Gioia mia: arriva in DVD l’acclamato esordio alla regia di Margherita Spampinato che ha trionfato agli ultimi David di Donatello

Con due David di Donatello portati a casa a fronte di tre candidature, lo scorso 6 maggio si è “concluso” il brillante percorso di Gioia mia di Margherita Spampinato, un’opera dal sapore intimo e nostalgico interamente ambientata in una Sicilia che sembra essersi fermata nel tempo e nello spazio. Presentato in anteprima al Locarno Film Festival – dove al film è stato assegnato il Premio della Giuria CINÉ+ e il premio per la Miglior interpretazione femminile ad Aurora Quattrocchi – il film di Margherita Spampinato ha esordito in sala coraggiosamente l’11 dicembre scorso sotto il marchio Fandango andando a scontrarsi con i temuti colossi natalizi (da Buen Camino ad Avatar: Fuoco e cenere). Il coraggio di questa scelta distributiva è stato indubbiamente premiato perché il film, a fronte di un budget contenutissimo, è riuscito a destreggiarsi molto bene e a sopravvivere nella Top 10 natalizia italiana per svariate settimane. Un dato molto grande per un film così piccolo. Da pochi giorni Gioia mia è disponibile anche sul nostro mercato home video – purtroppo solo in formato DVD – grazie alla stessa Fandango e ai canali distributivi CG Entertainment.

Di cosa parla Gioia mia.

Sopraggiunte le vacanze estive, con lo zaino sulle spalle, il piccolo Nico (Marco Fiore) si prepara a vivere un’estate che non sembra iniziata con il piede giusto. A causa degli impegni di lavoro dei suoi genitori, ma soprattutto dopo essersi sentito abbandonato dalla baby-sitter che ha deciso di sposarsi, Nico è costretto a partire da solo per la Sicilia per passare qualche mese a casa dell’anziana – e mai conosciuta prima d’ora – zia Gela (Aurora Quattrocchi). Arrivato a casa della zia, Nico si trova catapultato in un mondo lontanissimo dal suo: niente di tecnologico, simboli religiosi ovunque, superstizioni per ogni cosa, ritmi sospesi e il riposino dopo pranzo come principale attività pomeridiana. Per Nico sembra impossibile adattarsi a quello stile di vita, ogni cosa appare soffocante, ma quando si vede costretto a fare amicizia con Rosa (Martina Ziami), una sua coetanea che vive nell’appartamento accanto al suo, per il piccolo si palesa l’occasione di vivere un’amicizia sincera come forse non gli è mai accaduto prima. Ma soprattutto capisce che nulla è davvero come sembra, persino sua zia Gela, molto più moderna di quanto vorrebbe far trasparire.

Un giudizio critico.

Ciò che sta accadendo negli ultimi anni al cinema italiano ha dell’incredibile e sarebbe interessante comprendere le ragioni più profonde che spingono certa critica contemporanea ad esaltare alcuni prodotti per poi ignorarne altri. 

Ormai è un dato di fatto che negli ultimi dieci anni il nostro cinema si è parzialmente svegliato grazie all’avvento di una nuova generazione di registi che ha dimostrato interesse verso un cinema talvolta sperimentale, sensibile al genere a ad una tipologia di racconto non del tutto indifferente alle logiche internazionali. Eppure, soprattutto negli ultimissimi anni, ad essere particolarmente applauditi e sostenuti dalla nostra élite cinematografica sono tutti quei prodotti “medi” che sembrano nascere con l’obiettivo primario di non fare troppo rumore. Quasi dei film umili, sicuramente ben fatti, ma comunque poco grintosi (vogliamo dire ambiziosi?) sotto il profilo squisitamente artistico.

Non si parla di qualità, occhio al fraintendimento, ma proprio di vigore artistico che sembra tenuto a bada o messo al servizio di racconti modesti, piccoli, di storie che avanzano in punta di piede come a non voler svegliare nessuno. Ne sono un esempio tutti i film più applauditi degli ultimi anni: da Familia di Francesco Costabile a Vermiglio di Maura Delpero, da il chiacchieratissimo Le città di pianura di Francesco Sossai a Gioia mia di Margherita Spampinato.

