Chiamatemi Francesco, la recensione

La produzione di un film su Papa Francesco era chiaramente solo questione di tempo, visto il grande clamore, mediatico e affettivo, che ha suscitato fin dalla sua nomina il 13 marzo del 2013. Chiamatemi Francesco, di Daniele Luchetti, va a colmare questo vuoto.

Il film, che uscirà nelle sale italiane il 3 dicembre, si concentra soprattutto sulla giovinezza di Papa Francesco. La storia prende il via dalle riflessioni di Bergoglio la notte prima del Conclave che lo nominerà Papa. Guidati, in alcuni punti, dalla sua voce, vediamo il suo percorso umano e politico. In particolare, la sua decisione di farsi gesuita, e soprattutto la sua vita durante la dittatura argentina del ’76-’83.

È questo, probabilmente, l’aspetto migliore di Chiamatemi Francesco. Luchetti è perfettamente a suo agio nel dipingere il terrore e l’angoscia della dittatura militare che imperversò in Argentina in quegli anni. Fra torture e omicidi di stato, Luchetti risparmia molto poco allo spettatore. Estremamente suggestive e forti le scene dedicate agli orrori dei desaparecido.

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Molto intelligente è la scelta di non rendere, in questo frangente, la figura di Bergoglio un super-uomo in lotta con il potere. Tutt’altro. Bergoglio appare integrato nel sistema, ecclesiastico e in parte politico, ma umanamente contro quelle atrocità. Eccolo, quindi, aiutare i combattenti armati a fuggire e a nascondersi, spinto più da uno spirito caritatevole umano che da una vera e propria motivazione politica. Su cui, anzi, spesso si glissa elegantemente.

Se quindi, questi anni, che prendono effettivamente la maggior parte del film, sono il punto forte di Chiamatemi Francesco, il vero problema è che poi, il film, continua. In quella che sembra più una postilla aggiunta malamente, Bergoglio lotta contro il capitalismo edilizio dell’Argentina post-dittatura. Il sapore qui, a differenza della parte precedente, è quello della favoletta poco consona a Luchetti.

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La regia di Luchetti è, comunque, efficacie nello sporcare il film, nell’evitare di farlo cadere nell’agiografia. Aiutato anche da una ricerca storiografica e delle fonti direttamente in Argentina, Luchetti con la sua camera a mano, mette in scena una sorta di film-indagine sulla giovinezza di Bergoglio. Grande merito va anche agli attori, Rodrigo de la Serna il Bergoglio della giovinezza, Sergio Hernandez quello della vecchiaia, che non si riducono a macchiette, ma che riescono a dare spessore e umanità al personaggio del Papa.

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Chiamatemi Francesco è quindi un film che se da una parte raccoglie i punti forti del cinema di Luchetti, la gestione degli attori, una messa in scena sporca e cruda, dall’altra risente dei tipici problemi del biopic soprattutto se nel caso di un personaggio tanto presente quanto Bergoglio. In particolare, in alcuni punti l’esigenza di raccontare una vita in 98 minuti costringe a salti temporali che lasciano spiazzato lo spettatore. Questo montaggio che procede per ellissi, però, forse verrà arginato nell’idea di distribuire il film in 4 puntate televisive di 50 minuti ciascune.

Samuele Petrangeli

PRO CONTRO
  • Ottima gestione degli attori.
  • Messa in scena realistica.

 

  • Un montaggio temporale che lascia spiazzati.
  • Una seconda parte troppo ingenua.
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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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One Response to Chiamatemi Francesco, la recensione

  1. soledad ha detto:

    Guardate che l’episodio della messa con il cardinale Quarracino nella favela dove la gente rischiava lo sfratto è reale e viene raccontato nella biografia “Francesco il papa della gente”, Tra l’altro si tratta di un fatto avvenuto a fine anni 80, inizio 90 presumo quindi con i testimoni ancora vivi: come si potrebbe inventare delle cose? Inoltre i nomi usati sono tutti veri, ad es. la giudice Alicia Oliveira che ha rivelato del fatto che Bergoglio la portasse, nascosta nel bagagliaio dell’auto, ad incontrare i suoi bambini. Atto che io trovo di grandissimo coraggio e molto più pericoloso che stare nelle favelas a predicare il vangelo, perché quante persone hanno salvato quei preti alla fine? Nessuno !!!!! (tra l’altro sarebbe utile fare chiarezza e dire che i 2 preti arrestati nemmeno abitavano nella favela, ci andavano solo a fare opera pastorale)

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