La casa delle anime perdute: prima di The Conjuring – Il rito finale, il film dimenticato sui Warren che spaventò la TV negli anni ’90

L’uscita al cinema di The Conjuring – Il rito finale (qui la nostra recensione) ci ricorda una cosa curiosa: la storia su cui si basa il film di Michael Chaves era già stata portata sullo schermo più di trent’anni fa, molto prima che James Wan trasformasse i Warren in superstar dell’horror contemporaneo. Si tratta de La casa delle anime perdute (The Haunted), film televisivo del 1991 diretto da Robert Mandel, che racconta il famigerato caso Smurl.

Quella che oggi conosciamo come una delle tante “indagini” dei Warren, allora era una vicenda discussa tra cronaca nera e talk show, finita persino sulle colonne del People Magazine. E il film TV cerca di raccontarla con un tono più vicino al reportage che al blockbuster: niente jump scare millimetrati o effetti digitali, ma l’ansia sottile di una famiglia che perde fiducia nella propria quotidianità.

Il caso Smurl: incubo in Pennsylvania.

I veri Jack e Janest Smurl davanti alla loro abitazione di West Pittston

Siamo nella seconda metà degli anni Settanta: Jack e Janet Smurl si trasferiscono a West Pittston, Pennsylvania, in una casa dall’apparenza ordinaria. Le prime settimane scorrono tranquille, poi iniziano gli strani episodi: rumori improvvisi, odori nauseabondi che appaiono e spariscono, elettrodomestici che sembrano animati da una volontà propria. Il crescendo porta a episodi più violenti: graffi sulle pareti, oggetti lanciati, persino aggressioni fisiche.

Quando la situazione diventa insostenibile, entrano in gioco i coniugi Warren: Ed, demonologo autodidatta, e Lorraine, medium sensitiva. Sono loro a parlare di presenze maligne, più d’una, che tormentano la casa. Organizzano tentativi di esorcismo, coinvolgono uomini di chiesa e attirano l’attenzione dei media, che già si era comunque interessata alla strana vicenda di Casa Smurl. Il caso si trasforma in un vero e proprio fenomeno mediatico, dividendo l’opinione pubblica tra chi grida alla frode (come spesso accadeva quando c’erano di mezzo i Warren) e chi crede ai fenomeni inspiegabili.

Il libro The Haunted: One Family’s Nightmare (1988), scritto dal giornalista Robert Curran insieme agli Smurl e ai Warren, diventa la base per il film di Mandel.

La famiglia Smurl in The Conjuring - Il rito finale

Il film del 1991: un horror domestico

La casa delle anime perdute segue la vicenda con un tono quasi cronachistico. Non ci sono eroi hollywoodiani o colpi di scena pirotecnici: la regia di Robert Mandel punta a una rappresentazione sobria, fatta di interni claustrofobici, dialoghi familiari e improvvisi squarci di terrore.

Il film mostra i fenomeni paranormali in modo progressivo: dalla lavatrice che sbatte da sola alle aggressioni invisibili. L’arrivo dei Warren porta un cambio di registro, ma non trasforma il film in una battaglia epica tra Bene e Male: i due investigatori sono rappresentati come consulenti seri, quasi burocratici, più vicini a funzionari che a protagonisti carismatici.

Il finale resta volutamente sospeso: i rituali sembrano portare tregua, ma non risolvono del tutto il problema. Un epilogo che oggi, abituati alla chiusura catartica dei Conjuring, può sembrare spiazzante ma che rende bene l’idea di un incubo mai davvero concluso che si avvicina molto ai reali racconti della famiglia Smurl.

Rivedendo oggi La casa delle anime perdute notiamo pregi e difetti. Funziona quando insiste sul realismo domestico, con ambienti vissuti e dettagli quotidiani che rendono credibili le intrusioni dell’orrore. Anche il sound design gioca un ruolo chiave: scricchiolii, colpi sordi, rumori inspiegabili che costruiscono la tensione meglio di tanti effetti speciali.

