Keeper – L’eletta, la recensione

Negli ultimi quindici anni il cinema horror ha conosciuto una trasformazione profonda, grazie all’emergere di autori capaci di coniugare il linguaggio del genere con un approccio autoriale e fortemente simbolico. È il territorio dell’“elevated horror” o horror arthouse, un filone in cui l’atmosfera e la riflessione psicologica contano quanto – se non più – lo spavento immediato. In questo panorama, accanto a nomi come Robert Eggers (The VVitch, Nosferatu) e Ari Aster (Hereditary, Midsommar), uno degli autori più prolifici, coerenti e riconoscibili è senza dubbio Osgood Perkins.

Dopo la parentesi più commerciale e grottesca di The Monkey, il regista torna ora nella sua comfort zone con Keeper – L’eletta, un horror rarefatto e inquieto che riprende molte delle coordinate del suo cinema.

La storia ruota attorno a Liz (Tatiana Maslany), giovane donna che decide di trascorrere un fine settimana romantico con il compagno Malcom (Rossif Sutherland) nella lussuosa casa di famiglia di lui, isolata tra boschi fittissimi e silenziosi corsi d’acqua. Quello che dovrebbe essere un weekend di relax si trasforma però ben presto in qualcosa di molto diverso: fin dal loro arrivo, la casa sembra custodire una presenza invisibile. La sensazione di disagio cresce quando Liz inizia a percepire strani rumori provenire dal bosco circostante: fruscii tra gli alberi, sagome intraviste tra le foglie e una serie di piccoli segnali che suggeriscono che la natura attorno alla casa non sia affatto neutrale. Quello che all’inizio sembra solo un lieve turbamento psicologico diventa progressivamente un incubo concreto. Liz si trova sempre più isolata, mentre il comportamento del compagno diventa ambiguo e la casa stessa sembra trasformarsi in un luogo di rivelazioni oscure.

Il cinema di Osgood Perkins (che, vi ricordo, è figlio dell’indimenticabile Anthony “Norman Bates” Perkins) si è sempre mosso lungo coordinate molto precise: ritmo ipnotico e a lenta combustione, estetica glaciale, una forte dimensione simbolica e soprattutto una particolare attenzione per le figure femminili. Dai tormenti interiori delle protagoniste di February – L’innocenza del male fino all’ambiguità morale del recente Longlegs, passando per la rilettura perturbante del fiabesco Gretel & Hansel, Perkins ha spesso raccontato donne che si confrontano con una presenza oscura, talvolta esterna, talvolta profondamente radicata dentro di loro e sovente la accolgono.

In Keeper, Liz, interpretata con grande intensità e trasporto dall’ottima Tatiana Maslany, è un personaggio che attraversa una trasformazione psicologica progressiva. Da ospite rilassata e curiosa diventa una donna costretta a confrontarsi con qualcosa di primordiale e inaspettato. Questa dimensione femminea si amplia fino a sfiorare la figura archetipica della Madre. Non necessariamente una madre umana, ma una presenza più vasta, quasi una personificazione della Natura stessa. Il film, infatti, suggerisce che il Male non sia soltanto una forza demoniaca o soprannaturale, ma una dimensione antica che appartiene al mondo naturale e che gli esseri umani possono solo intravedere.

È proprio qui che il film sviluppa la sua anima folk horror. I boschi che circondano la casa non sono soltanto uno scenario suggestivo ma diventano lo spazio di una mitologia nascosta. Creature leggendarie sembrano muoversi tra gli alberi, figure ambigue che evocano un male arcaico e remoto, come se la storia affondasse le radici in un passato fiabesco e crudele. Perkins costruisce queste presenze con grande attenzione visiva: il design delle creature è notevole e contribuisce a creare un’atmosfera di inquietudine costante.

Il problema è che, proprio mentre recupera tutti gli elementi che hanno reso riconoscibile il suo cinema, Perkins sembra anche adagiarsi un po’ troppo su di essi. Keeper ripropone molte delle caratteristiche stilistiche già viste nei suoi lavori precedenti – i tempi dilatati, la tensione sotterranea, la simbologia naturale – ma senza aggiungere un vero elemento di novità. Per buona parte della durata il film sembra girare un po’ a vuoto, costruendo suggestioni che non sempre trovano uno sviluppo narrativo convincente.

Il terzo atto riesce comunque a risollevare la tensione. Qui Perkins dimostra ancora una volta la sua abilità nel costruire sequenze di puro terrore, grazie a un uso sapiente del suono, della luce e delle creature che emergono dal buio. Sono momenti di orrore autentico, intensi e disturbanti, che ricordano quanto il regista sia capace di orchestrare atmosfere profondamente inquietanti.

Resta però la sensazione che al film manchi quel “quid” capace di elevarlo davvero. Dopo opere riuscite come Gretel & Hansel e Longlegs, Keeper appare quasi come un passo indietro: un ritorno alle origini che però ha il sapore del riciclo, come se Perkins stesse ripercorrendo territori già esplorati senza la stessa ispirazione.

Nel complesso, Keeper – L’eletta è un horror elegante e coerente con la poetica del suo autore, ma anche un film che lascia l’impressione di non sfruttare fino in fondo le proprie potenzialità. Più che una nuova tappa evolutiva, sembra una parentesi nella carriera di Perkins: una sorta di ritorno a casa dopo la deviazione commerciale (e poco riuscita) di The Monkey, un esercizio di stile che rassicura i fan ma che difficilmente resterà tra le sue opere più memorabili.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Atmosfera inquietante e cura visiva.
  • Ottima interpretazione di Tatiana Maslany.
  • Creature e suggestioni folk horror molto efficaci.
  • Narrazione che a tratti gira a vuoto.
  • Poche vere novità rispetto al cinema precedente di Perkins.
  • Manca un colpo di scena o un’idea davvero memorabile.
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Keeper - L'eletta, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating

One Response to Keeper – L’eletta, la recensione

  1. Fabio ha detto:

    Purtroppo Perkins Jr si è dimostrato un farsa, tolto Longlegs ha sempre toppato o quasi, ok Gretel e Hansel è passabile ma non memorabile, Febrary e Monkey sono osceni, non ho visto so keeper e non credo lo vedrò ne quello che ha fatto per netflix ne l’episodio di twilight zone. Boh vediamo come sarà quello nuovo che sta girando con la Kidman, ma per ora è un artista che boccio

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