Hellboy – L’uomo deforme, la recensione

Nel mondo dei fumetti, pochi personaggi sono affascinanti e iconici quanto Hellboy: nato dalla fantasia di Mike Mignola nel 1993 per la Dark Horse, il Demone Rosso dal braccio destro indistruttibile è diventato un punto di riferimento per tutti gli appassionati di comics e del genere horror/fantastico. In Hellboy c’è tutto: mostri, mitologia, folklore, violenza, profezie e battaglie spettacolari.

Quello di Mignola è un universo in continua espansione, che avrebbe tutte le carte in regola per avere vita florida anche sul grande (o piccolo) schermo. Eppure, la fortuna cinematografica di questo personaggio vive di alti e bassi.

Ovviamente, quando si pensa all’Hellboy filmico, il cuore degli appassionati non può che battere per l’adattamento con Ron Perlman ad opera del re dei mostri in persona, quel Guillermo Del Toro oggi ampiamente riconosciuto ma che all’epoca cercava ancora di imporre la sua poetica e di farsi strada nel cinema fantastico.

I due film firmati da “Guillermone” sono eccezionali (soprattutto The Golden Army, tra i capolavori del regista messicano). Ma nonostante il consenso di critica e del pubblico affezionato e il finale aperto, i risultati non soddisfacenti al botteghino spinsero la produzione a mettere in pausa indefinita il terzo capitolo, con frustrazione non solo dei fan, ma anche dello stesso regista e di Ron Perlman che, per anni, hanno provato con le unghie e con i denti a terminare la loro trilogia.

A distanza di oltre dieci anni, nel 2019 Hellboy torna sul grande schermo con un vero e proprio reboot, accolto da tanto scetticismo e dall’amarezza per il mancato terzo capitolo di Del Toro. Su carta, il progetto prometteva bene: alla regia avremmo trovato Neil Marshall, autore di film come Dog Soldiers e del cult The Descent, considerato uno dei migliori horror degli anni 2000. L’intenzione era quella di creare un film più fedele ai fumetti di Mignola, con un tono più horror e vietato ai minori, e a interpretare Red avremmo trovato David Harbour, all’epoca sulla cresta dell’onda per il ruolo di Jim Hopper in Stranger Things. Cosa poteva andare storto?

Purtroppo, quasi tutto. La produzione del film è stata molto travagliata, tanto da spingere Marshall a rinnegare il risultato finale, frutto di tagli e ingerenze produttive molto pesanti. Nonostante sia un film divertente, fumettoso, molto splatter e che abbraccia senza troppa vergogna la sua natura di grosso B-movie, non ha trovato il consenso di critica e pubblico, finendo per congelare nuovamente il personaggio di Hellboy a livello cinematografico.

Arriviamo al 2025 e qualcuno decide di riprovarci. Stavolta il budget è contenuto, le ambizioni sono più piccole e l’intenzione è quella di adattare una delle storie più celebri dell’universo fumettistico di Hellboy, The Crooked Man, scritta da Mike Mignola e disegnata da Richard Corben.

Ecco quindi arrivare Hellboy: L’Uomo Deforme, pellicola che rilancia il personaggio del demone rosso con una storia in scala più piccola e una produzione praticamente indipendente alle spalle.

Il film è diretto da Brian Taylor, co-regista dei due Crank con Jason Statham, di Gamer, di Ghost Rider: Spirito di Vendetta e regista in solitaria di Mom and Dad, nonché creatore della bellissima serie Happy!

Un regista dal curriculum più action che horror, quindi la scelta è piuttosto curiosa. La sceneggiatura è firmata dallo stesso Taylor ma anche da Mike Mignola e Christopher Golden.

Siamo sui Monti Appalachi, nel 1959. Hellboy e Bobbie Joe, due agenti del B.P.R.D. (Bureau for Paranormal Research and Defense), stanno trasportando su un treno una cassa contenente una creatura soprannaturale simile a un enorme ragno. Durante il viaggio, l’aracnide cresce improvvisamente, provocando un violento incidente che fa deragliare il vagone.

