Nonostante, la recensione

All’interno di un ospedale sito in un luogo non ben specificato della Capitale, e in modo più specifico nel reparto rianimazione, c’è una sorta di limbo in cui soggiornano le anime dei pazienti che si trovano sospesi tra la vita e la morte. Tra loro c’è un uomo che all’interno di quelle quattro pareti ci sta proprio bene. Non è poi così male stare in coma, perché ti fa stare rilassato e lontano da tutte quelle pesanti responsabilità che appartengono al mondo dei coscienti.

Lui (non ha un nome) passa così le giornate a girovagare per l’ospedale, a chiacchierare con le altre anime del suo reparto e fare la guardia al suo corpo disteso sul lettino d’ospedale. In una routine che è sempre uguale, queste anime devono solo imparare a difendersi da quelle improvvise e brusche folate di vento che annunciano che qualcuno è fuggito via per tornare tra i coscienti o per lasciare definitivamente il mondo dei vivi.

La quotidianità di Lui, tuttavia, viene sconvolta dall’arrivo di Lei, una nuova paziente ricoverata nel reparto. Lei è l’esatto opposto di Lui: spaventata, irascibile, determinata ad abbandonare quel limbo il prima possibile.

Presto tra Lui e Lei nasce una complicità destinata a trasformarsi in una strana forma di affetto: per la prima volta Lui ha qualcuno per cui vale davvero la pena lottare. Ma la lotta, in questo caso, consiste nella speranza di rimanere ricoverati in quel reparto il più a lungo possibile perché sia il risveglio che la morte potrebbero significare la perdita definitiva di quella complicità speciale.

Nonostante

In questi ultimi anni il cinema italiano ci ha abituati ad assistere, con sempre maggior frequenza, alla nascita di film che segnano il passaggio dietro la macchina da presa di chi solitamente sta davanti. Fino a qualche anno fa – salvo quei particolari casi in cui le due carriere sono nate praticamente insieme (come nel caso di molti comici) – era un evento abbastanza eccezionale vedere un noto attore “fare il salto” e cimentarsi, dopo una lunga carriera da interprete, nelle inedite vesti di regista.

Oggi invece è diventata la normalità e non si contano più i film diretti da attori. Un fenomeno, questo, che ha portato alla nascita di film importanti che hanno saputo fare la differenza al botteghino (il pensiero non può non andare all’opera prima di Paola Cortellesi, C’è ancora domani) ma che, dall’altro lato, ha condotto anche verso una inevitabile svalutazione della figura professionale del regista.

Valerio Mastandrea, attore che ormai non ha certo bisogno di presentazioni, questo “salto” lo ha fatto per la prima volta nel 2005, dirigendo il cortometraggio scritto da Daniele Vicari Trevirgolaottantasette (3,87), ovvero un piccolo grido di denuncia nei confronti del drammatico problema delle morti bianche in Italia (il titolo, non a caso, si riferiva alla media delle persone che in Italia muoiono ogni giorno sul posto di lavoro).

Nonostante

Una fugace incursione nella regia che è rimasta sospesa per ben tredici anni. Siamo quindi nel 2018 quando Mastandrea debutta alla regia di un lungometraggio con la sua opera prima, Ride, un dramma introspettivo ed emotivo che parte proprio dal fenomeno delle morti bianche per indagare sul mondo interiore di una donna che, reduce dall’improvvisa morte del marito a causa di un incidente sul lavoro, si ritrova alle prese con un’insolita elaborazione del lutto: mentre tutti sono tristi e schiacciati dal dolore, proprio lei non riesce a piangere in alcun modo. E questa cosa le crea un’enorme frustrazione e insicurezza con l’avvicinamento del giorno in cui si terrà il funerale.

Ride si rivela purtroppo un flop al botteghino, un film dolcemente dedicato a chi rimane che tuttavia non viene capito dal pubblico: troppo intimo e troppo sospeso nella narrazione, poco divertente per essere una commedia ma troppo surreale per poter essere preso come dramma serioso. Pur non venendo premiato al box-office, Mastandrea dimostra il giusto coraggio per esordire con un’opera prima lontana dalla comfort-zone del cinema italiano. Un racconto fuori dagli schemi che ci parla della dolorosa elaborazione del lutto attraverso uno sguardo inedito e senza dubbio audace.

