I dodici Frankenstein più bizzarri del cinema: folli mostri (ri)cuciti sul grande schermo
Il Frankenstein di Guillermo del Toro, appena approdato su Netflix, ha conquistato pubblico e critica per la sua fedeltà all’opera di Mary Shelley e per la sensibilità gotica e malinconica del regista messicano (qui la nostra recensione). Ma non tutti i Frankenstein della storia del cinema hanno seguito la via del rigore e della poesia: anzi, molti si sono persi tra parodie, deliri pop, mutazioni fantascientifiche e follie di celluloide.
Per rendere omaggio a questa genealogia di mostri deviati, ecco una classifica dei dodici Frankenstein più bizzarri, quelli che hanno osato tutto, a volte con risultati davvero incredibili e irresistibili, riscrivendo il mito con un colpo di bisturi, una risata e molta follia.
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Frankenstein (2015)
Titolo originale: Frankenstein
Regia: Bernard Rose – Paese: USA – Cast: Xavier Samuel, Carrie-Anne Moss, Danny Huston
Un Frankenstein contemporaneo e disperato, girato come un horror urbano tra Los Angeles e la mente del protagonista. Bernard Rose, autore dell’indimenticabile Candyman, aggiorna Shelley con droni, smartphone e body horror: il mostro nasce in laboratorio grazie a stampanti 3D e telecamere mediche. Un film scomodo e malinconico, a metà tra Cronenberg e tragedia shakespeariana.
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La maledizione di Frankenstein (1967)
Titolo originale: Frankenstein Created Woman!
Regia: Terence Fisher – Paese: UK – Cast: Peter Cushing, Susan Denberg, Thorley Walters
La Hammer porta Frankenstein nel territorio del gender-bending ante litteram. Il Barone riesce a intrappolare l’anima di un giovane uomo nel corpo della donna amata: un film che parla di identità, desiderio e vendetta con toni gotici e melodrammatici. Peter Cushing è sublime, e il risultato conserva un romanticismo inquieto che lo rende unico.
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Mr. Stitch – Pensieri residuali (1995)
Titolo originale: Mr. Stitch
Regia: Roger Avary – Paese: USA – Cast: Wil Wheaton, Rutger Hauer, Nia Peeples
Nel film dello sceneggiatore di Pulp Fiction, un essere composto da pezzi di centinaia di cadaveri viene rianimato e sviluppa una coscienza tormentata. Mr. Stitch è un Frankenstein cyber-esistenzialista, che riflette sul concetto di identità e anima con un’estetica da film di fantascienza televisiva anni ’90. Imperfetto ma sorprendentemente profondo.
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Frankenstein oltre i confini del tempo (1990)
Titolo originale: Frankenstein Unbound
Regia: Roger Corman – Paese: USA/UK – Cast: John Hurt, Bridget Fonda, Raúl Juliá
Corman torna alla regia con un pastiche meta-fantascientifico in cui uno scienziato del futuro finisce catapultato nel 1816 e incontra Mary Shelley e la sua creatura. Fantascienza, romanticismo e postmodernismo si mescolano in un film folle e ambizioso. Geniale e disastroso allo stesso tempo.
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Blackenstein (1973)
Regia: William A. Levey – Paese: USA – Cast: John Hart, Ivory Stone, Joe De Sue
Uscito nel pieno della blaxploitation, Blackenstein tenta di replicare il successo di Blacula. Il risultato è un Frankenstein afroamericano costruito dalle membra di un reduce del Vietnam mutilato. Effetti disastrosi, ritmo da film grindhouse, ma un fascino irresistibile da midnight movie.
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Frankenstein ’80 (1972)
Regia: Mario Mauri – Paese: Italia – Cast: Gordon Mitchell, John Richardson, Xiro Papas
Produzione italiana con un Frankenstein chirurgo plastico che rianima cadaveri di prostitute in una Milano futuribile. Un giallo erotico travestito da horror scientifico, poverissimo ma intriso di un fascino lurido, surreale e sinceramente perturbante.
