Rob Zombie Collection: la trilogia della famiglia Firefly disponibile in un prestigioso cofanetto Midnight Classic… che delude le aspettative!

Nelle scorse settimane Midnight Factory ha fatto parlare molto di sé, generando fermento tra le chiacchiere da web e creando anche un po’ di sano malcontento, più o meno comprensibile. Nel giro di pochi giorni, sfruttando la sua prestigiosa collana Midnight Classics, ha messo sul mercato due attesissimi cofanetti che promettevano di coprire alcuni gap importanti del circuito home video italiano. Il primo cofanetto ad essere stato rilasciato è stato Kill Bill Boxset, un’occasione ghiotta per poter rivedere (e possedere) il capolavoro di Quentin Tarantino per la prima volta in edizione 4K UHD. Purtroppo, il cofanetto in questione non ha mancato di sollevare polemiche, sia per un prezzo di mercato ritenuto da molti eccessivo e sia per un Master 4K non proprio all’altezza. Il secondo cofanetto invece, disponibile solo da pochissimi giorni, è Rob Zombie Collection, splendido pezzo Limited Edition 4 Blu-ray disc che raccoglie in un unico box la celebre trilogia cult del regista – La casa dei 1000 corpi, La casa del diavolo, 3 From Hell – facendo arrivare il terzo capitolo per la prima volta su supporto fisico italiano (prima d’ora era stato reso disponibile solo per la visione on demand su Prime Video).

Ad attendere questa Rob Zombie Collection erano in tanti e alla fine, purtroppo, Midnight Classics ha disatteso le aspettative mettendo sul mercato un cofanetto esteticamente impeccabile (come sempre!) ma dal contenuto decisamente pigro. Non solo manca l’edizione Unrated de La casa del diavolo (edita all’estero, dunque questa poteva essere la giusta occasione per recuperarla ed offrire qualcosa di nuovo rispetto alle edizioni italiane precedenti), non solo non è stato doppiato in italiano 3 From Hell, ma aprendo il box si può notare anche una spiacevole azione di “riciclo” che mai ci saremmo aspettati da Midnight Factory: il Blu-ray del secondo film della trilogia è proprio lo stesso editato da Eagle Pictures nel 2012, con persino la stessa serigrafia sul disco utile a rompere la coerenza estetica dei prodotti Midnight. Questa forma di sciatteria è poco accettabile per un prodotto “da collezione” che viene venduto a prezzi non proprio economici.

La casa dei 1000 corpi.

Nel 2003 lo scenario horror statunitense si stava preparando a vivere un periodo abbastanza florido che, pur non brillando in quanto ad originalità (di lì a poco ci sarebbe stata l’invasione dei remake, prequel e sequel), ha portato alla realizzazione di alcuni titoli che hanno saputo trovare il modo di ri-settare un certo immaginario. Dopo un decennio (gli anni ‘90) in cui l’horror si era rifugiato in una dimensione più educata, sicuramente più sensibile alle atmosfere piuttosto che al sensazionalismo, nel 2003 le cose iniziano a cambiare con una certa velocità e l’horror si preparava a vivere un nuovo periodo in cui la violenza, la sporcizia e la cattiveria tornavano a generare incassi al box office.

Forse il titolo che più di ogni altro ha fatto tornare di moda la violenza sul grande schermo è stato il remake di Non aprite quella porta a firma Marcus Nispel, rivelatosi inaspettatamente un enorme successo commerciale (più di 100 milioni di incasso a fronte di un budget di poco meno di 10 milioni), seguito subito dopo da Saw di James Wan (2004) e Hostel di Eli Roth (2005) che hanno inaugurato ufficialmente la stagione dei torture porn.

Ma prima di Nispel, Wan e Roth c’era stato proprio La casa dei 1000 corpi di Rob Zombie, ovvero il folle esordio dietro la macchina da presa dell’ex leader del gruppo musicale metal White Zombie.

