It’s a Wonderful Knife, la recensione
Negli ultimi anni il cinema horror ha trovato una sua ironica linfa vitale nel rileggere i classici del cinema fantastico in chiave slasher. La tendenza è ormai chiara: prendere un evergreen popolare e stravolgerlo con una buona dose di sangue e paradossi temporali. È così che Auguri per la tua morte reinventava Ricomincio da capo, Freaky ribaltava Quel pazzo venerdì e più recentemente Totally Killer e Time Cut hanno giocato apertamente con le dinamiche di Ritorno al futuro.
Con It’s a Wonderful Knife, il bersaglio scelto è uno dei film “sacri” della storia del cinema natalizio: La vita è meravigliosa di Frank Capra. Un’idea potenzialmente blasfema, che però funziona sorprendentemente bene.
Nella cittadina innevata di Angel Falls, la giovane Winnie Carruthers (Jane Widdop) vive un anno terribile: dopo aver sventato l’omicidio di suo fratello da parte di un misterioso killer mascherato noto come l’Angelo della Morte, la ragazza si ritrova schiacciata da una famiglia che non la ascolta, da un ambiente che la ignora e da un dolore che non riesce a elaborare: la perdita della sua migliore amica… che forse era qualcosa di più di un’amica.
La notte della Vigilia di Natale, stremata, Winnie desidera di non essere mai nata… e il suo desiderio si avvera.
Scaraventata in una realtà alternativa, scopre che senza di lei il serial killer non è mai stato fermato e Angel Falls è diventata il regno di una paura perenne, con un numero di vittime in progressivo e preoccupante aumento. Per tornare nel suo mondo — e forse salvare se stessa — Winnie dovrà affrontare di nuovo l’assassino e ripristinare l’ordine degli eventi.
La riuscita di It’s a Wonderful Knife risiede soprattutto nella sceneggiatura di Michael Kennedy, già autore di Freaky e Time Cut, oltre che del buon slasher di San Valentino Heart Eyes. Kennedy ha capito perfettamente come far dialogare l’immaginario di Capra con i codici dello slasher anni ’90, confezionando uno script estremamente bilanciato ed essenziale: brillante, autoironico, ritmato, ma anche sorprendentemente sensibile.
Non c’è l’ossessione moralista o il buonismo irraggiungibile del film del 1946, certo, ma It’s a Wonderful Knife non è nemmeno uno di quegli horror natalizi cinici e distruttivi che mirano esclusivamente a desacralizzare le feste. Qui il Natale resta importante come cornice emotiva: la magia delle luci, la malinconia delle mancanze, l’ombra della depressione, la domanda su quanto la nostra presenza incida realmente nella vita degli altri.
Il film riesce a essere delicato nella crudeltà, alternando momenti slasher molto classici ad altri più introspettivi, come la backstory su Bernie “la Stramba”, personaggio incredibilmente ben gestito e interpretato dall’attrice non binaria Jess McLeod.
Le influenze sono chiare: Scream domina su tutto.
Il look del killer — maschera bianca, cappuccio, movenze umane e goffe — è un richiamo dichiarato. Anche il modus operandi, la fisicità e i colpi di scena seguono quel modello, con un tono che ricorda molto la rinascita dello slasher tardo anni ’90. E funziona: Tyler MacIntyre (Tragedy Girls, V/H/S/99) dirige con precisione, evitando la parodia e mantenendo un equilibrio costante tra tensione, leggerezza e intrattenimento. L’unica cosa che davvero non quadra è il “potere” che a un certo punto il villain manifesta: non è contestualizzato, non ha un vero perché, come se mancasse un passaggio nel film in cui viene esplicitato.
Il cast complessivo fa un buon lavoro, con Justin Long nel ruolo del cinico arrivista Henry Waters, sindaco di Angel Falls e magnate del mercato immobiliare cittadino, ma a svettare è Jane Widdop, sorprendente e credibile, capace di incarnare una protagonista vulnerabile ma combattiva. Reggere sulle spalle un film che gioca su due realtà alternative non è semplice: Widdop ci riesce, donando a Winnie sfumature emotive che spesso nel genere vengono sacrificate.
It’s a Wonderful Knife è un esempio riuscito di come lo slasher contemporaneo possa reinventare, contaminare e aggiornare i classici senza ridursi a parodia. Non tutto è perfetto, ma il film diverte e rispetta la propria ambizione: raccontare una favola natalizia insanguinata che non rinuncia — incredibilmente — a un cuore pulsante.
Roberto Giacomelli
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