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Frankenstein alla conquista della Terra (1965)
Titolo originale: Frankenstein Conquers the World
Regia: Ishirō Honda – Paese: Giappone – Cast: Nick Adams, Kumi Mizuno
Produzione Toho in piena era kaiju, in cui Frankenstein è una creatura radioattiva nata dal cuore del mostro dopo Hiroshima. Cresce fino a diventare un gigante e finisce per affrontare un altro colosso mutante. Delirio meraviglioso che fonde mostri universali e trauma atomico giapponese.
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The Rocky Horror Picture Show (1975)
Regia: Jim Sharman – Paese: UK/USA – Cast: Tim Curry, Susan Sarandon, Barry Bostwick
Il Frankenstein più “glam” della storia. Frank-N-Furter crea Rocky per puro desiderio carnale: un Adone biondo e palestrato nato tra paillettes, corsetti e canzoni immortali. Richard O’Brien trasforma la creatura in un’icona queer, rovesciando la tragedia gotica in un capolavoro musical sfacciato e liberatorio.
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Flesh for Frankenstein (1973)
Titolo italiano: Il mostro è in tavola, barone Frankenstein
Regia: Paul Morrissey – Paese: Italia/Francia/USA – Cast: Udo Kier, Joe Dallesandro, Monique van Vooren
Prodotto da Andy Warhol, Flesh for Frankenstein è un trip lisergico di sesso e viscere. Udo Kier urla frasi immortali mentre cerca l’estasi della morte e dell’orgasmo. Girato in 3D, alterna splatter e satira sociale. Un’esperienza sensoriale disturbante e irresistibilmente kitsch.
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Frankenstein all’italiana (1975)
Regia: Armando Crispino – Paese: Italia – Cast: Gianrico Tedeschi, Aldo Maccione, Jenny Tamburi
La nostra commedia non poteva mancare all’appello con questa parodia folle e surreale. Frankenstein all’italiana è una commedia grottesca che mescola erotismo, slapstick e satira sulla scienza, interpretata da un cast irresistibile e piena di gag demenziali. Il risultato è un pasticcio irresistibilmente anni ’70, con il gusto tipico della commedia sexy all’italiana travestita da horror gotico.
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Frankenhooker (1990)
Regia: Frank Henenlotter – Paese: USA – Cast: James Lorinz, Patty Mullen
Una delle versioni più deliranti e geniali: uno scienziato cerca di riportare in vita la fidanzata uccisa… usando i resti di prostitute esplose! Il risultato è Frankenhooker, una commedia horror che trasforma l’ossessione del corpo in un incubo pop, tra esplosioni di carne sintetica, humour nero e satira sul consumismo. Cult istantaneo del cinema exploitation newyorkese.
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Jesse James meets Frankenstein’s Daughter (1966)
Regia: William Beaudine – Paese: USA – Cast: John Lupton, Narda Onyx
Sì, avete letto bene. L’iconico bandito del West incontra la nipote del dottor Frankenstein in un western horror dal budget ridicolo. Scienziati con accento tedesco, pistole e laboratori improvvisati in mezzo al deserto: un camp perfetto, assurdo e irresistibile.
E oggi, il mostro torna serio
Dopo decenni di parodie, esperimenti pop e mostri “riprogrammati”, Guillermo del Toro restituisce dignità al mito, riportandolo alle sue radici: il dolore della creazione, la tenerezza del diverso, la poesia dell’orrore. Ma il percorso per arrivare fin qui è stato lungo e tortuoso, fatto di errori gloriosi, follie produttive e invenzioni irresistibili.
E forse è proprio questo il bello del mito di Frankenstein: ogni generazione ha il suo mostro, e ognuno, in fondo, è un po’ bizzarro a modo suo.
A cura di Roberto Giacomelli




















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