Sembra quasi che, se sei un giovane autore alla ricerca di consenso, la regola non scritta è solo una: umiltà, testa bassa e mai anteporre il proprio ego alla storia che si intende raccontare. 

Si può anche essere d’accordo con questa legge scolpita nell’aria, ma ci si dovrebbe interrogare anche su quanto possa essere giusto tarpare le ali e l’estro creativo a queste giovani leve proprio nel momento in cui dovrebbero urlare la propria personalità, il proprio essere, in virtù di un posizionamento sul mercato.

Gioia mia di Margherita Spampinato è un esordio alla regia equilibrato, potremmo definirlo persino educato, un film che sembra pensato ad arte per piacere sommariamente a tutti. Non si eccede nel dramma e nemmeno nella commedia, il coming of age è pudico e a tratti tenero, c’è il racconto di quella Sicilia stereotipata che piace a tutti (anche ai siciliani stessi) e non si va mai davvero a fondo in nessuna delle tematiche che animano il racconto. Un film che non può essere etichettato come superficiale ma che sa stare abilmente in superficie. Un film “medio”, come si diceva all’inizio, di quelli che si lasciano guardare senza alcuna difficoltà, un film che si espone poco per evitare di scontentare qualcuno, ma che alla fine non ha la reale forza di sopravvivere oltre i titoli di coda. 

Due importanti David di Donatello hanno premiato quest’opera prima: Miglior regista esordiente e Miglior attrice protagonista alla bravissima (ma comunque poco sfruttata) Aurora Quattrocchi. 

Queste sono le opere prime che il nostro cinema intende applaudire, questi sono i racconti “giovani” che il cinema italiano vuole vedere, questi sono i registi che dovrebbero – in teoria – rendere verde il cinema italiano di domani. Tutto bello, tutto assolutamente corretto, ma sarebbe opportuno spendere qualche secondo in più a riflettere su questa sorta di addomesticamento dei giovani cineasti da parte di un Sistema che sembra determinato a castrare ogni guizzo artistico, qualsiasi possibile colpo di testa, come a negazione di quel famoso motto che recita: sbagliando si impara. Ma come si può imparare se a nessuno viene più data la possibilità di sbagliare?

L’edizione DVD di Gioia mia.

Nonostante l’ampio apprezzamento di pubblico e critica e malgrado i buoni risultati ottenuti al box office, Gioia mia di Margherita Spampinato approda sul nostro mercato home video senza ottenere la fiducia per l’alta definizione. Fandango e CG Entertainment, dunque, uniscono le forze e decidono di editare il film della Spampinato solamente in edizione standard DVD. Un vero peccato perché pur non essendo un’opera particolarmente ricca sotto il profilo visivo (molti interni e una visione registica comunque intima) avrebbe sicuramente meritato il supporto ad alta definizione, se non altro per valorizzare la bella e calda fotografia firmata da Claudio Cofrancesco. 

Il DVD di Gioia mia, invece, non solo nega sul mercato l’alta definizione ma si traduce anche in un Digital Versatile Disc molto basico che offre poco e niente oltre al film stesso. Tra i contenuti extra, infatti, solamente il trailer del film. Per un’opera prima che comunque ha sollevato un buon chiacchiericcio e che ha saputo tenere testa al box office tanto a Checco Zalone quanto a James Cameron (tutto in termini proporzionali, ovviamente), sarebbe stato giusto dedicargli qualche attenzione in più.

Sul reparto tecnico c’è poco da applaudire o da fischiare: un DVD nella norma, che si esprime attraverso un quadro video dignitosissimo (nei limiti possibili del supporto) ed un ascolto assolutamente appagante con doppia traccia italiana Dolby Digital 5.1 e Dolby Digital 2.0.

Giuliano Giacomelli

GIOIA MIA di Margherita Spampinato

Label: Fandango, CG Entertainment

Formato: DVD

Video: 16/9 – 2.39:1

Audio: Italiano Dolby Digital 5.1 / Italiano Dolby Digital 2.0

Sottotitoli: Italiano per non udenti

Extra: Trailer

Puoi acquistare il DVD di Gioia mia cliccando direttamente su questo link.

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