Fantafestival 2025. Giorno 10 e tutti i vincitori

Ogni festival ha una sua apocalisse privata. E quella del Fantafestival arriva puntualmente l’ultimo giorno, il decimo: con le luci più calde, gli applausi più lunghi e il senso sottile di malinconia che solo il cinema sa produrre quando finisce troppo in fretta.

Il gran finale di questa edizione si apre alle 16:00 con il film che, senza saperlo, si sarebbe preso tutto: Chain Reactions di Alexandre O. Philippe. Non un semplice documentario, ma una minuziosa analisi di quello che possiamo considerare il trauma fondativo dell’horror moderno: The Texas Chain Saw Massacre di Tobe Hooper.

Cinquant’anni dopo la nascita di Leatherface, Philippe convoca cinque voci titaniche – Stephen King, Takashi Miike, Karyn Kusama, Patton Oswalt e Alexandra Heller-Nicholas – e le lascia libere di raccontare non il film, ma la ferita che quel film ha lasciato. Il risultato è un’opera che riflette sul potere delle immagini, sul supporto fisico come memoria e sulla paura come forma d’arte.

Alle 18:00 il festival cambia pelle con The Weird Zone, incontro tra Bizzarro Bazar e Institute for Weird Culture, dove Ivan Cenzi dialoga con Paolo Gaudio trasportando il pubblico nei territori inesplorati del cinema estremo e sconosciuto. Qui non si parla di genere: si parla di confine. Di immagini che non vogliono essere capite, ma esperite. Un viaggio iniziatico tra spezzoni che sembrano provenire da universi paralleli.

Alle 19:00 torna Adam Mason, questa volta con Pesce d’Aprile (I’m Just Fucking With You), un thriller beffardo e crudele che si consuma in una stanza di motel. Mason racconta il progetto Into the Dark, di cui il film fa parte, e il coinvolgimento della Blumhouse, e poi lascia che il film faccia il resto: spoiler, paura, disagio e senso costante di pericolo. Qui lo scherzo non è mai innocente. E lo spettatore non è mai al sicuro.

Alle 20:30 il festival si prende una pausa pop con la presentazione del primo numero del nuovo fumetto “Burton” di Lucio Perrimezzi, Tommaso Destefanis, Antonio Mlinaric, edito da Green Moon Comics, che racconta un nuovo tipo di super-eroe. Sul palco il disegnatore Antonio Mlinaric.

Poi arriva il momento delle consacrazioni.

Alle 21:00, tra luci basse e tensioni alte, va in scena la Cerimonia di Premiazione. Il Pipistrello d’Oro al Miglior Lungometraggio va, meritatamente, proprio a Chain Reactions, premiato per la sua straordinaria capacità di trasformare la memoria in cinema e il cinema in riflessione culturale. La giuria – presieduta da Alda Teodorani e composta da Leonardo Cruciano e Roberto De Feo – riconosce in Philippe un archivista dell’incubo e un fine teorico dell’immagine.

Il Pipistrello d’Oro al Miglior Cortometraggio va a The Girl Who Cried Pearls, capolavoro stop-motion firmato da Chris Lavis e Maciek Szczerbowski, premiato per la delicatezza con cui trasforma il dolore in arte.

La Menzione Speciale per gli Effetti Speciali va a The Krampus Rises di Andrea Dalfino, celebrato per aver riportato in vita un artigianato dell’orrore fisico e tangibile.

Il premio Vespertilino viene assegnato al cortometraggio Haiku 27 di Nikolaj Servettini, che conquista anche il riconoscimento UNINT Under 35: un’opera psichedelica, brutale, necessaria.

Il Pipistrello d’Oro alla Carriera va a Lamberto Bava: non un semplice premio, ma una dichiarazione d’amore collettiva.

La Pallottola d’Argento 2025 è stata invece consegnata a Richard Stanley, cineasta maledetto e visionario, la scorsa settimana.

E poi, come una messa finale, la proiezione-evento: Dèmoni (1985). Quarant’anni dopo, il film torna nella giungla che gli appartiene: una sala piena, l’autore presente. Accanto a Bava, l’architetto dell’incubo materiale, Sergio Stivaletti e Luigi Cozzi, presidente onorario del Fantafestival che ben 45 anni fa inaugurò questa bellissima kermesse del fantastico. Dèmoni non è solo un film: è un inno al corpo, all’eccesso, al cinema come contagio.

Quando scorrono i titoli di coda, il pubblico resta fermo. Nessuno ha fretta di tornare nella realtà.

Il Fantafestival finisce come dovrebbe finire ogni rito riuscito: non con una chiusura, ma con una dolce maledizione.

Arrivederci all’anno prossimo.
E che l’oscurità vi accompagni.

La Redazione

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