La casa dei 1000 corpi si presenta sin da subito come qualcosa di anomalo e malsano, un mix impazzito tra cultura pop e sano fanatismo verso il cinema d’exploitation del passato. Il film d’esordio di Rob Zombie, destinato a diventare uno dei primi grandi cult di genere del nuovo millennio, inizia le danze con il piede sbagliato: le riprese terminano nel 2000 ma il film fatica a trovare una distribuzione fino al 2003, quando viene acquisito dalla Lionsgate dopo che la Universal ha mollato il progetto temendo l’imposizione del divieto ai minori di 17 anni da parte del MPAA. Una paura che, effettivamente, si trasformerà in realtà.

Citazionista oltre ogni limite, voglioso di applicare la grammatica dei videoclip musicali al cinema, ricco di guest star che hanno nutrito un certo immaginario per decenni (da Karen Black a Bill Moseley passando inevitabilmente per Sid Haig), La casa dei 1000 corpi viene presto demolito dalla critica di settore che fatica a capirne lo spirito, l’audacia e l’importanza. Ma il film è destinato ad essere avvolto da quell’aura di cult, soprattutto all’indomani dell’uscita del suo sequel: lo stupendo La casa del diavolo.

La casa del diavolo.

Demolito dalla critica ma rivelatosi comunque un buon successo al box office (quasi 18 milioni di incasso a fronte di un budget di appena 7 milioni), La casa dei 1000 corpi mette subito la Lionsgate nella posizione di commissionare a Rob Zombie un sequel del film. Nel 2005 esce nelle sale La casa del diavolo (The Devil’s Rejects), un sequel che non solo supera il predecessore ma si impone – ad oggi – come vero capolavoro all’interno della filmografia del regista metallaro.

Con La casa del diavolo Rob Zombie sembra voler seguire l’insegnamento del suo maestro Tobe Hooper. Proprio come lui, infatti, che senza temere ha condotto Non aprite quella porta 2 verso i territori della commedia grottesca anziché quelli originali del survival horror, anche Rob Zombie decide di donare alla sua opera prima un sequel pronto a stravolgere ogni cosa, in primis proprio il genere di riferimento.

La casa del diavolo abbandona il linguaggio e ogni stereotipo del cinema horror per trasformarsi in un sorprendente crime polveroso e on the road che guarda fieramente a Il mucchio selvaggio di Sam Peckinpah, La rabbia giovane di Terrence Malik e il nostrano Cani arrabbiati di Mario Bava. Ma soprattutto è un sequel che stupisce tutti per il coraggio nel ribaltare la prospettiva, facendo diventare indiscussi protagonisti del racconto coloro che erano stati villain nel film precedente.

La famiglia Firefly non è più la minaccia: Otis (Bill Moseley), Capitano Spaulding (Sid Haig) e Baby (Sheri Moon) sono adesso i protagonisti di una pellicola selvaggia e dai toni western, in fuga da un sadico sceriffo che vuole vendetta (ancora una volta, proprio come Boude “Lefty” Enright in Non aprite quella porta 2 di Hooper).

Come il precedente, anche La casa del diavolo viene premiato dal box office (16 milioni di incasso a fronte di un budget di 7 milioni) ma la critica, ancora una volta, fatica a capire in pieno la visione autoriale e il progetto registico di questo folle metallaro che ha deciso di passare dietro la macchina da presa.

Il film diventa rapidamente un cult, fissa i Firefly nell’immaginario collettivo e restituisce al pubblico uno dei finali più belli, struggenti e romantici di questo primo quarto di secolo. Un piccolo gioiello da vedere e rivedere.

Rob Zombie appende al chiodo i Firefly per passare definitivamente ad altro. Nel tempo, rilasciando interviste, manifesta più volte la volontà di regalare un terzo film a quei personaggi così amati, ma sembrano solo chiacchiere nostalgiche uscite dalla bocca di un regista ormai passato a circuiti decisamente più mainstream (Halloween – The Beginning e Halloween 2).

