Scary Movie, la recensione del sesto film
Dopo tredici anni di assenza dal grande schermo, la saga di Scary Movie torna al cinema con un sesto capitolo che sceglie consapevolmente di rinunciare al numero nel titolo per presentarsi come un reboot. Una scelta tutt’altro che casuale, perché esattamente come Scream del 2022 che prende di mira più di ogni altro film, anche Scary Movie vuole essere contemporaneamente sequel, reboot e operazione nostalgia.
La serie creata dai fratelli Wayans arrivò in un momento perfetto. Il nuovo horror statunitense aveva trovato in Scream un modello vincente, e il cinema di genere del terzo millennio offriva una quantità inesauribile di bersagli da colpire. I primi due film, scritti e interpretati da Marlon e Shawn Wayans e diretti da Keenen Ivory Wayans, riuscivano nell’impresa di essere contemporaneamente parodie feroci e commedie autonome. Con il terzo capitolo, passato nelle mani di David Zucker, la saga raggiunse probabilmente il proprio apice creativo. Poi arrivò la lenta ma inesorabile discesa: il quarto episodio mostrava già segni di stanchezza, mentre Scary Movie 5 del 2013 rappresentò il punto più basso del franchise, tanto da rimanere per anni un esempio di sequel realizzato senza alcuna reale necessità.
Eppure, l’importanza culturale di Scary Movie resta enorme. Senza il suo successo probabilmente non avremmo assistito all’invasione di parodie che ha caratterizzato gli anni Duemila, da Hot Movie a Epic Movie, passando per Disaster Movie e decine di imitazioni più o meno riuscite. Il ritorno dei Wayans, assenti dalla saga dal 2001, sembrava dunque una garanzia. Purtroppo non basta tornare alle origini per ritrovare automaticamente l’ispirazione perduta.
La trama riprende in maniera sorprendentemente fedele quella di Scream 5. Dopo essere sopravvissuta a un’aggressione di Ghostface, l’adolescente Martedì (Savannah Lee Nassif) richiama in città la sorella Sara (Olivia Rose Keegan), che torna accompagnata dal fidanzato Jack (Cameron Scott Roberts) per scoprire l’identità del killer. La ricerca conduce inevitabilmente proprio alla mamma di Sara e Martedì, Cindy Campbell (Anna Faris), ormai ritiratasi a vita solitaria come un’eremita. Attorno a loro gravitano Brenda (Regina Hall), i suoi figli, i fratelli Shorty (Marlon Wayans) e Ray (Shawn Wayans), l’agente Doofy (Dave Sheridan) e una nuova generazione di vittime e sospetti in una costruzione che ricalca quasi pedissequamente la struttura del film di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett.
Come già accadeva in parte in Scary Movie 2 con Haunting – Presenze, anche questo nuovo capitolo sceglie di costruirsi attorno a un unico film guida. La differenza è che stavolta Scream 5 viene seguito in maniera molto più pedissequa, diventando la vera e propria ossatura narrativa dell’intera operazione. Una scelta interessante sulla carta, ma che finisce per limitare la sensazione di caos creativo che aveva reso memorabili gli episodi migliori.
Questo non significa che manchino le altre parodie. Anzi. Il film è un gigantesco frullatore di riferimenti che comprende I Peccatori, The Substance, Weapons, Final Destination 3, Final Destination: Bloodlines, Halloween (2018), Michael, Nosferatu, Longlegs, Terrifier 3, Smile, M3GAN, Get Out, John Wick, Scream VI e Ma. Probabilmente c’è anche qualcos’altro che sfugge a una singola visione. Il problema è che individuare i riferimenti è molto più divertente che assistere alle gag che li accompagnano.
Il difetto principale di questo sesto Scary Movie è infatti la sorprendente scarsità di risate. Le gag partono spesso da intuizioni valide, ma raramente riescono a costruire un crescendo comico efficace. È come se il team di sceneggiatori composto da Marlon Wayans, Shawn Wayans, Keenen Ivory Wayans, Craig Wayans e Rick Alvarez fosse stato più interessato a compilare una lista di film da prendere in giro che a sviluppare vere situazioni comiche.
Le battute sessuali e razziali abbondano, esattamente come nei primi due capitoli. La differenza è che allora erano inserite all’interno di una struttura narrativa dal ritmo forsennato e trovavano quasi sempre il modo di esplodere in una risata liberatoria. Qui invece molte finiscono per spegnersi sul nascere. Ci si ritrova spesso a sorridere più che a ridere davvero.
Paradossalmente, il film dà il meglio di sé quando abbandona la parodia cinematografica e si trasforma in satira sociale. Le stoccate contro la cancel culture, il politically correct, le guerre culturali americane, i repubblicani, il vittimismo identitario, l’ICE e perfino gli Epstein Files risultano molto più affilate e divertenti di qualsiasi scena che coinvolga Ghostface o gli altri bersagli horror. In quei momenti si percepisce una reale voglia di colpire il presente, mentre le parodie sembrano spesso un compitino svolto per dovere contrattuale.
Anche il ritmo ne risente. Con i suoi 95 minuti, Scary Movie è il capitolo più lungo della saga e, incredibilmente, anche uno dei più lenti. Un’affermazione che fino a qualche anno fa sarebbe sembrata impossibile. Alcune sequenze si trascinano ben oltre il necessario e la continua alternanza tra trama principale e sketch scollegati finisce per spezzare la narrazione.
Resta comunque qualcosa da salvare. Il ritorno di Cindy, Brenda, Shorty e Ray possiede un indubbio valore nostalgico e il finale affronta con una certa intelligenza il tema del metacinema, trasformandosi in una riflessione ironica sulla stessa ossessione hollywoodiana per reboot, sequel e operazioni nostalgia. Una conclusione sorprendentemente lucida che riesce persino a prendere in giro il film che la contiene. E le gag continuano anche durante i titoli di coda, in perfetta tradizione Wayans.
Peccato che per arrivarci occorra attraversare un film che sembra aver perso la qualità più importante per una commedia: la capacità di far ridere davvero. Dopo tredici anni di attesa, il ritorno di Scary Movie non è il disastro annunciato che fu il quinto capitolo, ma neppure quella rinascita che i fan speravano. È una reunion simpatica, a tratti nostalgica, ma raramente irresistibile.
Roberto Giacomelli
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