Bloccati in una regione isolata e ostile, i due si imbattono in una comunità segnata da superstizioni e dalla presenza di un essere malvagio e antico. Scopriranno che gli abitanti vivono sotto l’influenza dell’Uomo Deforme, un demone legato a patti oscuri e ad antiche pratiche di magia nera, capace di manipolare le persone facendo leva su colpa, avidità e fede distorta. Con l’aiuto di Tom Ferrell, un uomo del posto tormentato dal proprio passato, e del Reverendo cieco Watts, Hellboy dovrà affrontare streghe e segreti sepolti, cercando di spezzare la maledizione che tiene sotto scacco l’intero villaggio.

Passato purtroppo in sordina (sarebbe dovuto uscire al cinema ma poi Eagle Pictures ha puntato sullo streaming), Hellboy: L’Uomo Deforme è un’operazione che, soprattutto per gli appassionati del fumetto originale, può dirsi riuscita. Imperfetto, con delle limitazioni causate dal budget, ma comunque fedele nel cuore e nello spirito alla storia da cui attinge.

Taylor, intelligentemente, abbandona qualsiasi tipo di velleità spettacolare e segue quasi pedissequamente la storia di Mignola. Il risultato è un vero e proprio folk horror che racconta una piccola avventura oscura, con pochi personaggi e un Hellboy “detective” che si ritrova invischiato in un caso di stregoneria.

L’atmosfera funziona benissimo e ricrea molto fedelmente quella delle pagine cartacee. La fotografia cupa, l’ambientazione boschiva, il senso di isolamento e le musiche, è tutto molto curato e coerente con il mondo creato da Mignola. Con le dovute proporzioni, come impostazione stilistica Taylor sembra aver attinto al The Witch di Robert Eggers e ad altre produzioni similari.

Sorprende tantissimo Jack Kesy nei panni di Hellboy; il make-up è ottimo e la sua personalità è perfettamente calzante con quella del personaggio che conosciamo tutti: spaccone, cinicamente sarcastico ma anche leale e tormentato. Kesy ha lo sguardo e la fisicità perfetta, e il passato di Red viene esplorato anche in questo film, in maniera diversa rispetto alle pellicole precedenti, con una sequenza visivamente molto suggestiva.

Funzionano anche gli altri membri del cast, in particolare Adeline Rudolph nei panni di Bobbie Jo Song (personaggio creato ad hoc e non presente nel fumetto originale), Jefferson White in quelli del veterano Tom Ferrell e Joseph Marcell come Reverendo Watts. Molto inquietante Martin Bassindale nei panni dell’Uomo Deforme, perfettamente portato in vita dal fumetto tramite l’efficacissimo trucco e la sua caratterizzazione enigmatica e inquietante.

Il film omaggia non solo l’universo cartaceo di Hellboy (con riferimenti diretti alla mitologia lovecraftiana, di cui il fumetto è stracolmo), ma anche diversi titoli cinematografici: il già citato The Witch, La Casa, La Notte Dei Morti Viventi e addirittura Opera di Dario Argento, in una sequenza molto bella che coinvolge dei corvi.

La narrazione risulta un po’ troppo frammentata (il film è diviso in capitoli) e a volte il ritmo ne risente. Inoltre, ci sono momenti in cui la CGI è abbastanza dozzinale, ma Taylor fa il possibile per nasconderne le imperfezioni; il film è comunque molto artigianale e ricorre il più possibile ad effetti pratici.

Chi è abituato all’anima da blockbuster delle precedenti incarnazioni e si aspetta qualcosa di simile da L’Uomo Deforme, rimarrà deluso. Ma per i fan dell’Hellboy fumettistico, il film di Taylor è un esperimento interessante, imperfetto ma realizzato con cura e rispetto nei confronti del materiale originale.

Poteva essere un buon trampolino per rilanciare Hellboy con film più indipendenti e a budget più contenuto. Purtroppo, anche stavolta, l’accoglienza non è stata delle migliori ed è difficile che rivedremo il Red di Jack Kesy in futuri capitoli. Ma sappiamo che il nostro “Anung Un Rama” e il suo pugno indistruttibile sono duri a morire. Sarà per la prossima?

Riccardo Farina

PRO CONTRO
  • La storia e l’atmosfera fedelissime a quelle del fumetto.
  • Jack Kesy funziona benissimo come Hellboy.
  • Riferimenti cinematografici ben contestualizzati.
  • Effetti artigianali di buon livello…
  • …ma non si può dire lo stesso di quelli in CGI.
  • Narrazione un po’ troppo frammentata.
  • È un film praticamente indipendente. Chi si aspetta un blockbuster, rimarrà deluso.
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