Jumpers – Un salto tra gli animali, la recensione

Nel corso della sua storia, la Pixar Animation Studios ha dimostrato più volte come il cinema d’animazione possa essere molto più di un semplice intrattenimento per famiglie. Fin dai suoi primi anni, lo studio ha intrecciato il racconto fantastico con tematiche sociali e psicologiche di grande rilevanza: la riflessione ecologista e sul consumismo di WALL·E, l’elaborazione del lutto e della memoria in Coco, o l’esplorazione della complessità emotiva dell’adolescenza in Inside Out. In questa tradizione si inserisce anche Jumpers – Un salto tra gli animali, che sceglie di affrontare il tema della sensibilizzazione ambientale e della salvaguardia delle specie animali, declinandolo però attraverso una storia brillante, ironica e sorprendentemente sfumata.

La vicenda segue Mabel, una ragazzina sveglia ma dal carattere tutt’altro che facile, attivista convinta e sempre pronta a combattere per la difesa della natura da quando sua nonna le ha insegnato a vivere in simbiosi con la flora e la fauna dello stagno vicino casa. Una volta che l’anziana donna non c’è più, proprio quello stagno viene minacciato da un progetto edilizio e l’unico modo per fermarlo è ripopolare il posto delle creature allontanate proprio dalla presenza umana. In cerca di una soluzione, Mabel entra in contatto con una misteriosa tecnologia sperimentale che le permette di “saltare” nella coscienza degli animali. Il suo primo trasferimento la porta nel corpo di un castoro robot: da quel momento la ragazza si ritrova immersa in un mondo completamente nuovo, dove può osservare dall’interno la vita dello stagno che sta cercando di salvare.

Il punto di forza di Jumpers è innanzitutto la sceneggiatura di Jesse Andrews e del regista Daniel Chong, che costruiscono un racconto sorprendentemente equilibrato tra leggerezza e riflessione. Il film stesso scherza apertamente con le aspettative del pubblico: una battuta all’inizio sottolinea con ironia che “non è come Avatar”. E in effetti, per certi versi lo è — c’è una giovane protagonista che entra nel corpo di un’altra specie per difenderne il mondo — ma solo come punto di partenza. Da lì la storia prende una direzione diversa, molto più ironica e disincantata.

Quando Mabel diventa castoro, la sua prospettiva cambia radicalmente. L’idea romantica della natura come spazio armonioso lascia il posto a un sistema complesso in cui esistono competizione, dominio e persino piccole forme di tirannia tra gli animali stessi. È chiaro che gli sceneggiatori attribuiscono agli animali sentimenti e pulsioni tipicamente umane — avidità, ambizione, sete di potere — ma sul piano allegorico il meccanismo funziona alla perfezione. Il film riesce così a suggerire una lezione importante: difendere la natura significa prima di tutto comprenderne la complessità, accettando che non esistono soluzioni semplici.

Accanto alla dimensione tematica, Jumpers brilla anche per la sua vena comica. Le gag sono numerose e spesso riuscitissime, soprattutto quando il film gioca con il doppio livello percettivo su cui si basa tutta la sua costruzione visiva: da un lato c’è il modo in cui noi vediamo gli animali, realistico e quasi documentaristico; dall’altro il modo in cui gli animali percepiscono se stessi e il loro mondo, molto più vicino all’estetica di un cartone animato. Questo scarto genera situazioni esilaranti e contribuisce a dare all’animazione un carattere estremamente vivace.

Proprio dal punto di vista visivo il film si dimostra molto accattivante. L’animazione sfrutta colori naturali, texture ricche e movimenti fluidissimi per dare vita allo stagno e ai suoi abitanti, mentre il design degli animali riesce a essere al tempo stesso credibile e caricaturale quando la prospettiva passa al loro “sguardo interno”. È uno di quei casi in cui la forma visiva diventa parte integrante della narrazione.

Se si vuole trovare un difetto, forse riguarda proprio la protagonista. Quando Mabel è nel suo corpo umano risulta spesso piuttosto antipatica: testarda, moralista, convinta di avere sempre ragione. È una scelta chiaramente voluta dagli autori — serve a far emergere il percorso di crescita del personaggio — ma per qualche minuto rischia di creare una certa distanza con lo spettatore. Per fortuna il film passa gran parte del tempo con Mabel-castoro, e lì il personaggio diventa immediatamente più simpatico e coinvolgente.

Alla fine, Jumpers – Un salto tra gli animali riesce a fare quello che il miglior cinema Pixar sa fare da sempre: intrattenere, far ridere e allo stesso tempo insinuare nello spettatore una riflessione più ampia sul mondo che ci circonda. Con una scrittura brillante, un’animazione seducente e un messaggio ecologico intelligente, il film dimostra ancora una volta come la Pixar resti, oggi più che mai, la realtà più matura e consapevole nel panorama dell’animazione contemporanea.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Sceneggiatura brillante che bilancia ironia e riflessione.
  • Animazione visivamente ricca e inventiva.
  • Allegoria ambientale intelligente e accessibile.
  • Alcuni passaggi narrativi un po’ prevedibili.
  • La protagonista umana può risultare inizialmente poco simpatica.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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