Minions & Monsters, la recensione

Il cinema d’animazione contemporaneo sta attraversando una fase particolarmente interessante. Se per anni è stata la Pixar a dettare la linea, dimostrando che un film per bambini potesse emozionare e far riflettere anche gli adulti, oggi quella lezione sembra aver contagiato buona parte degli altri studios. Sempre più produzioni cercano una doppia lettura: da un lato colori, ritmo e comicità per i più piccoli, dall’altro riferimenti culturali, profondità tematica ed emotività capaci di parlare agli spettatori cresciuti. L’ultima, sorprendente, ad abbracciare questa filosofia è Illumination, che con Minions & Monsters firma probabilmente il capitolo più ambizioso e inaspettato dedicato ai suoi irresistibili esserini gialli.

Nati nel 2010 dalla fantasia di Pierre Coffin e Chris Renaud con Cattivissimo Me, i Minions sono diventati rapidamente un fenomeno mondiale. Creature goffe, geneticamente predisposte a servire il più grande cattivo disponibile, hanno conquistato il pubblico grazie a un linguaggio incomprensibile, una comicità slapstick senza filtri e una cattiveria innocente che li rende unici. Dopo due film autonomi, questo terzo spin-off decide però di cambiare marcia e sorprendere chiunque pensasse di sapere già tutto su di loro.

Durante una visita al Museo del Cinema di Hollywood, una guida racconta la leggenda di Harry e James, due Minions entrati nella storia della Settima Arte. Da qui prende il via un lungo flashback che ripercorre il loro incredibile passato. Dopo aver involontariamente provocato la rovina di ogni padrone servito, Harry, James e il loro gruppo approdano nella Los Angeles degli anni Venti, finendo per caso sul set di un western diretto dal regista Max. Il loro successo è travolgente e i produttori Bright Brothers li trasformano nelle nuove stelle del cinema muto. Ma l’arrivo del sonoro cambia tutto: i Minions, incapaci di parlare una lingua comprensibile, vengono licenziati e dimenticati. Mentre il resto della banda torna a cercare un nuovo malvagio da servire, Harry e James decidono di reinventarsi come registi. Grazie ai disegni di James nasce il sogno di realizzare un grande film di mostri, un progetto destinato a prendere una piega imprevedibile quando i due evocano davvero Goomi, una buffa creatura appartenente ai Grandi Antichi. Peccato che il mostro sembri avere intenzioni molto diverse da quelle dei suoi improvvisati autori.

Già dalla trama è evidente come Minions & Monsters non sia il semplice concentrato di gag nonsense che ci si potrebbe aspettare. O meglio: la comicità surreale e politicamente scorrettissima dei Minions è ancora tutta lì, ma Pierre Coffin, qui regista, co-sceneggiatore, produttore e persino voce di tutti i personaggi gialli, punta decisamente più in alto. Il suo è un autentico atto d’amore nei confronti del cinema.

Il viaggio comincia con il protocinema di Eadweard Muybridge, passa per i Lumière e Georges Méliès, attraversa il regno delle comiche di Charlie Chaplin, Buster Keaton e Harold Lloyd, fino ad arrivare a classici come Casablanca, Ultimatum alla Terra e Quarto Potere, senza dimenticare ammiccamenti a Lo squalo, E.T. l’extra-terrestre, Star Wars e Matrix. Non sono semplici citazioni buttate lì per strappare un sorriso al cinefilo: diventano parte integrante del racconto e della crescita dei protagonisti.

La scelta di ambientare gran parte della vicenda nel passaggio dal muto al sonoro è altrettanto brillante. Coffin trasforma una delle rivoluzioni più traumatiche della storia del cinema in una metafora sorprendentemente efficace, facendo vivere ai Minions la stessa sorte toccata a molte vere icone dell’epoca, improvvisamente rese obsolete dall’evoluzione tecnologica.

Ma il film continua a rilanciare. Quando la storia si sposta nel territorio del fantastico, l’omaggio si allarga all’horror classico e alla fantascienza degli anni Cinquanta. C’è un “finto” alieno che richiama apertamente Gort, il celebre robot di Ultimatum alla Terra; c’è il sogno di realizzare un gigantesco monster movie degno di Blob – Fluido mortale; e soprattutto c’è una gustosissima deviazione nel mondo di Howard Phillips Lovecraft, con tanto di spedizione verso le Montagne della Follia e due gigantesche creature pupazzose chiamate, non a caso, Howard e Phillips.

Naturalmente non manca ciò che ha reso celebri questi personaggi. Le gag fisiche sono numerosissime, soprattutto nella prima metà, e confermano quanto i Minions sappiano essere irresistibilmente dispettosi e anarchici. La differenza è che stavolta la risata convive con un sincero amore per il cinema e per la sua storia, regalando agli spettatori adulti un livello di lettura inaspettatamente ricco.

Minions & Monsters è probabilmente il film che nessuno si aspettava da Illumination. Divertente per i bambini, pieno di trovate per gli adulti e sorprendentemente colto, dimostra come anche un franchise apparentemente votato al puro intrattenimento possa trovare una nuova maturità senza perdere la propria identità. Ed è forse proprio questa la sorpresa più bella.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Splendido omaggio alla storia del cinema e all’immaginario fantastico.
  • Comicità slapstick ancora irresistibile, arricchita da una sorprendente profondità culturale.
  • Tante citazioni intelligenti che premiano gli spettatori più cinefili.
  • L’enorme quantità di riferimenti rischia di sfuggire al pubblico più giovane, che coglierà solo in parte il vero valore dell’operazione.
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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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