Jurassic World – La rinascita, la recensione

Grazie a Jurassic Park, quindi a Steven Spielberg e Michael Crichton, i dinosauri sono diventati un fenomeno globale popolare in grado di far girare l’economia in maniera incredibilmente trasversale. La saga cinematografica, infatti, ha generato un valore di circa 6 miliardi di dollari, a cui si aggiunge un incremento periodico dell’interesse delle persone per i dinosauri che va ad alimentare il mercato dei musei, dei parchi a tema, del turismo e del merchandise. Una vera e propria “dinosaur economy” che ha fatto guadagnare, per esempio, in questi anni al National History Museum di Londra ben 36 milioni di sterline solamente per le attrazioni e gli eventi legati ai dinosauri. Non da meno, il film di Spielberg del 1993 ha lanciato un nuovo interesse verso la paleontologia e ispirato le giovani generazioni di professionisti e appassionati che, di conseguenza, hanno alimentato lo studio e la ricerca in un percorso circolare votato a questo trend.

Dati più che sufficienti, questi, per incoraggiare Amblin Entertainment e Universal Pictures a proseguire nell’avventura cinematografica giurassica che sembrava aver trovato una conclusione nel 2022 con Jurassic World – Il dominio. Invece, con quella sfacciataggine di chi sta per fare un passo falso dettato dal successo o ha tra le mani un’idea geniale che può davvero rilanciare la saga, arriva con una certa velocità produttiva Jurassic World – La rinascita. E, come dice il titolo stesso, si tratta quasi di un vero e proprio soft-reboot che tiene dei legami sottili con il pregresso della saga ma vuole soprattutto aprirla a nuovi sviluppi futuri.

In seguito agli eventi di Jurassic World – Il dominio, l’ecosistema terrestre contemporaneo sta causando importanti ripercussioni sulla vita dei dinosauri portando a una nuova estinzione di massa. Le creature sopravvissute sono state portate per lo più nella zona equatoriale, dove il clima è più in sintonia con quello di 66 milioni di anni fa, in particolare in un arcipelago dell’Oceano Atlantico interdetto al pubblico, dove alcune isole erano già state adibite a siti scientifici anni addietro.

Quando la società farmaceutica Parker‑Genix assolda l’ex agente delle forze speciali Zora Bennett, la missione si rivela piuttosto spinosa. Per la realizzazione di un farmaco sperimentale utile a curare le patologie cardiache, c’è bisogno di sintetizzare il DNA di tre specie di dinosauri: il Mosasauro, il Titanosauro e il Quetzalcoatl. Zora Bennett guiderà il team composto dal paleontologo Henry Loomis, il rappresentante della Parker-Genix Martin Krebs e alcuni mercenari capitanati da Duncan Kincaid. La meta è un’isola nei pressi delle Barbados dove, anni prima, la Biosyn creava specie ibride di dinosauri destinati ai parchi.

Inizialmente Universal Pictures aveva ingaggiato David Leitch per riportare i dinosauri in azione ma, per divergenze creative, il regista di Atomica Bionda e The Fall Guy ha poi dato il ben servito.

Forse è meglio così, visto che è subentrato Gareth Edwards, ovvero uno che in quanto a mostri giganti se ne intende. Se in molti oggi celebriamo Edwards perché regista di Rogue One, ovvero il miglior Star Wars dai tempi de Il ritorno dello Jedi, dobbiamo dargli atto di aver fatto miracoli anche con il reboot a stelle e strisce di Godzilla nel 2014, che ha dato il “la” a tutto il MonsterVerse, a cui però non sarebbe mai arrivato senza quel gioiellino indie del 2010 che risponde al titolo di Monsters. Quindi si: Gareth Edwards era la persona giusta per dare un contributo alla saga dei Jurassic.

E infatti, quella che si respira in Jurassic World – La rinascita, è proprio una boccata d’aria fresca, che possiede quell’aroma di avventura pura, di divertissement perfettamente inserito in un contesto da monster movie. Edwards ha chiaramente una visione della IP molto ludica e Jurassic World – La rinascita è come pensare a quei giochi che facevamo da bambini con le nostre action figures di Jurassic Park. È un film semplice, lineare, con l’anima di un B-movie ma i mezzi e la lungimiranza di un blockbuster.

Pensate a Jurassic Park III di Joe Johnston, che per molti aspetti si era rivelato una delusione, e andate a smussare tutte quelle imperfezioni che ne facevano quasi un film “da cassetta”.