Sette anni dopo Ride Valerio Mastandrea si presenta al pubblico con Nonostante, presentato all’81ª Mostra d’arte cinematografica di Venezia come film d’apertura della sezione Orizzonti.

Nonostante

Se si conosce il percorso artistico/registico di Valerio Mastandrea, la visione di Nonostante non può che suscitare uno spiccato sentimento di interesse perché ci fa capire che il regista – che in questo caso decide di essere anche l’attore protagonista – è in possesso di un’idea di cinema molto precisa, squisitamente personale, e con un fil-rouge così forte a collegare un’opera con l’altra da farci capire in un batter d’occhio che Mastrandrea non è solo un attore che ha deciso di fare il regista, bensì è un artista che ha maturato la giusta sensibilità per poter essere un autore. E questa non è assolutamente cosa da poco.

Se con Ride, infatti, il regista ha ripreso la tematica delle morti bianche già affrontata in Trevirgolaottantasette per innescare un surreale e malinconico discorso circa l’elaborazione del lutto, in Nonostante torna prepotente la tematica della morte come costante ineluttabile della vita. Ma se il precedente film era – come detto – dedicato a chi resta e dunque determinato a raccontare le conseguenze del trapasso su chi invece è rimasto in vita e non può far altro che piangere (o ridere) per la scomparsa, quest’opera seconda si pone su una prospettiva diversa in merito all’argomento. Una prospettiva quasi opposta. Si, perché Nonostante è implicitamente dedicato a coloro che sono sospesi tra la vita e la morte, a quanti dunque hanno già un piede dall’altra parte pur avendo ancora qualcosa che li tiene imprigionati in questo mondo.

Valerio Mastandrea, dunque, in questo suo delicato percorso autoriale, continua a riflettere in modo assolutamente non banale sulla morte cercando – molto probabilmente – di esorcizzare alcune sue paure e fragilità che sanno essere alquanto profonde.

Nonostante

In modo ancora più esplicito di Ride, anche in Nonostante la morte è un qualcosa che non fa paura. Anzi, per alcuni aspetti è persino liberatoria. Non bisogna piangere per quelli che vanno via, diretti probabilmente verso una dimensione altra a noi preclusa, l’unica cosa con cui si deve imparare a convivere è il vuoto che la morte lascia. E quindi sia la sua opera prima che quest’opera seconda diventando, ognuna a modo proprio, due elaborazioni del lutto intese come accettazione del vuoto.

E a tal proposito diventa particolarmente calzante la scelta di Mastandrea di ambientare il suo secondo film in questo particolare limbo tra la vita e la morte. I protagonisti, che non sono fantasmi bensì anime sospese figlie di quella dimensione di transito, guardano alla morte nella stessa maniera in cui guardano alla vita. Nel mondo di Nonostante non c’è alcuna differenza tra chi vive e chi muore, il dramma è esattamente lo stesso, perché sia uscire dal coma che passare a miglior vita significa abbandonare per sempre quel limbo. Dunque, quella dimensione. Perciò perdere in modo definitivo ciò che di buono è nato in quella situazione di mezzo. Un po’ come quando ci si sveglia dopo una lunga dormita senza avere alcun ricordo di ciò che la mente ha sognato, anche quando si esce dal limbo tutti i ricordi riferiti a quella fase vengono spazzati via in un istante. Ed è perciò qui che si innesca il dramma del film, nel momento in cui Lui si innamora di Lei e inizia perciò a riflettere sull’inconsistenza del loro incontro: tutto può essere cancellato da un momento all’altro se solo uno dei due muore…o si risveglia dal coma.

Nonostante

Pur parlando di morte, dunque, Nonostante di Mastandrea diventa un inno silenzioso e particolarmente efficace nei confronti della vita. Un film apparentemente disilluso e cinico ma che in realtà è aggrappato all’esistenza molto più di quanto vogliono farci credere i loro protagonisti (esattamente come il bellissimo finale di Ride, tra l’altro).

Facendo proprie alcune suggestioni di Paradiso amaro di Alexander Payne, de Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders e persino di Ghost di Jerry Zucker, Nonostante è un film che riesce ad avvalersi anche di una certa originalità, così come di un tono narrativo che continua ad essere molto in contrasto con quella “zona di conforto” in cui tendono solitamente a rifugiarsi gran parte delle commedie italiane.

