Fantafestival 2025. Cronache semi-serie dal pipistrello romano. Giorno 2
Il secondo giorno del Fantafestival 2025 allo Spazio Scena è stato uno di quelli da cerchiare in rosso nel calendarietto del pipistrello: intenso, densissimo e inaspettatamente commovente. La giornata si è snodata tra anteprime, incontri editoriali, mostri cinematografici e una masterclass che ha lasciato il pubblico con gli occhi lucidi.
Il Day 2 si è aperto con il concorso lungometraggi e con una chicca proveniente dagli Stati Uniti: His Monster di Erich Cannon. Un horror dalle atmosfere intime, quasi domestiche, che scava nelle fragilità dei personaggi più che puntare sui salti dalla sedia; insomma un avvio di giornata sorprendentemente delicato (considerando il titolo, poteva andare molto peggio).
Alle 18:00 il festival ha virato verso la carta stampata. Gli autori Mariabruna Antonucci e Antonello Geleng, moderati da Giovanni Gifuni, hanno presentato Gothika (Progetto Cultura), un’opera che guarda alle ombre, alle estetiche del macabro e allo spirito più romantico del fantastico. L’incontro è scivolato via piacevolmente, tra aneddoti, illustrazioni e riflessioni sul perché continuiamo ad amare ciò che ci spaventa. Pubblico concentrato e sala ben piena, segnale che il Fantafestival è sì cinema, ma non solo.
Subito dopo, cambio di registro: Sergio Stivaletti ha presentato uno dei segmenti più attesi del festival, “Prima del Computer: 5 Capolavori, Effetti Artigianali”, una retrospettiva dedicata ai capisaldi degli effetti speciali pratici. Il film del giorno è stato il leggendario Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis, un titolo che non ha bisogno di presentazioni e che continua a ricordare a tutti come si costruisce un uomo-lupo senza ricorrere a un solo poligono digitale.
Stivaletti – che di artigianato fantastico è ambasciatore da una vita – ha raccontato retroscena, influenze e curiosità, inserendo il titolo nella più ampia rassegna che comprende Terminator, Scontro di Titani, Stati di allucinazione e I tre volti del terrore. Un viaggio storico, nostalgico e tecnico allo stesso tempo: perfetto per ricordare che il fantastico nasce prima di tutto dalle mani.
Prima della grande serata, spazio a un’altra presentazione, questa volta più cupa e archeologico-esoterica: “Roma de Profundis” di L. Filippo Santaniello. L’autore ha guidato il pubblico alla scoperta di un volto decisamente inedito della Città Eterna, piena di misteri, culti, simboli e oscurità. Un incontro breve ma affascinante, ideale come aperitivo per quello che stava per arrivare.
Ed eccoci al cuore pulsante del Day 2: l’incontro con Richard Stanley.
Il regista sudafricano – figura quasi sciamanica nel panorama del fantastico – è salito sul palco per la sua masterclass, accolto da un pubblico gremito e caloroso.
Il momento più toccante è arrivato quando Sergio Stivaletti lo ha premiato, celebrando la sua carriera e la sua influenza sul cinema visionario. I due hanno parlato dell’amore profondo che li lega a Dario Argento, citando collaborazioni, ispirazioni e ricordi di un’epoca in cui il cinema di genere aveva un’aura quasi rituale.
Nel raccontare quel legame, quelle notti sui set, quelle immagini che “nascono dalle viscere prima che dalla testa”, Stanley si è commosso. La sala, già silenziosa, si è fatta improvvisamente di cristallo.
Ma il Fantafestival aveva in serbo un’ultima sorpresa: essendo il compleanno di Stanley, lo staff è entrato con una torta enorme, tra applausi e risate. Il regista, visibilmente emozionato, ha soffiato le candeline e – con uno spirito adorabilmente punk – ha voluto che la torta fosse condivisa con tutto il pubblico prima della proiezione. Un momento di comunità autentica, raro per un festival, che ha trasformato la masterclass in una festa affettuosa e quasi familiare.
Dopo l’emozione, il buio in sala. La proiezione di Il colore venuto dallo Spazio, basato sul racconto di Lovecraft e del quale Stanley ha parlato abbondantemente durante la masterclass, ha confermato la dimensione artistica visionario e mistica dell’autore. Visto dopo quell’abbraccio collettivo, il film ha avuto un sapore ancora più speciale.
La Redazione











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