indagare l’animo umano, i suoi pregiudizi, i suoi istinti animaleschi e i suoi lati più oscuri. Un terrore derivante quindi dalla mente dei protagonisti e proiettato nella realtà attraverso le forme escogitate dal bravo Gregger.

Quello che ne consegue, quindi, è un horror sorprendente, reso ancora più di impatto dalle ottime prove di un cast, nel quale spiccano Georgina Campbell, Bill Skarsgard (già noto al grande pubblico per aver interpretato Pennywise nell’ It di Andres Muschietti) e Justin Long, molto bravi a dare forza ai loro personaggi e a queste figure ombrose e ambigue.

Al netto di qualche piccola sbavatura, come la mancata presenza di qualche immagine splatter in più – che in alcuni punti sarebbe state gradita e coerente-, Barbarian è un film meritevole e importante perché dimostra come il genere sia tutt’altro che morto, basta solo avere idee su cosa raccontare e come portarle in scena.

Vincenzo de Divitiis

PRO CONTRO
  • Il film cambia pelle di continuo e spiazza lo spettatore.
  • Il regista gioca con le paure più recondite dello spettatore e indaga la mente umana.
  • Le scene di paura e tensione sono realizzate con grande maestria.
  • Se proprio se ne deve elencare uno, si può notare che manca qualche immagine splatter quando sarebbe stata coerente con il racconto.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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