Fantafestival 2025. Cronache semi-serie dal pipistrello romano. Giorno 3

La domenica del Fantafestival ha quel sapore particolare, un misto di rilassatezza e inquietudine, come se il weekend fosse stato progettato appositamente per guardare film disturbanti con il cuore sereno. Il Day 3, allo Spazio Scena di Trastevere, non ha tradito questa sensazione: un’altra giornata fittissima, tra anteprime, libri, fantascienza anni ’80 e musica che arriva dritta dalla storia dell’horror italiano.

La maratona domenicale parte con l’anteprima italiana del film russo Redemption. L’opera di Konstantin Eronin entra in concorso portando un’estetica gelida e un ritmo che alterna tensione ai momenti contemplativi. Una storia che parla di colpa, violenza e riconciliazione, in quell’atmosfera da folk-horror che richiama alla mente il meglio partorito in questi anni dall’horror arthouse, un po’ nel solco del primo Robert Eggers. 

Alle 18.00 irrompe la letteratura con Crocevia della notte (D Editore). L’autore Luca Tognocchi guida la platea in un dialogo sul rapporto tra noir, urbanità e inquietudine metropolitana. Una presentazione asciutta, elegante, che ha lasciato al pubblico la curiosità di entrare in quel crocevia… sperando di uscirne senza troppi graffi psicologici.

A seguire, secondo appuntamento della retrospettiva “Prima del Computer: 5 Capolavori, Effetti Artigianali”, curata da Sergio Stivaletti.
Il titolo del giorno è niente meno che “Terminator” di James Cameron.

Visto oggi, nel tempio romano del fantastico, il film acquista quasi un’aura archeologica: pistoni idraulici, animatronics rigidi ma iconici, stop-motion affascinante nella sua imperfezione. E soprattutto quella sensazione inconfondibile che ogni cosa sullo schermo “esiste davvero”. Nessun rendering, nessuna GPU: solo metallo, lattice, fumo e sudore.
Il pubblico apprezza, applaude e si conferma che sì, il futuro dominato dalle macchine fa ancora paura anche se è lo stesso guru degli effetti speciali Stivaletti a spiegarci che è tutta una finzione.

Il festival si sposta di nuovo verso il cartaceo con la presentazione del manuale di gioco Clara’s Chronicle di Marco Mancinelli (Bakemono Lab), accompagnato dall’editrice Valentina Cestra.

Un incontro sorprendentemente vivace: si parla di narrativa interattiva, horror vampiresco nell’Italia del primo dopoguerra, sistemi di gioco e di come l’immaginazione possa trasformarsi in un dungeon mentale. Il pubblico dei gamer prende appunti come se stesse preparando la prossima campagna. Un’atmosfera più rilassata prima del gran finale della serata.

Ore 21:30: la sala è piena. Tutti sanno che Fabio Frizzi è una leggenda vivente e che ogni sua masterclass è un viaggio sentimentale dentro il cinema di genere italiano. Ma quella del Day 3 supera le aspettative.

La masterclass dura ben un’ora e mezza, e il Maestro Frizzi – accompagnato dalla chitarra di Riccardo Rocchi e dai membri della F2F Orchestra – racconta la storica collaborazione con Lucio Fulci, tra aneddoti, amicizia e notti di lavoro che oggi sembrano appartenere a un’epoca mitica; inoltre, la nascita del progetto Frizzi 2 Fulci, diventato un culto internazionale e momenti personali e professionali, consegnati al pubblico con una sincerità che commuove. Il Maestro, con grande generosità, lascia spazio ai suoi musicisti: ognuno racconta la propria “prima volta con Frizzi”, ed è un susseguirsi di storie buffe, emozionate, spesso incredibilmente rock’n’roll.

Poi si passa alla musica suonata dal vivo con brani da Paura nella città dei morti viventi e Sette note in nero. La sala vibra. Si ride, si applaude, qualcuno forse si commuove (lecitamente, aggiungerei).

Quando tutti credono che sia finita, Frizzi annuncia qualcosa che molti fan aspettavano da anni: per la prima volta, la F2F band esegue temi dai western di Fulci: I quattro dell’apocalisseSella d’argento. È la perfetta conclusione di una masterclass che si trasforma in concerto, ricordo, celebrazione.

Chiudere la giornata dopo Frizzi non è facile, ma il festival ci prova con un titolo in concorso della Panoramica Italia: Esistenza Zero, diretto da Matteo Scarfò, che introduce il film.

Un film asciutto, alienato, che riflette sulla disumanizzazione contemporanea e sul senso di svuotamento che accompagna la nostra quotidianità. Un’opera sperimentale, talvolta spigolosa, sicuramente coraggiosa come spesso lo sono i progetti più indipendenti. Il pubblico, nonostante l’ora, resta attento fino all’ultimo fotogramma (che in una domenica a mezzanotte è una vittoria).

La Redazione

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