Ma nel 2019 tutte quelle chiacchiere nostalgiche assumono finalmente concretezza e dopo una serie di film poco fortunati che hanno visto Rob Zombie tornare ad un cinema più underground (Le streghe di Salem e 31, senza considerare il film animato The Haunted World of El Superbeasto), il nostro metallaro mantiene la sua promessa e realizza 3 From Hell, terzo e conclusivo capitolo dedicato alla famiglia Firefly.

3 From Hell.

Per molti anni Rob Zombie ha nutrito le speranze dei suoi fan promettendo un ritorno sul grande schermo della famiglia Firefly. Una promessa sicuramente audace, visto e considerato quel finale perfetto de La casa del diavolo. Persino i due protagonisti Bill Moseley e Sid Haig – come raccontano in uno degli extra presenti in questo box – dichiarano di aver spesso smentito in pubblico quelle chiacchiere di Rob Zombie, ritenendo impossibile una nuova avventura dei Firefly.

Eppure nel 2019 le cose hanno girato in un altro verso e Rob Zombie ha deciso di mantenere la parola data, dimostrando una certa coerenza oppure – a voler essere più maligni – una buona dose di disperazione artistica nel partorire idee nuove e originali. Dopo una serie di film poco fortunati e – diciamocelo – anche poco riusciti, il nostro metallaro ha pensato bene di ritornare a camminare sui suoi passi migliori, rimettendo mano a quella sua proprietà intellettuale che gli ha dato gloria e onore.

Rob Zombie, che, come ha spesso dichiarato, non ama abbracciare scelte convenzionali e si diverte a spiazzare il pubblico e i fan del genere (cosa che ha ampiamente dimostrato ad ogni regia, soprattutto nel suo personalissimo dittico su Michael Myers), opta per un terzo capitolo sui Firefly che parte da un obiettivo chiaro e destabilizzante: negare il bellissimo e struggente finale del film precedente.

Otis, Baby e Capitano Spaulding non sono morti. Come nel più improbabile dei film western, i tre sono sopravvissuti alla sparatoria e, dopo essersi completamente rimessi, subiscono un processo che li rende celebri e che vede parte dell’opinione pubblica schierata in loro favore. I Firefly diventano così un’icona mediatica (esattamente come fu per Charles Manson e la sua Famiglia) e Rob Zombie continua a traghettare i suoi beniamini in una direzione sempre più distante da quella di partenza. I villan non sono più una minaccia da temere (La casa dei 1000 corpi), non sono più solo dei protagonisti con cui empatizzare (La casa del diavolo) ma assurgono a perverso modello reazionario nei confronti di un Sistema che sembra non ascoltare le richieste di un’ampia fascia di popolazione.

Con 3 From Hell Rob Zombie firma il suo film concettualmente più politico, peccato però che questa volta non abbia avuto il coraggio di cavalcare quell’idea fino in fondo: sarebbe stato divertente (e in linea con questa trilogia impazzita) se questo terzo capitolo fosse stato un vero e proprio dramma giudiziario ambientato in tribunale. Da sempre narratore libero e provocatorio, questa volta Zombie sembra essersi piegato troppo alle aspettative dei suoi fan e dunque con 3 From Hell, pur dopo aver smentito il finale del film precedente, non fa altro che ripercorrere con poca fantasia lo schema de La casa del diavolo con i Firefly questa volta in fuga verso il Messico.

Unica enorme differenza: nella formazione del trio di assassini, adesso, il compianto Sid Haig (presente solo all’inizio del film) lascia il passo ad una new entry, Richard Brake che interpreta Winslow Foxworth Coltrane, fratellastro di Otis.

Con una messa in scena un po’ poverella che lascia avvertire il budget contenuto (solo 3 milioni di dollari), 3 From Hell si rivela un seguito non all’altezza dei due film precedenti e dunque lascia sorgere molte domande sulla reale utilità di questo terzo capitolo. Forse davvero, come hanno sostenuto per anni Bill Moseley e Sid Haig, sarebbe stato giusto lasciare riposare per sempre i Firefly e ricordarli con quell’ultima corsa disperata, tra sangue e pallottole, accompagnati dalle note di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd.

