Finché morte non ci separi 2: Sarah Michelle Gellar e Kathryn Newton raccontano il lato oscuro (e divertente) del sequel
In uscita il 9 aprile distribuito da Searchlight Pictures per The Walt Disney Company, Finché morte non ci separi 2 riporta sul grande schermo l’irriverente mix di horror, azione e dark comedy che aveva reso il primo capitolo un piccolo cult. Alla regia tornano Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, il duo conosciuto come Radio Silence, mentre la protagonista è ancora una volta Samara Weaving; ma in questo sequel, tra le new entry, spiccano due volti noti al pubblico del cinema horror: Kathryn Newton e Sarah Michelle Gellar.
Abbiamo incontrato le due attrici a Roma, dove hanno presentato il film alla stampa nella cornice del Cinema Barberini, per sfilare poi sul tappeto rosso di Casina Valadier, nel cuore di Villa Borghese. Due ospiti entusiaste che hanno offerto molte riflessioni sul genere horror.
“Ho detto sì senza pensarci due volte”
Per Kathryn Newton, il ritorno a lavorare con i registi è stato decisivo:
“Ho detto sì al progetto perché i registi sono dei geni. Avevo già lavorato con loro in Abigail e mi avevano detto che questo ruolo era stato scritto per me. È stato un grandissimo onore.”
Anche Sarah Michelle Gellar, da sempre legata all’immaginario horror, non ha avuto dubbi:
“Ero una grandissima fan dell’originale. Quando mi hanno chiamata per il sequel, ho letto la sceneggiatura e ho colto subito l’occasione.”
Horror e famiglia: il cuore del film
Dietro il tono scanzonato e spettacolare, il film nasconde temi più profondi.
Gellar lo spiega con chiarezza:
“Puoi vederlo come un viaggio divertente, ma l’horror prende problemi reali e li affronta in modo non ovvio. Qui parliamo di potere, di relazioni familiari, di obblighi e di quanto le persone siano disposte a fare per mantenere il controllo. Abbiamo utilizzato sia la commedia che l’horror per fare un film che riguarda il desiderio di potere, dove le persone fanno di tutto non soltanto per ottenerlo ma anche per mantenerlo; ma si tratta anche di un’esplorazione delle dinamiche famigliari nei vari tipi di rapporti all’interno di quella struttura, quando senti di avere un obbligo nei confronti di altre persone che appartengono al tuo stesso clan”.
“Essere cattivi è più divertente”
Nel film, Sarah Michelle Gellar gioca con un ruolo più ambiguo rispetto al passato: è Ursula, erede della famiglia Danforth insieme a suo fratello gemello Titus.
“Essere cattivi è sicuramente più divertente. Ma nessuno è buono o cattivo al cento per cento. È questa duplicità che mi interessa.”
E sulla costruzione dei personaggi aggiunge:
“Non voglio mai interpretare una caricatura. Anche il personaggio più cattivo deve avere una motivazione. Se io non ci credo, non posso chiedere al pubblico di farlo.”
L’eredità di Buffy e il passaggio di testimone
Vista la presenza nel cast di Sarah Michelle Gellar, il confronto con la sua iconica Buffy l’ammazzavampiri è inevitabile, e Newton lo affronta con entusiasmo:
“Quando facevamo la prova costumi e di trucco, ad un certo punto mi hanno fatto una foto e ho detto lo riconosco questo look! Ero uguale a un’immagine di Buffy nell’episodio 1, i capelli, i vestiti, tutto. Ho preso ispirazione da Buffy, anche nei dettagli. Volevo rendere omaggio ai fan.”
Un passaggio simbolico che Gellar accoglie con naturalezza, forte di una carriera che ha attraversato generi e generazioni.
Poi Sarah Michelle Gellar spende un pensiero per il collega Nicholas Brandon, scomparso pochi giorni fa: “È una tragedia. Quando perdi una qualsiasi persona in qualsiasi momento è una tragedia, ed è ancora più grande quando perdi una persona ancora molto giovane. Lui ha portato così tanta gioia a così tante persone in quella serie, tutte cose che continueranno a vivere anche se Nic non c’è più”.
Un set “vero”: stunt, esplosioni e zero CGI
Newton sottolinea uno degli aspetti più fisici del film:
“Mi piace fare gli stunt e questo film mi ha dato l’opportunità di mostrare le mie capacità. È stata una delle cose più divertenti.”
Gellar aggiunge un dettaglio significativo sulla lavorazione:
“È tutto reale: esplosioni vere, niente CGI. Questo cambia completamente l’energia sul set.”
Un approccio sempre più raro, che restituisce al film una dimensione concreta e viscerale.
L’incontro con David Cronenberg
Tra le emozioni sul set, anche la presenza di David Cronenberg, che interpreta il padre di Ursula, patriarca della famiglia Danforth:
“All’inizio eravamo nervosissime” racconta Gellar. “Poi è stato incredibile. Voleva essere trattato come un attore qualsiasi, ma portava con sé un’energia diversa. Poi si fermava con il cast e la troupe a rispondere alle domande sui film che aveva fatto, su quelli che gli piacevano. Gli abbiamo chiesto anche di darci le indicazioni di regia, ma lui ha detto no perché era un attore come tutti noi”.
Perché amiamo ancora l’horror
Nel finale dell’incontro, le due attrici riflettono sul senso del genere oggi.
Newton guarda ai fan:
“Se una persona esce felice dal cinema, abbiamo fatto il nostro lavoro.”
Gellar amplia il discorso:
“Siamo bombardati ogni giorno da notizie terribili. Il cinema è uno spazio dove puoi staccare tutto. Con l’horror ridi, salti, ti diverti insieme agli altri. È questo che rende l’horror un grande genere, spesso trasversale, e l’esperienza in sala così importante.”
Un gioco al massacro che parla anche di noi
Al di là delle trovate spettacolari e dell’ironia tagliente, Finché morte non ci separi 2 conferma quanto l’horror contemporaneo sia capace di reinventarsi senza perdere il contatto con il pubblico. Tra dinamiche familiari distorte, desiderio di potere e identità in crisi, il film utilizza il linguaggio del genere per raccontare tensioni profondamente umane.
E se è vero che si entra in sala per divertirsi, è altrettanto evidente che si esce con qualcosa in più: la sensazione che, dietro il caos e il sangue, ci sia sempre uno specchio – magari deformato, ma sorprendentemente sincero – della realtà che ci circonda.
A cura di Roberto Giacomelli
















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