Eddington, la recensione del film di Ari Aster
Negli ultimi tempi si è osservato un rinnovato interesse del cinema americano mainstream per la satira politica; ma non parliamo di commedie, piuttosto di quegli sguardi feroci provenienti dai più disparati generi, che non prendono di mira solo il potere, ma l’intero tessuto sociale, le culture-di-massa, le derive ideologiche. Dopo l’apprezzatissimo Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, anche Eddington si colloca in quei territori, raccontando un’America frammentata, un potere trasparente e manipolatore, una cittadina che diventa microcosmo di una nazione intera.
Il film, scritto e diretto da Ari Aster (già autore di Hereditary – Le radici del male, Midsommar – Il villaggio dei dannati e Beau ha paura) rappresenta un ulteriore cambiamento di pelle nella filmografia dell’autore: abbandonati (almeno in parte) i codici dell’horror, Aster si tuffa in un western contemporaneo, intriso di paranoia politica, pandemia e realtà distopica. Ambientato nel maggio 2020, in piena pandemia da COVID-19 e durante le proteste per la morte di George Floyd, il film si apre nella cittadina immaginaria di Eddington (Nuovo Messico). Lo sceriffo Joe Cross (Joaquin Phoenix) – astemio, intollerante alle mascherine, mimetico simbolo della destra reazionaria – si candida a sindaco sfidando l’attuale primo cittadino Ted Garcia (Pedro Pascal), imprenditore tech di origini ispaniche.
La campagna elettorale si trasforma ben presto in una polveriera: tra teorie del complotto, gruppi suprematisti, attivisti del Black Lives Matter, onnipresenza dei social media e brutalità della polizia, la cittadina scivola verso una guerra civile latente. Nel mezzo Louise Cross (Emma Stone), moglie di Joe, artista disturbata che costruisce inquietanti bambole, e Vernon Jefferson Peak (Austin Butler), sedicente guru new-age che sfrutta lo scontento digitale per raccogliere seguaci. Ma l’ombra lunga delle ideologie estreme, delle multinazionali della tecnologia e di un potere sempre più fluido e invisibile incombe su tutti.
Eddington è un film che mira dritto alle categorie in gioco: complottisti e reazionari di destra, attivisti woke, benpensanti che alzano barricate morali mentre nascondono i propri compromessi. Il divertissement iniziale si trasforma in riflessione spietata sul contemporaneo e in questo Aster si conferma uno dei registi migliori in circolazione, capace di cambiare tono film dopo film, pur restando coerente nel suo percorso di analisi dei difetti umani e delle loro manìe. Eddington risulta per certi versi più vicino al già citato Beau ha paura che a Midsommar o Hereditary: non siamo nei territori dell’horror ma alle prese con un ibrido che connette più suggestioni di genere, pertanto un territorio estremamente rischioso.
La scrittura è densa, il film dura 149 minuti e si snoda dal crime al western, dall’action al grottesco, perfino allo splatter. Il ritmo muta, gli stili si sovrappongono, e lo spettatore viene provocato in continuazione. Aster costruisce un caleidoscopio visivo e narrativo dove la pandemia diventa metafora, i social sono arena di potere e la città del titolo un teatro dell’America odierna.
Il cast è ricchissimo: Joaquin Phoenix è magnifico (come sempre, del resto), nei panni inediti di un personaggio sgradevole e manipolatore, perfettamente a suo agio nella dimensione grottesca che il regista gli chiede; Pedro Pascal offre la controparte ambiguamente per bene ma carismatica; Emma Stone è vulnerabile e disturbata; Austin Butler, Luke Grimes, Deirdre O’Connell, Micheal Ward completano un ensemble che non lascia lacune.
Eppure, nonostante l’ambizione e la gran riuscita generale, Eddington non è immune da difetti. Il film forse esagera nella densità degli argomenti e l’accumulazione di temi può risultare sovrabbondante. Inoltre, il finale, così amaro e comunque necessario, tende a uscire dai binari seguiti fino a quel momento lasciando più domande che risposte, probabile motivo per il quale non tutto il pubblico ha apprezzato questa odissea nelle idiosincrasie sociali odierne.
In conclusione, Eddington è un’opera decisamente audace, un ritratto brutale e ironico dell’America in frantumi, una satira potente che si veste da western contemporaneo e un film che richiede partecipazione. Seppure non perfetto, è certamente uno dei titoli dell’anno.
Roberto Giacomelli
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