So cosa hai fatto, la recensione del legecy sequel del 2025
L’uscita di So cosa hai fatto nei cinema nel 1997 fu di un tempismo perfetto, dal momento che in tutto il mondo era tornato a spopolare il filone horror degli slasher-movie grazie al successo di Scream (1996). Pur essendo sostanzialmente differente e avesse alla base un romanzo (scritto da Lois Duncan nel 1973), il film di Jim Gillespie si inseriva perfettamente nel solco creato dal capolavoro di Wes Craven, con il quale condivideva anche lo sceneggiatore, quel Kevin Williamson che oggi è alle prese con la regia proprio del settimo Scream.
A distanza di 26 anni dal primo film, Scream aveva tentato un rilancio con un quinto capitolo, anche quello di successo. E la storia si è ripetuta ancora una volta, perché lo slasher è tornato anche stavolta sulla tabella delle priorità dei vari Studios. E anche So cosa hai fatto, che nel frattempo ha seguito una sua strada autonoma che si è diramata tra sequel e reboot tv, ora si unisce giustamente a questa nostalgia per gli anni ’90 con un nuovo film che cerca di seguire la strada battuta dai nuovi Scream.
Possiamo chiamarlo legacy sequel o requel, come declamava Mindy Meeks-Martin in Scream 5. “Non è proprio un remake, non è proprio un sequel… è una via di mezzo. È il ‘requel’. Una nuova storia che riprende tutto da capo ma resta ancorata all’originale – diceva la nipote di Randy Meeks nel film del 2022 – Riprendono la storia, aggiungono nuovi personaggi, ma devono sempre riportare tutto indietro, all’inizio. E sapete perché? Perché è quello che il fandom vuole. Vogliono nuovi volti, vogliono un po’ di sangue fresco… ma non puoi fare un reboot ignorando tutto ciò che è venuto prima. Devi onorare il passato. Devi riportare in scena i personaggi originali. È la regola del requel: non puoi andare avanti senza tornare indietro.”
E So cosa hai fatto 2025, senza numerazione nel titolo proprio come Scream 2022, pur essendo un vero e proprio sequel, segue alla lettera la regola dei requel. Ma sapete qual è il paradosso? Che alla fine dei giochi somiglia più a Scream che allo stesso So cosa hai fatto!
Southport, North Carolina. Ava torna dal college per partecipare al compleanno della sua migliore amica Danica e fare una rimpatriata con gli amici del liceo. Dopo la festa, le due amiche con i rispettivi fidanzati Milo e Teddy e una vecchia amica con cui avevano perso i contatti, Stevie, decidono di andare a vedere i fuochi d’artificio del 4 luglio sulla scogliera, nella famigerata Curva del Diavolo. Ma inebriati dal fumo e dall’alcool, i cinque amici causano un incidente mortale e, nonostante cerchino di prestare un primo soccorso, scelgono poi di fuggire promettendosi di non dire mai a nessuno quello che è accaduto quella notte.
Un anno dopo, durante la sua festa di addio al nubilato, Danica riceve un biglietto anonimo con su scritto “so cosa hai fatto la scorsa estate” e da quel momento la vita dei cinque amici piomba nel terrore perché un misterioso assassino vestito da pescatore e armato di uncino inizia ad eleminare prima i loro cari. poi anche loro. L’unico modo per uscire vivi da questa situazione è contattare Julie James, che quasi trent’anni prima proprio in quella città è sopravvissuta a una situazione inquietantemente simile.
Se l’ossatura di So cosa hai fatto 2025 è esattamente quella del film del 1997, la sostanza è decisamente differente.
I tempi sono cambiati, c’è consapevolezza di quello che si sta facendo e dello status di cult che molti prodotti pop del passato hanno ormai assunto. Quindi un terzo film della saga di So cosa hai fatto, realizzato a distanza di quasi trent’anni dall’ultimo (non viene ovviamente preso in considerazione il direct-to-dvd del 2006 Leggenda mortale) deve necessariamente mutare radicalmente per parlare alle nuove generazioni e, contemporaneamente, attirare come un magnete quella che è cresciuta nel mito dell’originale. Per questo motivo, la regista e co-sceneggiatrice Jennifer Kaytin Robinson, che aveva già diretto l’instant-cult Do Revenge, guarda al passato con un misto di nostalgia e dissacrante auto-ironia, quella anche un po’ vuota tipica della Generazione Z.
