Holy Night – I Cacciatori di Demoni, la recensione

Se c’è una cosa che il cinema dell’Estremo Oriente ha dimostrato di saper fare particolarmente bene è mescolare l’orrore con le arti marziali. Alla base di questa tradizione c’è anche il folklore dei jiangshi, i celebri cadaveri ambulanti della cultura cinese, diventati protagonisti di un intero filone del cinema di Hong Kong a partire da Mr. Vampire (1985) di Ricky Lau. In quei film sacerdoti taoisti, talismani, rituali, creature soprannaturali e combattimenti acrobatici convivevano naturalmente, trasformando l’esorcista in una figura a metà tra il religioso e il guerriero. Una formula che sarebbe stata ripresa e reinterpretata anche in opere più cupe e autoriali come Rigor Mortis (2013) di Juno Mak.

Il cinema sudcoreano contemporaneo ha invece sviluppato una strada diversa, contaminando l’horror soprannaturale con l’action e, in tempi più recenti, con l’immaginario supereroistico. Un esempio particolarmente calzante è The Divine Fury (2019) di Kim Joo-hwan, nel quale un campione di MMA scopre di possedere poteri legati alle stigmate e finisce per collaborare con un sacerdote esorcista.

È dunque su un terreno apparentemente fertilissimo che si muove Holy Night – Cacciatori di demoni, action-horror sudcoreano diretto da Lim Dae-hee e costruito attorno alla figura di Ma Dong-seok, star assoluta del cinema action coreano. Il film, prodotto da Big Punch Pictures e Nova Film, è stato girato addirittura nell’estate del 2021 ma è arrivato nelle sale sudcoreane soltanto il 30 aprile 2025, dopo una lunga gestazione. La sua accoglienza commerciale non è stata particolarmente fortunata: ha raccolto circa 777mila spettatori e poco più di 5,2 milioni di dollari, piazzandosi al sedicesimo posto tra i film sudcoreani del 2025.

La storia immagina una Seoul sconvolta da una serie di fenomeni paranormali e da una misteriosa organizzazione che venera i demoni. Quando la polizia si trova incapace di affrontare una situazione che sfugge completamente alla logica razionale, entra in scena Holy Night, una squadra specializzata nella caccia alle entità soprannaturali. A guidarla è Ba Woo, un uomo dalla forza sovrumana interpretato naturalmente da Ma Dong-seok; al suo fianco ci sono Sharon, capace di individuare e scacciare i demoni, e il giovane Kim-kun, una sorta di supporto tecnico e investigativo del gruppo, nonché factotum. Il loro intervento diventa indispensabile quando Eun-seo, una ragazza apparentemente affetta da un disturbo psichiatrico, mostra inequivocabili segni di possessione.

Ed è proprio qui che Holy Night mostra le sue intenzioni più evidenti. Se in The Divine Fury il protagonista diventava progressivamente una sorta di supereroe attraverso la scoperta dei propri poteri, Ba Woo è già un “supereroe” quando il film comincia. Non c’è nessun percorso di formazione: Ma Dong-seok entra in scena già perfettamente consapevole delle proprie capacità e soprattutto già perfettamente consapevole di ciò che il pubblico vuole vedere da lui. E infatti il film lo sfrutta fino in fondo, trasformando la sua proverbiale fisicità in un vero e proprio superpotere.

La cosa è particolarmente evidente perché Ba Woo è costruito praticamente sul corpo e sull’immagine dell’attore. Non è soltanto un personaggio interpretato da Ma Dong-seok: è una figura che sembra esistere proprio perché esiste Ma Dong-seok, con la sua stazza, il suo modo di muoversi, la sua faccia apparentemente imperturbabile e quella capacità ormai riconoscibile di risolvere qualsiasi situazione con un pugno ben assestato. Non sorprende quindi che l’attore sia coinvolto nel progetto anche sul piano produttivo e creativo: figura tra gli executive producer e risulta accreditato alla sceneggiatura insieme a Lim Dae-hee.