Rob Zombie Collection: un cofanetto Blu-ray tanto bello quanto pigro e scorretto!

Se seguite le nostre rubriche dedicate all’home video, vi sarà sicuramente capitato più volte di imbattervi in qualche nostro pezzo dedicato a Midnight Factory. Solitamente apprezziamo moltissimo l’operato di questa label (che ad oggi continua ad essere tra le migliori che abbiamo in Italia) e, soprattutto quando ci offre un prodotto della linea Midnight Classics, è impossibile contenere o negare l’entusiasmo.

Ma questa volta siamo delusi, per alcuni aspetti ci siamo anche sentiti un po’ presi in giro, perché questo cofanetto Rob Zombie Collection sembra davvero confezionato “alla buona”, quasi adagiandosi sulla sicurezza di un fandom ormai conquistato e pronto a perdonare ogni cosa. Ma non è così, purtroppo, soprattutto in vista di un prodotto mirato ai collezionisti e che viaggia su prezzi di mercato importanti.

Diciamolo subito: esteticamente il prodotto è meraviglioso, ma questo ormai non fa più notizia. Come sempre accade con i prodotti Midnight Classics, anche questa volta possiamo confidare su una doppia cover cartonata rigida (che esibisce un artwork davvero molto bello), all’interno del quale un digipack contenente un mini-booklet, tre cartoline da collezione (una per ogni film) e ben 4 dischi Blu-ray: i tre film + un intero disco bonus. Due titoli su tre erano già stati editi in passato (da Eagle Pictures) su supporto ad alta definizione, quindi l’unica vera novità introdotta da questo box è 3 From Hell, per la prima volta stampato su supporto fisico (fino ad ora era solo visionabile su Prime Video) anche se privo di doppiaggio in italiano. E già questo non è un fattore di poco conto. Ma su questo vogliamo comunque chiudere un occhio.

Ciò che davvero colpisce in negativo, una volta aperto il box, è scoprire che il Blu-ray de La casa del diavolo è esattamente lo stesso messo sul mercato nel 2012 da Eagle Pictures. E non parliamo solo di contenuto, proprio il disco è lo stesso, con tanto di serigrafia sul Blu-ray (utile a rompere la coerenza estetica dei dischi) e fascetta blu con logo della Eagle Pictures. Cioè, davvero siamo davanti ad una spregiudicata azione di riciclo nei confronti dei dischi rimasti in disuso nei magazzini della Eagle. E questa cosa, oltre a far perdere prestigio ad un’edizione che si presenta lussuosa, si porta dietro la seconda presa in giro di questo cofanetto.

Nel retro di questa Rob Zombie Collection possiamo leggere in bella vista “oltre 8 ore di contenuti extra”. Vero, gli extra sono abbondanti e interessanti, peccato che nel conteggio di queste 8 ore sia stato inserito due volte il Making of de La casa del diavolo: 30 giorni all’inferno. Parliamo di un Making of della durata di 2 ore e mezzo, dunque con un peso specifico all’interno delle 8 ore, inserito sia nel vecchio disco de La casa del diavolo edito da Eagle (in quanto faceva già parte dei contenuti extra dell’edizione 2012) che riproposto nel Bonus Disc come contenuto inedito. Ecco, su questo genere di presa in giro è davvero difficile poter chiudere un occhio.

