Cuckoo, la recensione
Si crea sempre grande fermento quando un film di genere approda ad un festival internazionale, soprattutto quando il genere è l’horror, il regista è una giovane promessa e l’interprete principale è una dei volti più noti della serialità contemporanea.
È questo il caso di Cuckoo, secondo lungometraggio del regista tedesco Tilman Singer. Si tratta di un horror soprannaturale, presentato nella sezione Speciale del 74° Festival del Cinema di Berlino.
La pellicola segue Gretchen (Hunter Schafer), una diciassettenne americana che torna a vivere con il padre (Marton Csokas) proprio mentre questi si sta trasferendo sulle Alpi Bavaresi. Il padre di Gretchen ha ora una nuova moglie, Beth (Jessica Henwick), e una figlia più piccola, Alma (Mila Lieu), che ha smesso di parlare e comunica con la lingua dei segni. La situazione familiare è un po’ tesa. Al suo arrivo, la famiglia viene accolta dal signor König (Dan Stevens), proprietario di un resort con cui i coniugi devono collaborare nella creazione di una nuova struttura. Proprio nel resort Gretchen comincerà a lavorare come receptionist per guadagnare qualche soldo e lì assisterà a strani avvenimenti.
La premessa di per sé non è particolarmente originale, ma potrebbe ancora sperare di dar vita a qualcosa di interessante, giocando con gli stilemi tipici del genere. Tuttavia, Cuckoo non ha mai grandi guizzi.
Sin dall’inizio, la pellicola sembra voler stabilire che ci troviamo in un’ambientazione dall’atmosfera inquietante. Sguardi circospetti e tracce sonore didascaliche accompagnano quasi ogni scena, come a voler sottolineare che qualcosa non va (e che lo spettatore non sarebbe altrimenti in grado di rendersene conto). Hunter Schafer trascorre tutta la prima metà del film con un’espressione sospettosa, quando non è intenta a sussultare al solo passaggio di qualunque altro personaggio. Tolte queste forzature, allo spettatore non rimane nemmeno un ben assestato jump scare.
I primi tre quarti di film risultano dunque confusi e frammentari. Il senso di pericolo viene imposto concettualmente allo spettatore, che però fatica a comprendere perché dovrebbe avvertirlo. I personaggi sono appena abbozzati quando non totalmente stereotipati, con la naturale conseguenza che suscitano ben poco interesse. Persone che dovrebbero appartenere allo stesso nucleo familiare non hanno relazioni che sembrino autentiche, né interazioni che abbiano un impatto emotivo. Un vero peccato, considerato che sul finale la pellicola fa molto affidamento sull’importanza dei legami familiari, che dovrebbero superare ogni tensione interna e ogni minaccia esterna. Tutto risulterebbe molto più efficace se il film mostrasse questi legami, anziché dare per scontato che ci siano.
Per non parlare del resto dell’ensemble: chiunque interagisca con la protagonista, al di fuori del suo nucleo familiare, appare strano in maniera caricaturale. Sembrano tutti usciti dal Truman Show, mentre cercano di indirizzare il percorso di Gretchen in maniera per nulla sottile e con sorrisi tutt’altro che convincenti. In particolare, il signor König di Dan Stevens sembra girare con un’insegna al neon con scritto “villain”, nonostante il film voglia farci credere che chiunque eccetto Gretchen lo trovi gentile e rassicurante.
Sull’elemento soprannaturale non c’è molto da dire. Anche in questo caso, è qualcosa di tratteggiato in maniera approssimativa. Per tutta la sua durata, il film suggerisce che risieda nell’entità la minaccia all’incolumità della protagonista e dei suoi cari, anche se i suoi poteri sono vaghi e non ne viene mai spiegato il significato. Arrivati al disvelamento finale, però, la pericolosità di questo essere viene drasticamente ridimensionata (risultando, in ultima battuta, quasi un diversivo).
L’ultimo quarto del film è sicuramente la porzione più convincente. Tuttavia, non basta a colmare le lacune disseminate in precedenza. Un finale pieno di azione, probabilmente per distrarre lo spettatore dal fatto che ben poco è stato chiarito. Viene finalmente rivelato che cosa è stato fatto dagli antagonisti, senza però mai sfiorare la superficie del perché. Quali sono le ragioni che li muovono? Qual è la vera natura delle creature soprannaturali e dei loro poteri? Questi e molti altri i quesiti che non trovano risposta.
Cuckoo è disponibile su Netflix.
Francesca Ranaldo
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