Sulla carta, dunque, gli ingredienti per una bella “cafonata” action-horror c’erano tutti. Un esorcista che mena i demoni, una squadra di cacciatori del soprannaturale, possessioni, cultisti, poteri paranormali e soprattutto Ma Dong-seok che prende a pugni le forze dell’Inferno. Il problema è che Holy Night sembra avere paura di spingersi fino in fondo.

Il film parte da basi molto promettenti per chi ama questo tipo di contaminazioni, ma finisce per risultare sorprendentemente sottotono. La principale responsabilità è forse proprio il suo desiderio di guardare troppo al cinema occidentale. Se i vecchi film sui jiangshi avevano una personalità fortissima perché attingevano direttamente al folklore e all’immaginario asiatico, Holy Night preferisce costruire una storia di possessioni e sette sataniche che sembra uscita da un immaginario horror internazionale già ampiamente metabolizzato. L’esotismo della contaminazione tra magia e arti marziali viene così quasi completamente annacquato.

E il problema è che il film non riesce nemmeno a compensare questa perdita di identità con una vera cattiveria horror. Holy Night è un film molto light, quasi più vicino al fantasy soprannaturale che all’horror vero e proprio. Non è particolarmente inquietante, non è estremo, non è splatter e raramente cerca di spaventare. Perfino quando Ba Woo affronta i demoni a mani nude, compreso il gigantesco diavolone infuocato che compare nel climax, tutto rimane sorprendentemente morigerato.

Le scene d’azione, va detto, sono realizzate con una certa professionalità e Ma Dong-seok rimane sempre un piacere da vedere quando entra in modalità picchiatore professionista. Ma proprio qui emerge un’altra occasione mancata: perché non esagerare? Perché non trasformare davvero Holy Night in quel film esagerato e sfrontato che prometteva di essere? Invece di spingere sull’acceleratore, Lim Dae-hee tiene costantemente il piede sul freno. E così anche gli scontri che sulla carta dovrebbero essere il punto di forza finiscono per risultare abbastanza convenzionali e davvero troppo brevi.

La confezione è dignitosa, il cast fa il proprio lavoro e Seohyun offre una presenza interessante nei panni di Sharon, ma l’impressione generale è quella di un progetto che avrebbe potuto essere molto più divertente di quanto non sia. Perfino la durata contenuta, appena 91 minuti, non riesce a evitare una certa sensazione di stanchezza.

Il risultato è quindi un film che sembra avere paura della propria stessa natura. Holy Night vorrebbe essere un horror, un action, un fantasy soprannaturale e magari anche l’episodio pilota di un nuovo franchise, ma non osa mai diventare davvero nessuna di queste cose. E soprattutto rinuncia proprio a quella combinazione di folklore, bizzarria e arti marziali che avrebbe potuto conferirgli una personalità tutta sua.

Alla fine resta Ma Dong-seok, che continua a essere il principale motivo d’interesse del film e che, coerentemente con la sua immagine, risolve il problema dell’esorcismo a modo suo: prendendo a pugni i demoni. Peccato che Holy Night sembri accontentarsi di questo minimo sindacale quando avrebbe potuto trasformarlo in una festa per gli appassionati di action-horror.

Un’occasione sprecata, insomma, che oggi arriva in home video grazie a Blue Swan Entertainment. Per gli irriducibili di Don Lee e per chi non resiste alla tentazione di vedere un uomo prendere a cazzotti le creature dell’Inferno, può valere una visione. Gli altri possono tranquillamente rivolgersi ai vecchi jiangshi.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Ma Dong-seok perfettamente calato nel suo ruolo di super-picchiatore.
  • Alcune scene action sono ben coreografate e spettacolari.
  • L’idea di fondere esorcismo e arti marziali rimane potenzialmente molto divertente.
  • Troppo derivativo rispetto all’horror esorcistico occidentale.
  • Poco horror: niente vera tensione, paura o splatter.
  • Spreca un’idea che avrebbe potuto essere molto più folle e personale.
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