Good Omens: (non tanto) buona Apocalisse a tutti!

Good Omens, serie prodotta da Prime Video, nasce nel 2019 come adattamento del romanzo Buona Apocalisse a tutti!, scritto a quattro mani da Neil Gaiman e Terry Pratchett nel 1990. La trama del romanzo viene trasposta nella prima delle tre stagioni della serie, laddove le successive risultano essere una continuazione ideata dal solo Gaiman.

Il fulcro della prima stagione risiede nell’alleanza tra l’angelo Aziraphale (Michael Sheen) e il demone Crowley (David Tennant) per impedire la fine del mondo. Tale evento dovrebbe avvenire ad opera dell’Anticristo, portato sulla Terra 11 anni prima dalle forze dell’Inferno sotto forma di neonato. Non è la prima volta che Aziraphale e Crowley si trovano a collaborare: nei secoli, la loro improbabile amicizia si è consolidata, in nome del condiviso amore per i piaceri della vita terrena.

Sin dall’inizio, l’elemento di maggior pregio e ciò che ha determinato il successo della serie è stata la chimica tra i suoi protagonisti. Sheen e Tennant sono magnetici. Si completano alla perfezione, non lasciando dubbi allo spettatore sul fatto che i loro personaggi si conoscano da secoli. Aziraphale è l’angelo bonario, dall’aspetto ingenuo e impacciato, che si muove trotterellando per la Terra senza mai perdere il buonumore o la fiducia nell’umanità (nemmeno con un’Apocalisse imminente); vive sotto copertura come A. Z. Fell, proprietario di una libreria a Londra. Crowley è il demone cinico e disilluso, che urla a squarciagola quanto poco gli interessi di tutti gli altri, proprio mentre è intento a salvarli; vive in quasi completa solitudine, con la sola eccezione delle sue piante e della sua Bentley (vere e proprie compagne di vita). L’angelo e il demone si sono conosciuti all’inizio dei tempi e da allora hanno attraversato insieme le epoche della storia umana, continuando ad incontrarsi e ad aiutarsi. Ogni volta che sono insieme, i due danno vita alla classica dinamica da “coppia sposata”, tanto da essersi guadagnati il soprannome di Ineffable Husbands da parte di una schiera di fan fedelissimi.

La prima stagione è la più solida dal punto di vista della scrittura. Oltre a seguire i protagonisti mentre, tra un battibecco e l’altro, cercano di sbrogliare l’apocalittica matassa, ci viene mostrato il nostro mondo attraverso la lente fantasy ideata da Gaiman e Pratchett: gerarchie celesti, scagnozzi infernali, antiche profezie e discendenze di streghe, il tutto condito da un incalzante humor inglese. Per quanto il tono sia scanzonato, il disegno narrativo è elaborato e delinea un conflitto molto più grande dei personaggi.

La seconda stagione è uscita nel 2023 e sembra un po’ cambiare identità. Tanto per cominciare, tutti i personaggi umani incontrati nella stagione precedente non compaiono più. Non sappiamo che fine abbiano fatto dopo gli eventi della prima stagione, come se la mancata Apocalisse fosse stata un’avventura come un’altra per Aziraphale e Crowley. Solo le entità soprannaturali ritornano, come gli arcangeli, uno su tutto l’arcangelo Gabriele (Jon Hamm) e i demoni dell’Inferno, guidati da Belzebù (che però cambia interprete, da Anna Maxwell Martin a Shelley Conn).

Inoltre, i due protagonisti non sono più alle prese con una grande e imminente minaccia, bensì con un più modesto mistero da risolvere. Nello specifico, Gabriele si ritrova sulla Terra dopo aver perso la memoria, ignaro persino di chi sia, e i nostri Husbands dovranno scoprire il perché. Il mondo di Aziraphale e Crowley si restringe, riducendosi al loro quartiere, con tutte le pittoresche figure che lo abitano. Vi è un focus più marcato sulle relazioni umane (e non), ciascuna delle quali funge da specchio del rapporto platonico tra i due protagonisti, in un costante “Will they, won’t they” in cui tutti, personaggi e spettatori, sembrano aver capito prima dei protagonisti cosa c’è veramente tra loro. Tuttavia, tutto questo non segna un calo nella qualità del prodotto, anzi. Se è pur vero che la scrittura della prima stagione era più sagace, la seconda stagione ha però il pregio di essere molto meno distaccata e di creare un maggiore coinvolgimento emotivo. L’atmosfera diventa più familiare, con dinamiche quasi da sitcom, in cui la principale preoccupazione dei protagonisti è organizzare una festa o costringere due nuove amiche nella stessa stanza affinché tra loro sbocci un sentimento.

La seconda stagione si chiude con un cliffhanger che ha lasciato per anni i fan in trepidante attesa. Sulla scia del successo ottenuto, Amazon aveva inizialmente confermato una terza e ultima stagione, per la quale le aspettative erano molto alte. Tuttavia, nel 2024 Neil Gaiman è stato accusato di molestie e violenze sessuali, ragion per cui la piattaforma ha voluto prendere le distanze dall’autore. La terza stagione non è stata definitivamente cancellata per motivazioni etiche, di rispetto verso il lavoro di Pratchett e verso i fan, ma soprattutto economiche, dal momento che gli interpreti principali erano ancora sotto contratto. Si è quindi deciso di ridimensionare la serie, trasformandola in un film che non ha visto la partecipazione di Gaiman (sebbene avesse già in parte provveduto alla stesura della sceneggiatura).

Good Omens 3 è uscito il 13 maggio 2026. L’incipit della vicenda prevede che i nostri protagonisti siano separati, dopo che Metatron (braccio destro di Dio, interpretato da Derek Jacob) ha proposto ad Aziraphale di diventare Arcangelo Supremo al posto di Gabriele, per guidare il Paradiso in una nuova era, attraverso una Seconda Venuta di Gesù. Tuttavia, quando Gesù scompare, l’angelo ha bisogno del suo vecchio alleato per ritrovarlo.

Il film dura 90 minuti e, purtroppo, risulta banale oltre che frettoloso. I conflitti sono inesistenti, perché non c’è il tempo di sviscerarli. Alcuni espedienti narrativi sono insensati, persino nel contesto di un universo fantasy. C’è poi tutta quella porzione di narrazione dedicata alla figura di Gesù (Bilal Hasna) che, arrivati alla fine del film, risulta nient’altro che una divagazione, in quanto non assume alcun ruolo nella risoluzione finale.

Per non parlare del destino dei nostri ineffabili eroi. Dopo l’audace culmine raggiunto nel finale della stagione precedente, questo film riporta tutto su un piano più superficiale, fatto di allusioni e sottintesi, anziché di matura evoluzione psicologica. Un dietrofront tutt’altro che rispettoso del pubblico, che si conclude con ciò che si può solo definire come un contentino.

In conclusione, Good Omens è un prodotto che, nonostante un finale sbrigativo e per nulla all’altezza delle aspettative, rimarrà nella memoria dei suoi fan, soprattutto grazie a due interpreti eccellenti, che sono stati in grado di creare personaggi iconici. Forse nel fare il rewatch sarete tentati di fermarvi alla seconda stagione e di riempire i buchi con la vostra immaginazione… ma non è la fine del mondo.

Francesca Ranaldo

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