La Captura, la recensione

Ci sono storie biografiche, sportive e di cronaca di grande impatto che hanno avuto una notevole risonanza, mentre le loro trasposizioni cinematografiche non sono riuscite a raggiungere il successo sperato. Portare sul grande schermo vicende autentiche, cariche di passione e profondamente radicate nella realtà, per trasformarle in racconto cinematografico rappresenta un compito tutt’altro che semplice. Una prova che l’ultimo lungometraggio di Chava Cartas, La Captura, riesce però a superare con efficacia; un thriller poliziesco distribuito da Netflix e ispirato all’operazione che ha portato alla cattura del narcotrafficante noto come “El Chapo”.

Arturo Carmona, appena trasferito e tormentato dalle proprie azioni passate, e Héctor Rosales, disilluso e ormai vicino alla pensione, sono due agenti che, durante un controllo stradale nelle ultime ore del loro turno, fermano un’auto rubata senza immaginare chi si nasconda al suo interno. A bordo c’è infatti Joaquín “El Chapo” Guzmán, uno dei criminali più ricercati al mondo, accompagnato da un suo fedelissimo. Pertanto quello che sembrava un semplice intervento di routine si trasforma così in un momento decisivo, mettendo Carmona in una situazione che potrebbe cambiare la sua vita.

La messa in scena di Chava Cartas sembra guardare, seppur con le dovute differenze, alla lezione degli spaghetti western: i tempi dilatati, una musica pervasiva e il frequente ricorso ai primi piani trasformano gli sguardi e le espressioni degli attori in strumenti essenziali per costruire la tensione. I personaggi vengono spesso osservati nei loro silenzi e nelle loro esitazioni, mentre la macchina da presa insiste sui volti, quasi a trasformare il confronto in un duello psicologico prima ancora che fisico. Così la pellicola rinuncia a privilegiare la componente action, e fonda la propria tensione sull’attesa, lasciando che la violenza incomba sui personaggi come una minaccia latente, spesso suggerita più che mostrata.

In particolare, stupisce positivamente come un film che avrebbe avuto tutto il potenziale per trasformare una vicenda reale in una lunga operazione militare, fatta di proiettili e sparatorie, scelga invece di percorrere una strada diversa. La Captura si rivela infatti un thriller tesissimo, capace di tenere costantemente lo spettatore con il fiato sospeso, senza sacrificare la dimensione umana della storia. Il dramma famigliare dell’agente Carmona e i dilemmi etici e morali che attraversano i protagonisti assumono così un peso determinante, contribuendo a rendere la caccia a El Chapo qualcosa di più di una semplice operazione di polizia.

Oltretutto, a rendere ancora più efficace il racconto è una sceneggiatura costruita attraverso molteplici punti di vista, ciascuno dei quali aggiunge un tassello alla vicenda e alimenta progressivamente la tensione narrativa. Cartas governa con equilibrio questi diversi fili, facendoli convergere verso un finale che, per le sue premesse, avrebbe potuto facilmente trasformarsi in un’esplosione di violenza alla maniera de Il mucchio selvaggio di Sam Peckinpah; invece, La Captura riesce a costruire, in maniera encomiabile, una tensione chirurgica degna di Sicario di Denis Villeneuve. Il lungometraggio, inoltre, ha il pregio di sviluppare tutte queste dinamiche in appena un’ora e mezza di visione, prerogativa tutt’altro che scontata in un panorama cinematografico odierno in cui sono sempre più numerose le opere dalla durata di almeno due ore e mezza, quasi come se una lunghezza contenuta fosse una prerogativa riservata al cinema d’animazione o al genere horror, oppure il sintomo di una produzione incapace di sviluppare idee e personaggi con maggiore accuratezza.

In definitiva, la pellicola di Chava Cartas si impone come uno dei drammi polizieschi più avvincenti e carichi di tensione visti quest’anno. Anche perché, come spiegava il maestro della suspense Alfred Hitchcock in un celebre aneddoto – lo spettatore vede qualcuno mettere una bomba sotto il tavolo e sa che a breve esploderà – la tensione nasce dal mostrare al pubblico la minaccia prima che questa si manifesti, mantenendolo in costante apprensione per ciò che sta per accadere. È proprio questo principio a rendere La Captura particolarmente efficace: il titolo stesso rivela già l’esito della vicenda, ma è il modo in cui il regista elabora il racconto a trasformare una storia di cui conosciamo già il finale in una vibrante scoperta.

Luca de Pascale

PRO CONTRO
  • Un’ora e mezza dal ritmo incalzante e senza pause.
  • Recitazione, musica e regia.
  • Chi cerca un film più esplosivo, sulla scia del cinema di Michael Bay, potrebbe rimanere deluso.
  • Non sono presenti nel cast star internazionali.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La Captura, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating

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