Fuze – Conto alla rovescia, la recensione

L’heist movie è uno di quei generi che hanno contribuito a definire una parte importante del cinema moderno. Dalle eleganti architetture criminali di Rapina a mano armata e il crescendo empatico di Quel pomeriggio di un giorno da cani alle tensioni urbane di Heat – La sfida, passando per la leggerezza spettacolare di Ocean’s Eleven e le acrobazie narrative di Inside Man, il cinema delle rapine ha sempre trovato nuovi modi per raccontare il crimine e l’ingegno dei suoi protagonisti. Non è un caso che molti autori abbiano provato a lasciare il proprio segno all’interno di questo filone. Tra questi ora c’è anche David Mackenzie, filmmaker capace negli anni di alternare opere molto diverse tra loro ma accomunate da una certa attenzione ai meccanismi del genere, come Hell or High Water, Starred Up – Il ribelle e Relay – Informazioni pericolose. Con Fuze – Conto alla rovescia prova a percorrere una strada originale, fondendo il thriller ad alta tensione con il classico film di rapina.

La premessa è tanto semplice quanto efficace. Nel cuore di Londra viene rinvenuta una bomba inesplosa risalente alla Seconda Guerra Mondiale. L’ordigno, ancora potenzialmente attivo, impone l’immediata evacuazione dell’intera area e l’intervento della squadra artificieri guidata dal Maggiore Tranter. Mentre polizia, esercito e servizi di emergenza sono impegnati a mettere in sicurezza il quartiere, una banda criminale sfrutta il caos per mettere a segno un colpo milionario in una banca situata proprio all’interno della zona isolata. Ben presto emerge come il ritrovamento della bomba non sia soltanto una coincidenza, ma parte di un piano molto più elaborato.

La sceneggiatura di Ben Hopkins, già autore dell’adattamento di Limonov, è probabilmente l’elemento più interessante dell’intera operazione. Il film parte, infatti, come un classico thriller da disinnesco, con il conto alla rovescia che incombe sui protagonisti e il rischio costante di una catastrofe imminente, ma quasi senza che lo spettatore se ne accorga scivola progressivamente verso le dinamiche tipiche dell’heist movie. La transizione è sorprendentemente naturale e permette al racconto di evitare quella sensazione di artificio che spesso accompagna i film costruiti attorno a un high concept.

La cosa più riuscita è che Fuze non si limita a essere un film sulla rapina nascosta dietro un’emergenza pubblica. Quando sembra aver già giocato tutte le sue carte, la storia cambia nuovamente pelle. Più volte, nel corso della seconda metà, Mackenzie e Hopkins spostano il focus della narrazione, introducendo sviluppi e colpi di scena che ampliano il quadro generale e impediscono alla vicenda di esaurirsi prematuramente. Anzi, uno dei maggiori pregi del film è proprio la capacità di rimettersi continuamente in movimento. Ci sono diversi momenti in cui si ha l’impressione di essere arrivati al punto culminante del racconto, salvo scoprire che gli autori hanno ancora qualche sorpresa da giocarsi.

Ne beneficia enormemente il ritmo. Fuze – Conto alla rovescia è un film che raramente si concede pause e che riesce a mantenere viva l’attenzione grazie a una struttura narrativa estremamente dinamica. Certo, qualche svolta appare un po’ troppo funzionale agli sviluppi successivi e non tutte le rivelazioni hanno lo stesso peso, ma nel complesso l’intreccio funziona e riesce a tenere lo spettatore costantemente coinvolto.

Sul fronte del cast troviamo un gruppo di interpreti perfettamente in linea con il tono del film. Aaron Taylor-Johnson porta in scena ancora una volta quella sua caratteristica fisicità asciutta e monolitica che ormai è diventata un marchio di fabbrica. Il ruolo del militare disciplinato e pragmatico gli calza a pennello e gli consente di sfruttare al meglio le proprie caratteristiche.

Chi sorprende maggiormente è però Theo James, probabilmente il vero protagonista di un’opera comunque corale. L’attore sembra recuperare quella combinazione di fascino, ironia e ambiguità che aveva già mostrato nella serie The Gentlemen e costruisce un personaggio estremamente piacevole da seguire. Funziona bene anche Gugu Mbatha-Raw, già apprezzata in produzioni come Loki e Black Mirror, qui impegnata nell’unico personaggio completamente positivo di una vicenda popolata da figure moralmente molto ambigue. Più marginale ma comunque efficace il contributo di Sam Worthington.

Mackenzie dirige con mestiere e senza inutili virtuosismi, lasciando che siano soprattutto scrittura e tensione a sostenere il racconto. Forse manca quella sequenza memorabile capace di imprimersi davvero nella memoria dello spettatore e probabilmente il film non possiede la forza necessaria per diventare un nuovo punto di riferimento del genere. Tuttavia riesce a distinguersi grazie a un’idea di partenza brillante e a una narrazione che non smette mai di reinventarsi.

Molto simpatico anche l’epilogo, che in realtà assume le sembianze di un prologo e aggiunge un ulteriore tassello a una storia che fino all’ultimo continua a giocare con le aspettative del pubblico.

Fuze – Conto alla rovescia arriva nei cinema dal 17 giugno distribuito da Leone Film Group e 01 Distribution. Un thriller solido, intelligente e ben costruito che trova una prospettiva originale all’interno di un genere che sembrava ormai aver detto tutto.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Idea di partenza originale e ben sviluppata.
  • Ritmo elevato e continui cambi di prospettiva.
  • Ottimo cast nel complesso, ma in particolare Theo James.
  • Alcuni colpi di scena risultano un po’ troppo costruiti.
  • Aaron Taylor-Johnson efficace ma poco espressivo come da copione ormai consolidato.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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