Crazy for Football, la recensione
“La follia è il calcio”, questa sacrosanta affermazione, detta da uno dei giocatori della prima nazionale italiana per pazienti psichiatrici, riassume al meglio lo stretto legame esistente tra lo sport più popolare al mondo e una delle patologie mentali più frequenti. È pazzo il tifoso che, come raccontato da Nick Honby in Febbre a 90, è una persona poco equilibrata e pronta a fare follie per la sua squadra del cuore, così come sono pazzi i grandi campioni la cui grandezza è legata alla loro propensione a provare giocate impensabili per qualsiasi atleta “normale”.
Sulla scorta di tale vicinanza, il dottor Santo Rullo, presidente dell’Associazione Italiana di Psichiatria Sociale, con molto suoi colleghi, ha elaborato una cura che ha come elemento fondante l’attività calcistica. Nacque così la nazionale italiana per malati psichici, la cui avventura verso il mondiale di Osaka viene raccontata da Volgango De Biasi nel suo documentario dal titolo evocativo Crazy for Football. Un film ben riuscito in tutte le sue componenti, caratterizzato da una regia sicura e lineare e una capacità di raccontare con leggerezza problemi molto seri e profondi drammi personali.
La trama, se così possiamo definirla, è tutta incentrata sulla nascita della squadra, a partire dalle prime selezioni per formare la rose di 12 giocatori fino ad arrivare alla partenza per il Giappone. Nel mezzo troviamo tante persone diverse, tante storie oscure che vogliono soltanto essere ascoltate e gridate al mondo.
Il grande merito di De Biasi, che nel 2006 già aveva raccontato la stessa storia con il documentario Matti per il calcio, è quello di riuscire ad unire tematiche così complesse e drammatiche ad uno spiccato gusto per l’intrattenimento, dato dal fatto che l’aspetto calcistico non viene mai messo in secondo pieno, anzi. Le interviste – confessioni dei protagonisti, infatti, non vengono disseminate in maniera schematica e ruffiana, bensì sono parte integrante di un intreccio che ha il calcio come cooprotagonista e si pone due obiettivi principali: il primo è rendere i pazienti membri di una squadra e, in quanto tali, tutti uguali senza differenza rispetto a giocatori normali; il secondo è quello, non da poco, di creare una forte empatia con il pubblico, che ad un certo punto diviene così tifoso della squadra, al punto da gioire o disperarsi a seconda dell’andamento delle partite. Insomma, Crazy for Football mette in mostra tutto il potenziale emotivo del calcio, uno sport che, al di là di tutti pregiudizi, è l’unico davvero in grado di abbattere differenze sociali e mentali e far dimenticare i problemi di tutti giorni.
De Biasi, dunque, confeziona, un’operazione che renderà felici gli appassionati di calcio e riuscirà nell’intento di far ricredere tutti coloro ancora scettici nei confronti del calcio e dei suoi valori morali.
Vincenzo de Divitiis
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