Cult Killer, la recensione

Con una media di 3-4 film all’anno, Antonio Banderas si sta dando molto da fare ultimamente alternando blockbuster come Indiana Jones e il quadrante del destino, Il gatto con gli stivali 2 – L’ultimo desiderio, Uncharted con piccoli film che servono chiaramente a “far cassa”, dove non è neanche il vero protagonista nonostante il nome e il suo faccione campeggino in primo piano sul poster. E Cult Killer ne è l’ennesimo esempio.

In uscita al cinema l’11 luglio 2024 con Notorious Pictures, Cult Killer porta la firma dell’instancabile Jon Keeyes, che aveva già diretto Banderas in una “modalità” simile in Nome in codice: Banshee e che rivedremo all’opera questo autunno in coppia con l’attore spagnolo nella crime-comedy Clean Up – Specialisti in lavori sporchi.

E nel percorso che Keeyes sta compiendo a cavallo dei generi cinematografici, Cult Killer si inserisce con convinzione nel bacino del thriller più cruento che mostra un evidentissimo tributo verso quel cinema algido e crudo dell’ultimo ventennio proveniente dai Paesi scandinavi.

L’investigatore privato Mikeal Tallini (Antonio Banderas) viene ucciso da un assassino misterioso che inizia a prendere di mira alcuni nomi di spicco della borghesia locale. L’investigatrice Cassie Holt (Alice Eve), che negli ultimi cinque anni ha collaborato con Tallini e dal quale è stata anche tirata fuori da un brutto giro, inizia a indagare sull’assassino rendendosi presto conto che l’unico modo per far chiarezza su una vicenda particolarmente intricata è proprio trovare un punto d’incontro con l’omicida.

Siamo in Irlanda e il clima autunnale dell’Isola di Smeraldo ben si adatta a una vicenda oscura e misteriosa come quella raccontata nella sceneggiatura di Cult Killer, opera dell’esordiente Charles Burnley (un passato cinematografico come elettricista e macchinista), che sembra attingere per intrighi e tematiche trattate dal moderno thriller scandinavo inaugurato dalle opere letterarie di Stieg Larsson. Infatti, Cult Killer presenta più di un’analogia con Uomini che odiano le donne, così come il famigerato killer qui in azione ricorda a più riprese la Lisbeth Salander resa nota al cinema da Noomi Rapace.

Le similitudini non si fermano qui, ma l’opera di Jon Keesey ha anche sufficiente personalità e idee per camminare da sola e può fare affidamento sull’ottima performance di Alice Eve, un’attrice con un curriculum pazzesco ma finita, da qualche anno, a far da protagonista in b-movie. Come capirete dalla trama, è proprio il personaggio della Eve ad avere il ruolo principale, mentre Banderas è un po’ uno specchietto per le allodole, visto che esce di scena nell’arco di neanche dieci minuti per tornare, di tanto in tanto, in qualche flashback. Meglio così, possiamo dire col senno di poi, visto che il personaggio dell’investigatrice Holt è molto più interessante e sfaccettata trovando nella morte del mentore il primo passo verso il crollo di qualsiasi certezza avesse fino a quel momento.

Nonostante sia inutilmente ingarbugliata, la sceneggiatura di Burnley non è banale e sa giocare con lo spettatore piazzando nei momenti giusti i colpi di scena, tra cui uno fondamentale già nel primo atto del film. Come si diceva, però, Cult Killer è anche inutilmente complesso e con le sue false piste porta fuori strada anche l’attenzione dello spettatore rischiando di perder per strada qualche dettaglio importante alla risoluzione del caso.

Inaspettatamente cruento, con momenti al limite dello splatter, Cult Killer però non possiede quell’appeal e quella forza sufficienti a far consigliare il film. E il fatto che si cerchi di venderlo per la presenza di un attore che sta in scena pochi minuti la dice lunga.

Nel complesso, Cult Killer è un thriller di fascia medio-bassa, che un tempo avremmo definito “da cassetta”, sicuramente più adatto a uno schermo televisivo che cinematografico; ma la gestione anarchica dei colpi di scena e la dose di emoglobina ben sopra la media gli donano comunque quegli elementi sufficienti da farlo diventare un guilty pleasure. Insomma, siamo quasi nel territorio del “So Bad, It’s Good”.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Alice Eve, brava attrice raramente valorizzata.
  • La gestione dei colpi di scena.
  • La dose di violenza, ben superiore alla media.
  • Inutilmente ingarbugliato.
  • Molto derivativo.
  • Se lo guardate per Antonio Banderas rimarrete delusi.
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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)
Cult Killer, la recensione, 5.5 out of 10 based on 2 ratings

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