Edwards riporta il franchise proprio allo spirito avventuroso de Il mondo perduto e Jurassic Park III ma con una qualità e una gestione dell’azione più vicine al film di Spielberg, a cui si va ad aggiungere anche una fortissima componente horror (senza la violenza esibita) che a tratti abbiamo respirato nel primo indimenticabile film e in Jurassic World – Il regno distrutto.

Da Jurassic Park, Jurassic World – La rinascita mutua palesemente due macro-sequenze, ovvero l’attacco del T-Rex e il gioco del gatto col topo con i Velociraptor. Solo che qui il T-Rex attacca in un torrente e al posto della jeep c’è un gommone (sequenza, tra l’altro, ripresa dal romanzo di Crichton), e i raptor sono degli ibridi mutanti e danno la caccia a una famigliola tra gli scaffali di una stazione di servizio dismessa.

Edwards, con l’ausilio della sceneggiatura di David Koepp, che aveva già scritto i capitoli di Spielberg, costruisce Jurassic World – La rinascita su delle grandi scene madri. Ci sono le due con Tirannosauro e Raptor mutanti già citate e poi ci sono le tre che rappresentano la “missione” dei nostri.

A pochi minuti dall’inizio del film, infatti, abbiamo la prima grande sequenza in mare che dovrebbe portare alla raccolta del sangue del Mosasauro. Un momento incredibile, ricco di tensione, forse il migliore dell’intero film, mai visto all’interno della saga, che trova il contributo anche di una coppia di letalissimi Spinosauri. La seconda scena madre, meno action e più votata al sense of wonder (infatti fa capolino l’iconico tema di John Williams) riguarda i paciosi Titanosauri in una sequenza molto suggestiva in cui Edwards si auto-cita dal suo Monsters. Con la terza si torna all’adrenalina pura, con la raccolta del DNA di uno Quetzalcoatl che in quanto rettile volante renderà decisamente arduo il compito ai nostri eroi.

Ovviamente il film non finisce qui perché c’è un lungo climax finale che porta in scena un’aberrazione genetica nota come Distortus Rex (D-Rex, per gli “amici”), intravisto nel prologo che richiamava quello di Godzilla 2014 ed esibito in tutto il suo splendore gigeriano nello scontro finale, che fa davvero tanto Kaiju-eiga. Infatti, dal momento in cui i personaggi umani mettono piede sull’Isola dove si ambienta il film, con il ruggito di un predatore che riecheggia in lontananza, la mente corre immediatamente a tutta la tradizione nipponica dei film di mostri, alla Monsterland dell’era Showa di Godzilla.

E così capiamo presto che al centro di Jurassic World – La rinascita non ci sono scienziati, soldati o paleontologi. Ma si sono i dinosauri, anzi i mostri. Perché questo settimo capitolo non ha Alan Gran, Ian Malcom o Ellie Sattler, ma non ha neanche i più modesti Owen Grady e Claire Dearing. Gli umani di Jurassic World – La rinascita hanno background (come la Zora Bennet di Scarlett Johansson e il Kincaid di Mahershala Ali), hanno personalità (come il Dr. Loomis di Jonathan Bailey), qualcuno cavalca anche lo stereotipo (come il Martin Kreps di Rupert Friend) ma sono chiaramente degli accessori, degli espedienti narrativi per portare aventi la trama di un film in cui i protagonisti sono i dinosauri.

A qualcuno questo elemento sicuramente non andrà giù, si appellerà alla sterilità narrativa e alla mancata delineazione dei personaggi, ma giunti al settimo capitolo di una saga ormai pluritrentennale questo era un passo quasi dovuto, ovvero dare agli spettatori quello che gli spettatori cercano: i dinosauri! Senza inutili perdite di tempo e backstories, come accadeva in Jurassic World – Il dominio.

Con la sua semplicità che va diritta al punto, l’energia delle scene d’azione, il ritrovato senso ludico per l’avventura, Jurassic World – La rinascita è una gradita sorpresa che punta diritta al cuore pulsante della saga.

A caldo, può essere considerato il capitolo più riuscito dopo i due diretti da Steven Spielberg.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • C’è un gran ritmo e il senso dell’avventura che si respirava nella prima trilogia.
  • Scene d’azione davvero spettacolari.
  • Dinosauri ben valorizzati.
  • I personaggi umani sono tra il monodimensionale e lo stereotipo.
VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)
Jurassic World - La rinascita, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.