Fantaghirò: la confort saga tutta italiana, tra kitsch e creatività

Come ogni anno, in casa Mediaset non si addobba l’albero se prima non si è programmata l’ennesima maratona di Fantaghirò, quest’anno fissata per il 31 dicembre sul canale 27 a partire dalle 19. Anche se sappiamo già che i veri aficionados hanno già fatto il binge watching stagionale su Disney+, dove la serie è disponibile dal 5 novembre.

Per chi fosse nato esattamente ieri, la saga di Fantaghirò consiste in una miniserie in cinque film da tre ore ciascuno, divisi in due parti che per decenni sono stati riproposti come repliche sulle reti Mediaset. L’inizio di questo vero e proprio rituale mediatico avvenne nelle serate del 22 e del 23 dicembre 1991 su Canale 5; il boom di ascolti della mini-fiction fu tale che il regista Lamberto Bava diresse non solo i quattro seguiti (usciti rispettivamente nei periodi natalizi del ’92,’93,’94 e ‘96) ma realizzò altri prodotti della medesima stoffa, seppur di diverso pregio, quali Desideria e l’anello del drago, La principessa e il povero, Sorellina e il principe del sogno (quest’ultimo è divenuto leggendario solo per il fatto che Christopher Lee è il cattivo e Valeria Marini la fata buona).

La creazione della serie fu ispirata dalla fiaba toscana Fanta-Ghirò, persona bella, raccolta da Calvino nelle sue Fiabe Italiane del 1956, ma il successo è indubbiamente dovuto alla genialità degli sceneggiatori Gianni Romoli e Francesca Melandri, che idearono un mondo fantasy e pagano più vicino al ciclo arturiano che a quello ariostesco.

C’era una volta in un regno lontano lontano un Re (Mario Adorf) che aveva tre bellissime figlie: Carolina (Katerina Brazova) e Caterina (Ornella Marcucci) erano due soavi fanciulle che, come ogni principessa che si rispetti, sognavano di sposarsi con un prode guerriero mentre la terza, Fantaghirò (Alessandra Martines), voleva diventare proprio un prode guerriero. La Strega Bianca (Angela Molina), lo spirito protettore della foresta, aiuta Fantaghirò a realizzare il proprio sogno e profetizza al vecchio re che solo la sua progenie vincerà la guerra. Il sovrano fa quindi vestire le proprie figlie da cavalieri ma solo la nostra protagonista riesce a superare tutte le prove e a diventare il campione designato per sfidare il nuovo monarca del regno nemico, il giovane Romualdo (Kim Rossi Stuart).

Da queste premesse comincia dunque la leggenda di uno dei prodotti nostrani più acclamati e originali di tutti i tempi: quel maschiaccio di Fantaghirò col suo imprescindibile taglio a scodella e la calzamaglia alla Peter Pan affronta uno dopo l’altro dei fighissimi cattivoni per salvare il suo regno e l’amato Romualdo.

Sì, perché la nostra protagonista non era solo uno dei tanti strong female character partoriti dai machissimi anni’80, all’occorrenza può anche mostrarsi una fanciulla che si strugge d’amore e fa di tutto per salvare il proprio principe. Il romanticismo delle serie, infatti, è l’ingrediente segreto che ha mandato in visibilio il fandom per anni e anni, a tal proposito gli episodi più amati di tutti sono quelli in cui il mago Tarabas (Nicholas Rogers) cerca di rubare il cuore alla nostra protagonista. Non per niente dopo quasi trent’anni ancora fioccano i meme su “Team Tarabas” e “Team Romualdo; manco gli onnipresenti “Team Edward” e “Team Jacob” di Twilight furono così longevi.

Altro pregio dell’opera è quella di essere stata a tutti gli effetti un dark fantasy ante litteram, decenni prima che questa etichetta andasse di moda. Bava riuscì a rielaborare al meglio la propria gavetta nel cinema horror, donando alla serie un’estetica fatta di luci scure, costumi e trucco paurosamente suggestivi. A ben vedere, tenendo presente a come la serie potrebbe essere recepita nel nuovo millennio, non si può negare che alcune scene o atmosfere non siano esattamente per tutti i palati; forse l’antro della Sacra Bestia e l’orco Senza Nome che si ciba di bambini erano bazzecole per gli allora spettatori che in fascia protetta vedevano anime truculenti o avevano i VHS dei vecchi Classici Disney, ma per quelli che sono cresciuti con Peppa Pig solo la trasformazione di Tarabas in mostro dovrebbe meritarsi un bel content warning. Tuttavia, non si può escludere nemmeno un’altra alternativa, ovvero che per gli adolescenti di oggi, abituati a cruente immagini in 3D, le stesse scenografie horror come l’antro del cattivo illuminato da luci rosse, le sottospecie di minotauri e le sguaiatissime risate dei villain di turno risultino adorabilmente kitsch. D’altro canto, in quest’epoca di celebrato enciclopedismo cinematografico, il passatempo preferito da molti consiste nel gloriarsi di scovare perle nascoste (soprattutto trash) nei vari cataloghi online e Fantaghirò potrebbe addirittura crearsi un fandom tutto nuovo, come è successo per Nel fantastico mondo di Oz, The Dark Crystal, Labyrinth, Legend e tanti altri.

A suo tempo lavorarono alla fiction i migliori artisti in circolazione, basta solo sentire la colonna sonora di Amedeo Minghi, vedere gli stupendi costumi di Marisa D’Andrea, gli effetti speciali pratici del maestro Sergio Stivaletti e le scenografie di Davide Bassan e Franco Fumagalli, anche se il numero di comparse era veramente esiguo. Non mancano poi i soliti luoghi comuni da fiction italiana: recitazione sfiatata o declamata, dialoghi altisonanti, elaborazione delle emozioni istantanea e momenti da drama queen a non finire.

Della tipica fiction italiana abbiamo anche un cast più belloccio che mai, a cominciare dalla leggiadra Alessandra Martines e dal fulgido Kim Rossi Stuart, passando per tutti i personaggi secondari, probabilmente narcotizzati dopo delle sfilate di moda, e giungendo ai tenebrosi Nicholas Rogers e Brigitte Nielsen, che non dovrebbe mai smettere di vantarsi per la sua Strega Nera, cialtrona e sexy.

Come per tutte le opere di valore, la saga di Fantaghirò è quindi un prodotto che, pur con i segni del tempo, non smette di stupire e appassionare, ed è anche la prova di una creatività e di un desiderio di sperimentare che ci sono sempre stati nel cinema italiano.

Dopo l’umile serie animata degli anni duemila, si era parlato anche di un reboot, e con un buon budget e tanta fedeltà, si potrebbe ricavare anche un nuovo capitolo di questa meravigliosa fiaba tutta italiana.

Ilaria Condemi de Felice

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