Nonostante affronta tematiche tanto importanti quanto scomode, lo fa esibendo un certo fanatismo nei confronti dell’aldilà e ricorrendo ad una cifra stilistica che contempla il massiccio uso del surreale.

Valerio Mastandrea, perciò, firma un film molto coraggioso che si macchia – forse – dell’unica colpa di non aver osato abbastanza.

Nonostante

Scritto a quattro mani dallo stesso Mastandrea insieme a Enrico Audenino (già sceneggiatore di Ride, oltre che di Padrenostro di Claudio Noce), Nonostante vede il suo limite più grande in una scrittura che sembra quasi aver paura di addentrarsi troppo a fondo all’interno di quel mondo. Purtroppo, la sceneggiatura del film pecca un po’ di superficialità nel racconto, a tratti si avverte una certa frettolosità narrativa, quasi a voler tenere a tutti i costi Nonostante all’interno degli ex-canonici 90 minuti di durata. Ed è un vero peccato perché questa fretta porta inevitabilmente verso una spiacevole leggerezza con cui vengono sciolti molti nodi cruciali della vicenda. Infatti, se tutte le regole che governano il limbo sono ben raccontate e approfondite, non si può dire lo stesso delle relazioni interpersonali tra i personaggi. Il rapporto tra Lui e Lei, in modo specifico, abbraccia un’evoluzione troppo repentina e questo porta inevitabilmente lo spettatore a non riuscire ad empatizzare come dovrebbe con la loro storia d’amore. Così come avrebbe meritato più spazio anche il rapporto tra le anime dell’ospedale e il volontario che ha la facoltà di riuscire a comunicare con esse. Una figura, quest’ultima, che se raccontata in modo più incisivo avrebbe reso più efficace ed emozionante tutto l’atto finale del film.

È un peccato trovarsi di fronte a queste leggerezze di scrittura che fanno quasi pensare che lo stesso Valerio Mastandrea non abbia creduto abbastanza all’incredibile potenza del suo racconto. Perché l’aggettivo superficiale mal si coniuga ad un film come questo che, in potenza, è di una profondità ed una complessità emotiva che raramente riusciamo a trovare nel Nostro cinema contemporaneo.

Nonostante

Nel cast del film, oltre allo stesso Mastandrea che interpreta il disilluso protagonista, troviamo anche Dolores Fonzi nei panni di Lei, Lino Musella e Laura Morante nel ruolo di due anime che popolano il reparto dell’ospedale, il bravo Giorgio Montanini nei panni del volontario con capacità ultraterrene e, in ruoli che sono poco più che cammei, anche Barbara Ronchi e Luca Lionello.

In definitiva Nonostante è una coraggiosissima opera seconda, così come la conferma di un percorso autoriale molto chiaro e incredibilmente coerente. Un film assolutamente interessante che sa essere divertente e malinconico al tempo stesso, riflessivo e struggente, ma purtroppo frenato da una scrittura che avrebbe dovuto crederci di più concedendo alla propria storia molto più tempo e respiro per approfondire situazioni e personaggi.

Comunque, Valerio Mastandrea si conferma regista interessante oltre che un bravissimo interprete. Uno di quei (pochi) casi in cui il passaggio da davanti a dietro la macchina da presa ha avuto assolutamente senso. Adesso attendiamo l’opera terza.

Giuliano Giacomelli

PRO CONTRO
  • Valerio Mastandrea, al suo secondo film, dimostra di essere un autore con le idee chiare, con una particolare sensibilità artistica e un percorso registico già messo molto a fuoco.
  • Il parallelismo tra morte e vita attraverso gli occhi di chi sta in coma è una delle cose più belle partorite dal nostro cinema contemporaneo.
  • Il tono del film, costantemente a cavallo tra commedia, dramma dolce/amaro e un massiccio utilizzo dell’elemento surreale.
  • Una scrittura a tratti frettolosa, superficiale, che non dona il giusto respiro a certe situazioni e ad alcuni personaggi.
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Nonostante, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating

One Response to Nonostante, la recensione

  1. Anna Maria Ghianda ha detto:

    Mi spiace non mi è piaciuto assolutamente,per me non è riuscito a rendere la tematica,trovato molto noioso ,scarsi i dialoghi

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