Su tutto il resto abbiamo poco di cui lamentarci. Tecnicamente i prodotti sono comunque molto validi, offrendo – in tutti e tre i casi – una buonissima resa video e un altrettanto valido reparto sonoro. I contenuti extra, come si diceva, sono comunque abbondanti pur non essendo del tutto veritiera la questione delle 8 ore e sono per lo più inseriti nel Bonus Disc. Tuttavia, alcuni extra possiamo trovarli spalmati anche nei dischi dedicati ai singoli film. Sul disco de La casa dei 1000 corpi, infatti, possiamo trovare il commento audio con il regista e sceneggiatore Rob Zombie, un Making of d’epoca de La casa dei 1000 corpi (4 minuti), l’ironica featurette Tiny F**Ked a Stump (3 minuti), due teaser trailer e il trailer in italiano del film. Sul disco del secondo film, invece, possiamo trovare gli stessi extra che erano presenti nel disco edito nel 2012: intervista sanguinolenta (2 minuti), tributo a Matthew McGrory (2 minuti), video musicale di Buck Owens “Satan’s Got to get Along Without Me” e i due fake-spot del Capitano Spaulding “Mary, la scimmia umana” (1 minuto) e lo spot natalizio (1 minuto). Si prosegue con un video amatoriale di Otis (53 secondi), 11 scene eliminate dal cut finale, una reel di errori sul set e una simpatica fake-featurette promozionale ambientata nello studio del Morris Green Show (13 minuti). L’offerta si conclude proprio con il Making of 30 giorni all’inferno (2 ore e 24 minuti). Tra gli extra contenuti sul disco di 3 From Hell, invece, si segnala il commento audio con il regista e sceneggiatore Rob Zombie.

Il Disco Bonus è suddiviso in tre sezioni: ognuna delle quali dedicata ad uno dei tre film della saga dei Firefly. Nella sezione de La casa dei 1000 corpi troviamo: interviste d’epoca al cast tecnico e artistico (Rob Zombie, Karen Black, Bill Moseley, Sid Haig, Sheri Moon, Rainn Wilson, Chris Hardwick, Erin Daniels, irwin Keys, Jennifer Jostyn, Wayne Toth), un dietro le quinte suddiviso in 5 capitoli, i testi tecnici per il look del Dr. Satana (2 minuti) e i test per il look del Professore (2 minuti). Ancora: il provino di Dennis Fimple e le prove di preparazione con il cast (7 minuti).

Nella sezione dedicata a La casa del diavolo, invece, ritroviamo solo il corposo Making of 30 giorni all’inferno (2 ore e 24 minuti), mentre nel comparto di 3 From Hell ci viene proposto un altrettanto corposo Making of che ha sempre il sapore di un documentario sulla lavorazione del film: To Hell and Back (1 ora e 34 minuti).

Giuliano Giacomelli

ROB ZOMBIE COLLECTION

Label: Midnight Factory per Plaion Pictures

Formato: Limited Edition 4 Blu-ray + Book da collezione

La casa dei 1000 corpi

Video: HD 1080p @23,98fps – 1.78:1 BD50

Audio: Italiano, Inglese 5.1 DTS-HD Master Audio

Sottotitoli: Italiano

Extra: Commento audio con il regista e sceneggiatore Rob Zombie, Making of de La casa dei 1000 corpi, Tiny F**Ked a Stump, Teaser Trailer 1, Teaser Trailer 2 , Trailer italiano.

La casa del diavolo

Video: HD 1080p @24fps – 1.78:1 BD25

Audio: Italiano, Inglese 5.1 DTS-HD Master Audio

Sottotitoli: Italiano e italiano n/u

Extra: L’intervista sanguinosa, Tributo a Matthew McGrory, Video musicale di Buck Owens “Satan’s Got to Get Along Without Me”, Pubblicità: Mary, la scimmia umana, Pubblicità natalizia di Spaulding, Video amatoriale di Otis, Scene eliminate, Errori sul set, Il Morris Green Show, Making of: 30 giorni all’inferno.

3 From Hell

Video: HD 1080p @23,98fps – 1.78:1 BD50

Audio: Inglese 5.1 DTS-HD Master Audio

Sottotitoli: Italiano

Bonus Disc

La casa dei 1000 corpi: Interviste, Dietro le quinte, Test del Dr. Satana, Test del Professore, Provino di Dennis Fimple, Le prove del cast.

La casa del diavolo: Making of: 30 giorni all’inferno

3 From Hell: To Hell and Back: Il Making of di 3 From Hell – Documentario 2019.

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