Good Luck, Have Fun, Don’t Die, la recensione

Ci sono autori che, a un certo punto della carriera, sembrano scomparire dai radar. Non perché abbiano smesso di avere qualcosa da dire, ma perché l’industria decide che non vale più la pena ascoltarli. È difficile pensare a un caso più emblematico di quello di Gore Verbinski. Dopo l’esordio con il brillante Un topolino sotto sfratto, il regista americano ha contribuito a definire l’immaginario cinematografico dei primi anni Duemila grazie a due opere fondamentali come The Ring e Pirati dei Caraibi – La maledizione della prima luna, capaci di lasciare un segno profondo nei rispettivi generi. Poi, nel 2013, arrivò The Lone Ranger: un progetto gigantesco, costosissimo e accolto freddamente dal pubblico, il cui insuccesso finì per compromettere la posizione del regista a Hollywood. Nemmeno il notevole La cura dal benessere, thriller horror visionario e affascinante, riuscì a invertire la rotta. Dopo un altro flop commerciale, Verbinski sparì praticamente dalle scene. Per rivederlo dietro la macchina da presa sono serviti quasi dieci anni. E la buona notizia è che Good Luck, Have Fun, Don’t Die dimostra che il suo talento non si è affatto arrugginito.

Un uomo dall’aspetto trasandato entra in un diner e inizia a urlare contro i presenti. Sostiene di provenire dal futuro e di aver già vissuto quella stessa situazione centinaia di volte. Ogni tentativo è fallito e lo ha costretto a tornare indietro per ricominciare da capo. Come ogni altra volta, vuole mettere insieme una squadra di volontari che lo aiuti a impedire la nascita di un’intelligenza artificiale destinata a provocare la decimazione dell’umanità. Dopo l’iniziale scetticismo, due donne si offrono sorprendentemente di seguirlo, mentre gli altri membri del gruppo vengono scelti direttamente dal misterioso viaggiatore temporale. Quello che sembra il delirio di un folle inizia lentamente ad assumere contorni sempre più credibili, trascinando i protagonisti in una missione assurda, disperata e potenzialmente decisiva per il destino del mondo.

Sulla carta, l’ennesima storia che parla di intelligenze artificiali fuori controllo e futuri apocalittici rischiava di apparire terribilmente derivativa. Negli ultimi anni il cinema di genere ha sfruttato così tanto questo immaginario da renderlo quasi inflazionato. Eppure Verbinski, affidandosi alla sceneggiatura di Matthew Robinson (autore del sottovalutato ma imperdibile Love & Monsters), trova una strada personale e sorprendentemente originale per affrontare l’argomento.

La prima intuizione vincente è il tono. Good Luck, Have Fun, Don’t Die oscilla continuamente tra fantascienza, commedia grottesca e horror, creando un equilibrio instabile ma estremamente affascinante. Il film riesce a essere buffo e inquietante nello stesso momento, sfruttando il disagio e l’assurdità delle situazioni per alimentare una tensione che cresce progressivamente. In questo senso è fondamentale la prova di Sam Rockwell, semplicemente straordinario. Il suo uomo venuto dal futuro è uno di quei personaggi che rimangono impressi: apparentemente sopra le righe, quasi caricaturale, ma capace di rivelare poco alla volta una fragilità e una tragedia personale che finiscono per ridefinire completamente la percezione che abbiamo di lui.

Anche la struttura narrativa è particolarmente efficace. Verbinski interrompe costantemente il racconto principale attraverso flashback dedicati ai membri della squadra. Scopriamo così che ciascuno di loro ha avuto un contatto diretto o indiretto con gli orrori che il futuro porterà con sé. Sono frammenti che ricordano molto da vicino le suggestioni di Black Mirror, soprattutto nella maniera in cui riflettono sulle conseguenze emotive e sociali della tecnologia. Tra tutti spicca la vicenda del personaggio interpretato da Juno Temple, probabilmente la più intensa e dolorosa dell’intero gruppo.

Molto riuscita anche Haley Lu Richardson nei panni di Ingrid, una ragazza vestita come una principessa delle fiabe che presenta una curiosa allergia alla tecnologia: la sola vicinanza di uno smartphone è sufficiente a provocarle sanguinamenti dal naso. Un dettaglio apparentemente assurdo che, come molte altre idee del film, acquista progressivamente un significato più profondo.

La grande abilità di Verbinski è quella di costruire la propria distopia per accumulo. Il film non mostra immediatamente il quadro generale, ma lascia che l’incubo emerga poco alla volta. Ogni tassello aggiunge un nuovo livello di inquietudine, fino a delineare qualcosa che ricorda una sorta di nascita di Skynet di cameroniana memoria, raccontata però attraverso il linguaggio dell’horror psicologico. È un procedimento che richiama da vicino quello adottato proprio ne La cura dal benessere, dove il vero volto della storia si rivelava gradualmente, trasformando costantemente la percezione dello spettatore.

Nonostante una durata importante di 135 minuti, il film riesce quasi sempre a mantenere alta l’attenzione grazie a un ritmo sostenuto e a una continua capacità di reinventarsi. Ogni volta che sembra aver esaurito le proprie carte, cambia direzione e apre nuove possibilità narrative. Certo, qualche passaggio appare più dispersivo del necessario e alcune idee avrebbero meritato un ulteriore approfondimento, ma il bilancio rimane decisamente molto positivo.

Probabilmente Good Luck, Have Fun, Don’t Die non sarà un grande successo commerciale. È troppo strano per il pubblico generalista, troppo eccentrico per chi cerca una fantascienza tradizionale e troppo intelligente per ridursi a semplice blockbuster catastrofico. Ma proprio per questo rappresenta una delle sorprese più interessanti della stagione. E soprattutto segna il ritorno di un autore che il cinema aveva frettolosamente accantonato.

Good Luck, Have Fun, Don’t Die arriva nei cinema dal 25 giugno distribuito da Vertice 360.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Sam Rockwell straordinario e memorabile.
  • Fantascienza originale che mescola commedia, horror e distopia.
  • Tante idee intriganti e una costruzione narrativa imprevedibile.
  • Alcune sottotrame risultano più dispersive del necessario.
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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Good Luck, Have Fun, Don't Die, la recensione, 7.5 out of 10 based on 2 ratings

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