Mike & Nick & Nick & Alice, la recensione

C’è un celebre momento de I Simpson in cui Homer propone a Ron Howard l’idea per un film delirante che prevede una torta parlante, una macchina del tempo e un’amicizia improbabile. L’episodio è Dalle stelle alle stalle (When You Dish upon a Star), della decima stagione, e quella gag è rimasta nella memoria collettiva proprio per la sua assurdità senza freni. Ecco, Mike & Nick & Nick & Alice di BenDavid Grabinski non si allontana poi così tanto da quell’immaginario nonsense tanto caro a Homer Simpson: niente torte parlanti, certo, ma un impianto narrativo che sembra nato da un brainstorming sotto acidi e che tenta disperatamente di trovare una coerenza interna a partire dal caos.

La trama segue Mike, braccio destro di Nick, entrambi nella cosca criminale del boss malavitoso Sosa. Quando Jimmy Boy, figlio adottivo di Sosa, esce di carcere dopo aver scontato una pena tradito da una talpa, suo padre è intenzionato a far uccidere il presunto traditore che, erroneamente, viene identificato proprio in Mike. Ma Nick propone a Mike di risolvere la situazione mettendo fuori gioco colui che lo ha messo in quella situazione che si rivela essere… Nick! Ma attenzione: parliamo di Nick del presente, mentre ad affiancare Mike c’è Nick del futuro, tornato al presente con una macchina del tempo proprio per impedire che a causa sua il suo migliore amico Mike venga trucidato e divorato dal sicario cannibale assoldato da Sosa.

Il film si sviluppa nell’arco di una sola notte, suddivisa in quattro segmenti – il party di Jimmy Boy, l’after party, l’after after party e l’after after after party – in cui ogni evento sembra rincorrere il successivo in una corsa contro il tempo sempre più surreale.

Grabinski, anche sceneggiatore, si inserisce pienamente in una logica creativa molto in voga in questi anni: prendere un genere codificato, in questo caso il crime, contaminarlo con elementi bizzarri – qui il viaggio nel tempo – e mantenere costantemente un tono da commedia. È una formula che le major stanno sfruttando parecchio, e che spesso funziona proprio grazie al contrasto tra serietà della situazione e leggerezza del racconto. In Mike & Nick & Nick & Alice, però, questa scelta appare a tratti fin troppo programmatica. Il materiale di partenza avrebbe una personalità fortissima, quasi anarchica, ma la sensazione è che il film cerchi continuamente di rientrare nei binari di un intrattenimento “sicuro”, smussando gli spigoli invece di lasciarli affilati.

Già dal titolo si può intuire un gioco citazionista nei confronti di Bob & Carol & Ted & Alice di Paul Mazursky, anche se il collegamento resta più nominale che sostanziale. Il tema dei rapporti di coppia e dei tradimenti è presente, ma rimane sullo sfondo, sacrificato in favore di una narrazione che punta tutto sul ritmo e sull’accumulo di situazioni.

E il ritmo, in effetti, non manca. L’idea di strutturare il film in tempo quasi reale funziona e contribuisce a mantenere alta l’attenzione dello spettatore. Il problema è che, in questo flusso continuo di eventi, le cose più assurde – come il viaggio nel tempo – diventano paradossalmente le più normali, accettate dai personaggi con una naturalezza che finisce per depotenziare il senso di meraviglia o di spaesamento.

Sul fronte dei personaggi, il risultato è altalenante. James Marsden costruisce un Mike sufficientemente empatico, un protagonista che regge il peso della storia senza brillare particolarmente. Vince Vaughn, nei panni dei due Nick, porta in scena la sua consueta strafottenza, risultando spesso il più divertente del gruppo. Molto più debole, invece, il personaggio di Alice: Eiza González non riesce a emergere in un ruolo che, nonostante la centralità suggerita dal titolo, resta sorprendentemente poco sviluppato.

Il film fatica a trovare una sua identità anche nella componente action. Quando Grabinski si concentra sulle sequenze più fisiche, il film acquista energia, peccato che questa efficacia venga spesso sabotata da scelte registiche discutibili, come un uso eccessivo e immotivato del ralenty che appesantisce le scene e le rende visivamente goffe. Inoltre, nelle sequenze più movimentate, è fin troppo evidente l’utilizzo degli stuntmen, soprattutto quando riguardano Vince Vaughn, spezzando l’illusione e abbassando il coinvolgimento.

Non mancano comunque elementi riusciti: il finale, ad esempio, è costruito in modo intelligente e fuori dagli schemi, riuscendo ad aprire un ulteriore spiraglio sul caos narrativo. Divertente anche il cammeo di Dolph Lundgren (non vi diciamo chi interpreta!), mentre la colonna sonora, fortemente ancorata a suggestioni anni ’90, contribuisce a creare un’atmosfera piacevole e sicuramente capace di toccare alcune corde in un determinato pubblico.

Mike & Nick & Nick & Alice è, in definitiva, un film che intrattiene e incuriosisce, ma che non riesce mai a sfruttare fino in fondo le proprie potenzialità. Troppo bizzarro per essere davvero convenzionale, troppo prudente per essere davvero folle, resta sospeso in una terra di mezzo che diverte senza lasciare il segno.

Disponibile in streaming su Disney+ dal 27 marzo.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Ritmo sostenuto e struttura originale.
  • Idea sufficientemente folle da farsi ricordare.
  • Uso eccessivo e goffo del ralenty.
  • Tono troppo “sicuro” per un’idea così folle.
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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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