Non siamo soli (Significant Other), la recensione

La crisi di coppia è da sempre uno dei motori più potenti del cinema horror: basta pensare a come il matrimonio si trasformi in trappola in Rosemary’s Baby, a come la frustrazione domestica esploda in Shining o alla deriva emotiva raccontata in Possession. L’orrore, in fondo, è spesso la forma più estrema dell’incomunicabilità sentimentale. Non siamo soli (Significant Other, in originale) di Dan Berk e Robert Olsen si inserisce con intelligenza in questo solco, trasformando una proposta di matrimonio in un incubo cosmico, un’escursione romantica in un viaggio dentro il lato oscuro delle aspettative sociali e delle paure individuali.

La storia è semplice ma calibrata con precisione. Ruth e Harry, coppia apparentemente solida, partono per un trekking in un parco naturale isolato sulla costa Nord-Ovest del Pacifico. Lui ha in mente di chiederle di sposarlo, convinto che sia il passo naturale della loro relazione. Lei, però, vive con un trauma irrisolto che le provoca attacchi d’ansia e un rifiuto istintivo verso qualsiasi impegno definitivo. La notte, dopo un misterioso impatto celeste, Ruth si imbatte in qualcosa di alieno e incomprensibile. Da quel momento, la natura attorno a loro diventa ostile e la relazione tra i due si incrina fino a trasformarsi in un confronto brutale.

Il film gioca abilmente su una crisi di coppia che nasce da un’asimmetria emotiva: lui convinto che il matrimonio sia il destino inevitabile, lei paralizzata dall’idea di un legame imposto dalle aspettative sociali. Il matrimonio qui non è romanticismo, ma pressione culturale, gabbia potenziale. Ruth è una donna che teme di perdere se stessa, e l’orrore soprannaturale diventa la materializzazione di questa paura. La dinamica ricorda l’inizio survival di Backcountry e Quicksand – Senza via di uscita, salvo poi virare verso la paranoia horror/sentimentale di Honeymoon, dove l’amore si trasforma in qualcosa di alieno e irriconoscibile.

Dan Berk e Robert Olsen proseguono il percorso iniziato con Villains – Malvagi: anche lì c’era una coppia al centro del racconto, ma filtrata da un’ironia pulp. Qui il tono è più asciutto, meno giocoso, e proprio per questo più disturbante. I due registi dimostrano di saper lavorare su spazi limitati, tensione psicologica e ritmo controllato, con un uso intelligente del paesaggio naturale che diventa progressivamente claustrofobico.

Il vero punto di forza resta però Maika Monroe, ormai volto simbolo dell’horror contemporaneo dopo It Follows. La sua Ruth è fragile e combattiva, ironica e disperata, capace di passare da momenti di tenerezza a improvvise esplosioni di panico. Accanto a lei, Jake Lacy – visto nella serie The White Lotus – costruisce un Harry credibile e ambiguo, mai ridotto a semplice fidanzato sfigato me neanche banale simbolo del patriarcato. La chimica tra i due regge l’intero film, trasformando un high concept fantascientifico in un dramma intimo.

Dal punto di vista produttivo, il film è stato girato in Oregon con un budget visibilmente contenuto, sfruttando location naturali per amplificare il senso di isolamento. Presentato al festival SXSW, è arrivato in Italia prima in streaming su Paramount+ e poi in prima visione free su Rai4, trovando una seconda vita televisiva che ne ha consolidato il culto tra gli appassionati di horror indipendente.

Berk e Olsen confezionano un horror compatto, intelligente, capace di sorprendere con una seconda parte più fantascientifica e disturbante, senza perdere di vista il cuore emotivo della storia. Non tutto funziona allo stesso modo – qualche spiegazione di troppo nel finale smorza il mistero – ma il film resta un piccolo gioiello di tensione sentimentale e orrore cosmico a la Lovecraft. Un horror romantico e crudele che parla della paura più universale: quella di legarsi a qualcuno senza sapere chi diventeremo.

Massimiliano Gallone

PRO CONTRO
  • Ottima alchimia tra Maika Monroe e Jake Lacy.
  • Regia compatta e atmosfera inquietante con pochi mezzi.
  • Idea di base brillante sulla crisi di coppia trasformata in horror cosmico.
  • Ritmo centrale leggermente dilatato.
  • Alcuni snodi narrativi prevedibili per chi mastica horror.
VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)
Non siamo soli (Significant Other), la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.