Dracula – L’amore perduto, la recensione
Il 2025 sembra essere l’anno dei grandi ritorni dei mostri classici al cinema. Dopo Wolf Man di Leigh Whannel, Nosferatu di Robert Eggers e Frankenstein di Guillermo del Toro, il grande schermo si arricchisce di una nuova incarnazione anche del più celebre dei vampiri con Dracula – L’amore perduto, e per l’inizio del 2026 è atteso anche un libero adattamento da The Bride of Frankenstein con The Bride… così da non farci mancare nulla! In questo contesto, Luc Besson si misura con il mito del conte vampiro, e lo fa in maniera decisamente personale, scegliendo di mescolare suggestioni classiche con il suo tipico gusto per il “fumettone” eccessivo e ad alta velocità visiva.
Dall’analisi del trailer, molti spettatori si erano convinti che il regista francese stesse puntando a un tributo diretto al capolavoro di Coppola, ma la realtà si rivela più complessa: il film prende ispirazione da un ventaglio sorprendentemente ampio di fonti. Coppola è certamente presente, soprattutto nel look di Dracula anziano che accoglie Jonathan al castello e nella centralità del tema amoroso maledetto, senza dimenticare alcune scelte musicali (del grande Danny Elfman!) che sembrano omaggiarne il clima romantico e tragico. Ma Besson non si limita a Stoker né al film del ’92: nel suo Dracula riaffiorano echi di Intervista col vampiro, La Bella e la Bestia, Il Gobbo di Notre Dame, e persino Profumo – Storia di un assassino, in una sequenza riproposta con un’intensità visiva del tutto peculiare.
Il regista non si fa problemi a reinventare i personaggi classici. Il Van Helsing di Christoph Waltz non si chiama Van Helsing e non è il cacciatore stereotipato che tutti conosciamo: è un uomo di chiesa, brillante e cinico al tempo stesso, che aggiunge un tocco di ironia e leggerezza. Maria, interpretata da Matilda De Angelis, è un personaggio inedito, una fusione tra Lucy e Renfield che funziona come catalizzatore emotivo e narrativo. Sul fronte amoroso, Dracula non è soltanto il predatore oscuro del romanzo di Stoker perché Caleb Landry Jones regala al personaggio una magnetica profondità, lontana dai canoni estetici convenzionali ma sorprendentemente efficace, conferendo al vampiro un fascino ambiguo che cattura lo spettatore. Meno incisiva Zoe Sidel nel ruolo di Mina, che appare anonima e priva di quella sensualità latente e quella scintilla necessaria a equilibrare il carisma del protagonista.
Un altro aspetto interessante è la scelta dell’ambientazione: Besson trasferisce la storia a Parigi, rendendo la città francese una inedita location per la risaputa vicenda di ambientazione britannica. Le strade nebbiose, le guglie gotiche e i tetti a perdita d’occhio contribuiscono a creare un’atmosfera densa e suggestiva, pur mantenendo un registro visivo relativamente poco violento. Il film non si perde, infatti, in eccessi splatter e la violenza è suggerita più che mostrata, puntando più sull’impatto emotivo che sul gore visivo.
Dal punto di vista narrativo, Dracula – L’amore perduto è un’opera ritmata, veloce, a tratti quasi fumettistica, dove Besson riversa tutto il suo gusto per il melodramma, l’azione e l’amore tragico. La sceneggiatura dello stesso Besson, seppur intelligente nell’intrecciare vari archetipi, non sempre convince: alcune sequenze risultano eccessivamente barocche e ingenuamente spettacolari, come se il regista avesse voluto includere ogni elemento che gli piace, senza preoccuparsi troppo della coesione complessiva. Nonostante questo, il film diverte ed è capace di alternare romanticismo, tensione e leggerezza in modo sorprendentemente armonioso. Poi c’è almeno una scena cult, ovvero quella in cui Dracula viene ospitato nel convento, che punta su un’enfasi visiva e coreografica davvero notevole.
In definitiva, Besson realizza un Dracula personale, un film gotico d’intrattenimento puro che raccoglie e rielabora le passioni del regista: il romanticismo maledetto, l’azione spettacolare e l’attenzione per l’atmosfera. Se ci si aspetta una trasposizione fedele del romanzo di Stoker, si rimarrà altamente delusi. Tuttavia, chi ama il cinema pop gotico, ricco di omaggi e di brividi controllati, troverà molto di cui godere.
Roberto Giacomelli
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