Io sono Rosa Ricci, la recensione dello spin-off prequel cinematografico di Mare Fuori

Dopo il grande (e inaspettato) successo popolare di Mare Fuori, che da fenomeno televisivo si è trasformato in un caso culturale capace di travalicare i confini generazionali, era solo questione di tempo prima che arrivasse uno spin-off, addirittura per il grande schermo, come qualche anno fa è stato per Gomorra – La serie e il film-ponte L’Immortale. La scelta è ricaduta su uno dei personaggi più controversi e magnetici della serie: Rosa Ricci, interpretata da Maria Esposito, figura emblematica di un immaginario femminile ferito e ribelle, diventata icona per il pubblico più giovane. Con Io sono Rosa Ricci, la produzione prova a capitalizzare su quell’immagine forte, ma finisce per confezionare un film che, pur partendo da intenzioni sincere, si perde in un racconto chiuso, povero e ripetitivo, distante dal respiro corale che aveva reso di grande appeal la serie madre.

A dirigere l’operazione c’è Lyda Patitucci, già regista di Come pecore in mezzo ai lupi e di alcuni episodi di Curon, una cineasta che sa il fatto suo e che possiede un linguaggio visivo moderno e curato. Ed è proprio la regia uno dei pochi veri punti di interesse del film: Patitucci lavora con precisione sull’immagine e sulle luci, cerca sempre di restituire al volto della protagonista una dimensione tragica e poetica, in un mondo che invece la riduce a mito pop. Il problema è che la solidità formale della regia finisce per scontrarsi con la povertà del contesto narrativo: un racconto che vorrebbe essere duro e realistico, ma che in realtà si presenta limitato, quasi teatrale, tanto da apparire a tratti artificioso e perfino involontariamente ridicolo.

io sono rosa ricci

Il limite più evidente è nella povertà di fondo che accompagna tutto il film. Non tanto in senso produttivo, quanto nella costruzione del mondo criminale che lo circonda. Le due fazioni rivali – i classici camorristi e dei narcotrafficanti ispanici, su cui si regge l’intera vicenda – sono composte da pochissimi membri, quasi come se la guerra tra clan si riducesse a una contesa tra quattro persone. È un errore concettuale grave, che azzera la sensazione di pericolo e toglie forza alla drammaticità del racconto. Anche la scelta di ambientare la storia interamente su un’isola, che dovrebbe rappresentare un microcosmo chiuso come il carcere di Nisida dove si ambienta la serie, si rivela infelice. In pratica, l’intera azione si svolge su una scogliera spoglia, visivamente poco interessante e lontana da quell’energia metropolitana che caratterizzava il contesto di Mare Fuori. Il film perde così il legame con Napoli, con la sua vitalità e le sue contraddizioni, rinchiudendosi in un non-luogo che smorza ogni tensione.

Io sono Rosa Ricci

Dal punto di vista tematico, Io sono Rosa Ricci tenta di approfondire l’identità della protagonista, mostrandone la fragilità tre si tramuterà in “cazzimma”, fino a quel senso di colpa latente che poi caratterizzerà il suo personaggio nella serie. Ma lo fa con una sceneggiatura poco incisiva, firmata da Maurizio Careddu (creatore di Mare Fuori) e Luca Infascelli (L’arte della gioia). Il percorso di Rosa appare pretestuoso, privo di quella evoluzione che invece avrebbe dovuto contraddistinguerla dalle premesse: si tratta di una serie prequel, il fratello di Rosa non è ancora stato ucciso, lei “sembra” estranea ai traffici criminali, eppure è Rosa Ricci fin dalla prima inquadratura. È come se il film si limitasse a ribadire ciò che già sapevamo della serie, senza aggiungere sfumature nuove. Il risultato è un racconto che gira su se stesso, mostra ancora una volta una situazione di reclusione, sempre più schiacciato dal peso simbolico della sua protagonista.

Io sono Rosa Ricci

A salvare in parte il film è proprio Maria Esposito, che conferma di essere una delle giovani attrici italiane più promettenti del momento. La sua Rosa è rabbiosa, istintiva, ma anche malinconica, un personaggio che vive di sguardi e silenzi più che di parole. È grazie a lei se il film, nonostante i suoi enormi limiti, conserva una sua forza emotiva.

Tra i comprimari, spicca Andrea Arcangeli, nel ruolo del giovane carceriere che mostra di tenere a Rosa. L’attore dona al personaggio un’umanità dolente, un misto di tenerezza e ingenuità (soprattutto ingenuità…) che regala al film alcuni dei suoi momenti migliori. Al contrario, Raiz, nel ruolo del boss papà di Rosa, firma probabilmente la sua prova meno convincente: monocorde, svogliato, privo di quella presenza scenica che in passato lo aveva reso un interprete atipico ma magnetico. La sua performance, unita a un personaggio scritto davvero male, contribuisce alla sensazione generale di impoverimento drammatico.

Io sono Rosa Ricci

Pur con una regia visivamente curata e con due protagonisti capaci di dare spessore ai loro ruoli, Io sono Rosa Ricci resta un’occasione mancata. Un film che avrebbe potuto scavare nella psicologia di un personaggio complesso e invece si accontenta di inseguire il mito della sua icona, di reiterarne l’immagine da manifesto più che di decifrarne le ombre. È un peccato, perché Patitucci dimostra di avere le capacità per gestire materiali più audaci; qui, però, resta intrappolata in un prodotto che non osa mai davvero.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • La regia di Lyda Patitucci, che prova a nobilitare un materiale fragile.
  • Le performance di Maria Esposito e di Andrea Arcangeli.
  • Povertà concettuale e scenografica: le due bande ridotte a pochi personaggi e l’isola come location spenta e poco evocativa.
  • Sceneggiatura ripetitiva e priva di reale crescita narrativa.
  • Raiz al minimo storico come attore.
VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)
Io sono Rosa Ricci, la recensione dello spin-off prequel cinematografico di Mare Fuori, 4.0 out of 10 based on 1 rating

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.