Humane, la recensione del thriller di Caitlin Cronenberg

Il cinema di fantascienza distopica, quando sceglie di osservare le degenerazioni sociali con lente cinica e sguardo chirurgico, trova spesso la sua linfa vitale nella satira. La serie Black Mirror ce l’ha ribadito più e più volte negli ultimi quindici anni, ed è il caso anche di Humane, esordio alla regia per il grande schermo di Caitlin Cronenberg, figlia del celebre David, che sceglie di confrontarsi con un tema caldo quanto inquietante: l’insostenibilità del nostro modello di vita e la necessità – imposta dall’alto – di ridurre la popolazione mondiale. Un film cupo, tagliente, a tratti grottesco, che si muove tra denuncia e thriller, con un piglio che richiama la black comedy sociale alla Yorgos Lanthimos, ma con un’identità ben definita.

La trama prende il via in un futuro prossimo (o un presente alternativo) in cui l’emergenza climatica ha raggiunto un punto di non ritorno. I governi mondiali, incapaci di gestire la crisi ambientale e demografica, hanno adottato misure drastiche: un programma volontario di eutanasia per ridurre il numero degli esseri umani. In questo scenario, una famiglia dell’alta borghesia canadese si riunisce per una cena, apparentemente per motivi conviviali, ma in realtà per assistere all’annuncio del patriarca, un ex giornalista televisivo ormai decaduto, deciso ad aderire al programma. La situazione, tuttavia, precipita rapidamente, rivelando tensioni sopite, rancori, ipocrisie e legami famigliari marci fino al midollo.

Humane è un film a fuoco, compatto e tagliente, che in poco più di 90 minuti riesce a toccare molti nervi scoperti della contemporaneità: l’ipocrisia delle élite, la spregiudicatezza del potere, la retorica pseudo-morale dietro le scelte politiche e, soprattutto, l’atomizzazione della famiglia, presentata qui come un microcosmo di egoismo, competizione e disprezzo reciproco. Cronenberg costruisce un ambiente asfissiante, quasi teatrale, in cui l’inquadratura si stringe su volti e dettagli, amplificando l’inquietudine e il senso di prigionia emotiva. L’inizio è quasi una commedia nera, poi il racconto scivola nel thriller paranoico e infine sfocia in un’angosciosa spirale di violenza e vendetta.

L’aspetto satirico è fortemente presente, ma non esplicito. Non ci sono grandi proclami o slogan: il giudizio morale emerge nei gesti, nei silenzi e nelle scelte meschine dei personaggi. Tutto è filtrato attraverso un cinismo di fondo che rifiuta consolazioni, e che trasforma ogni personaggio in una pedina tragica e grottesca, complice del disastro. L’ambientazione claustrofobica – gran parte del film si svolge nella sontuosa villa della famiglia – diventa così il palcoscenico ideale per rappresentare la decadenza morale di una classe sociale apparentemente intoccabile, ma che implode su sé stessa non appena l’ordine si rompe.

Tra i temi che emergono con forza, oltre alla crisi ambientale e alla distopia governativa, c’è la lotta di classe interna al nucleo famigliare stesso: chi ha potere, chi ha soldi, chi ha fallito e chi cerca di prendere il controllo. È un film sulla disgregazione, sull’eredità (non solo materiale) e sull’incapacità di costruire relazioni autentiche in un mondo che premia la competizione e punisce l’empatia.

Dal punto di vista stilistico, Humane sorprende per maturità e rigore. Caitlin Cronenberg non si rifugia nello stile provocatorio e viscerale del padre David, né nell’estetica cruda e glaciale del fratello Brandon. Il suo approccio è più sobrio, ma altrettanto efficace: un uso controllato della macchina da presa, un montaggio preciso che sa rallentare nei momenti giusti e accelerare quando la tensione cresce, e una cura nella direzione degli attori che denota una notevole consapevolezza. Non mancano sequenze disturbanti, certo, ma mai gratuite: ogni gesto di violenza è conseguenza logica del disfacimento emotivo che precede.

Il cast si muove bene in questa trappola narrativa. Non ci sono star hollywoodiane a distrarre lo spettatore, se non il riconoscibile Jay Baruchel (Lei è troppo per me, Facciamola finita, L’apprendista stregone), e tutti i volti scelti hanno la giusta credibilità e misura. L’assenza di facili compiacimenti e l’uso misurato della colonna sonora aiutano a mantenere alta la tensione, anche quando la sceneggiatura (firmata da Michael Sparaga) a tratti rischia di diventare un po’ troppo schematicamente “a tesi”.

Humane è quindi un esordio convincente, che riesce a coniugare il sottotesto politico e sociale con un’ottima gestione del ritmo e una scrittura aspra. Non è un film che cerca di piacere, né uno di quelli che lasciano lo spettatore con risposte facili: al contrario, è una riflessione cinica, lucida e senza sconti sulla nostra incapacità di affrontare il cambiamento con reale empatia. E, in un’epoca di catastrofi annunciate e soluzioni fasulle, il cinema – anche quello di genere – ha ancora il potere di dire qualcosa di scomodo.

In Italia, Humane è arrivato direttamente in streaming su Sky e Now.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Satira sociale tagliente e ben integrata.
  • Regia matura e personale di Caitlin Cronenberg.
  • Atmosfera claustrofobica e cast credibile.
  • Prima parte un po’ verbosa.
  • Struttura narrativa prevedibile.
  • Messaggi a tesi talvolta troppo espliciti.
VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: -1 (da 1 voto)
Humane, la recensione del thriller di Caitlin Cronenberg, 7.5 out of 10 based on 2 ratings

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.