Il limite principale sta nel suo essere un film per la TV: fotografia morbida, ritmo a volte lento, effetti visivi ridotti all’osso. Ma è proprio questa sobrietà a renderlo unico: più che un horror nel senso moderno, sembra un docudrama soprannaturale. Per gli spettatori di oggi può sembrare datato, ma conserva il fascino di un’epoca in cui il paranormale arrivava al grande pubblico soprattutto tramite il palinsesto televisivo notturno e i VHS avidamente presi a noleggio.

Riscoprire oggi La casa delle anime perdute significa guardare al passato di un certo cinema dell’orrore, quello televisivo, sobrio, basato sul quotidiano, lontano anni luce dalle strategie visive del blockbuster. È un film che non cerca di stupire con i colpi di scena, ma di insinuarsi nella mente con l’idea disturbante che il Male possa abitare tra le pareti di una normale casa di provincia.

Per chi conosce i Warren solo grazie ai Conjuring, questo film è un tassello prezioso: il ritratto di una famiglia qualunque e di due investigatori che, ben prima di diventare icone pop, erano figure controverse che si muovevano tra fede, scetticismo e spettacolo mediatico. Un piccolo cult dimenticato, che oggi vale la pena recuperare per capire da dove viene l’attuale immaginario dell’orrore “basato su fatti realmente accaduti”.

Curiosità

Il film andò in onda sulla CBS come movie of the week e in Italia circolò soprattutto in VHS e abbiamo traccia di una trasmissione televisiva su Rai3 il 9 settembre 1995 in seconda serata.

Da notare che la locandina italiana comprendeva la “C” di casa nel consono formato a falce insanguinata, come era solito negli anni ’80 dopo che la trovata grafica ebbe successo con l’adattamento italiano de La Casa di Sam Raimi.

Alcune delle scene più inquietanti (graffi, odori pestilenziali, molestie notturne) sono tratte direttamente dal libro degli Smurl.

I Warren, qui interpretati da Stephen Markle e Diane Baker, hanno un ruolo ridimensionato rispetto a quello che avranno nei Conjuring: osservatori più che eroi.

I Warren al cinema: non solo Conjuring

Il successo del franchise ha reso celebri i Warren, ma i loro casi erano già stati adattati per il cinema e la tv, più o meno liberamente, anche prima che la saga iniziata da James Wan li rendesse delle star del cinema horror. Di seguito quattro titoli che raccontano i casi affrontati (anche) dai Warren:

  • The Amityville Horror (1979): il caso più noto associato ai Warren, anche se nel film la loro presenza non viene mostrata.
  • The Demon Murder Case (1983, TV movie): primo adattamento del celebre processo ad Arne Johnson, accusato di omicidio e difeso con l’argomento “possessione demoniaca”. In Italia uscito in VHS con il titolo Ostaggio per il demonio.
  • The Haunting in Connecticut (2009): liberamente ispirato al caso Snedeker, su cui i Warren avevano indagato. Arrivato in Italia al cinema distribuito da Lucky Red con il titolo Il Messaggero.
  • The Enfield Haunting (2015, miniserie): riprende la storia della famiglia Hodgson, su cui i Warren effettivamente indagarono e che è al centro di The Conjuring 2.

Una scena di The Haunting in Connecticut – Il messaggero

Il cinema basato sui casi di Ed e Lorraine Warren attraversa un ponte tra cronaca e orrore, trasformando vicende (forse) realmente avvenute in storie capaci di scuotere l’immaginario collettivo. Dalle pellicole televisive come La casa delle anime perdute — che tratteggia i Warren in veste quasi documentaristica — ai blockbuster della saga The Conjuring, l’evoluzione è netta: si passa da un racconto domestico sobrio a scenari visivamente spettacolari e adrenalinici. Oggi, The Conjuring: Il rito finale sembra chiudere un ciclo narrativo, segnando il congedo cinematografico dei Warren protagonisti, pur lasciando aperta la porta a spin-off e approfondimenti futuri. Questa transizione evidenzia come il contributo dei Warren sia diventato più di un racconto, è ormai un vero archetipo dell’horror moderno, capace di fondere folklore, fede e pathos con l’inquietudine di un “basato su fatti reali”.

A cura di Roberto Giacomelli

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