Tutto il film, infatti, si muove parallelamente su un doppio binario: il passato e la sua negazione.
Quello che è accaduto a Southport nel 1997 è stato letteralmente cancellato dalla Storia della città perché ne aveva infangato la reputazione. Il sindaco Spencer ha ormai da tempo rilanciato l’immagine della ridente cittadina costiera fatta di pescatori, reginette di bellezza e fuori pirotecnici ed è fermamente convinto a tenere alta la bandiera di Southport; quindi, tutto il marcio, compresa la tragica storia di Julie e Ray, è stato nascosto sotto il tappeto.
In questo contesto di drastica cesura col passato, ci sono due eventi che invece ne riportano in auge la “gloria”: l’incidente che apre nuovi scenari di orrore e la presenza di una podcaster di true-crime intenzionata a fare la sua nuova puntata proprio sul massacro di Southport del 1997.
E qui entra in gioco la nostalgia, entrano in gioco la Julie e il Ray di Jennifer Love Hewitt e Freddie Prinze Jr., invecchiati con grande fascino, e tutto il loro mondo anni ’90. Ma come dice un personaggio nel film “la nostalgia è sopravvalutata”, per questo Jennifer Kaytin Robinson gioca continuamente a dissacrare quello che noi quarantenni di oggi consideriamo sacro, ma con un effetto quasi opposto. Perché le cose migliori di So cosa hai fatto 2025 sono quelle riprese direttamente dal 1997 e non mi riferisco solo ai vecchi personaggi e alla struttura narrativa, ma tutti quegli inside-jokes mirati proprio a celebrare il film ormai iconico di quasi trent’anni fa.
Il resto? Sinceramente è mediocrissimo. I personaggi sono scritti in maniera poco convinta e poco convincente, a cominciare dalla protagonista interpretata da Chase Sui Wonders (Bodies Bodies Bodies, Città in fiamme), un personaggio che in un qualsiasi altro slasher di un tempo sarebbe stata tra le prime vittime e qui è eletta a final girl. Se paragoniamo Ava con Julie davvero il confronto è impietoso. Tanto che, a rubarle costantemente la scena è la “spalla” Madelyn Cline che interpreta la bionda e svampita ex reginetta Danica. Lei è l’unico personaggio del lotto a mostrare una costruzione ponderata e una precisa impronta di caratterizzazione, a cui sicuramente contribuisce la simpaticissima prova dell’attrice. Gli altri, dal bulletto figlio di papà Teddy (Tyriq Withers) alla timida e proletaria Stevie (Sarah Pidgeon), per non parlare del fidanzatino complessato Milo (Jonah Hauer-King), davvero non hanno la forza di supportare la storia e far affezionare a loro lo spettatore.
Va spezzata una lancia a favore della costruzione whodunit interna al film: Jennifer Kaytin Robinson e il co-sceneggiatore Sam Lansky riescono a confondere le acque centellinando i sospetti in modo tale che ogni probabile assassino viene presto eliminato, lasciando in parte spiazzati con i colpi di scena. A tal proposito, però, c’è un progressivo accumulo di elementi paradossali e, se vogliamo, anche privi di una reale logica che donano alla conclusione del film un alone trash.
La seriosità del film originale, a tratti compromessa dal comunque riuscito secondo film, qui sembra ad un ceto punto lasciare consapevolmente il passo a una compiaciuta tendenza a non prendersi sul serio. E qui viene meno il confine che separava So cosa hai fatto da Scream, al punto tale che So cosa hai fatto 2025 è molto più vicino, per spirito e costruzione, proprio alla saga inaugurata da Wes Craven invece che al film a cui fa da sequel.
Così facendo si va a perdere l’identità, il motivo per cui oggi ricordiamo e celebriamo il cult del 1997, che non è solo per la presenza di un pescatore assassino munito di uncino e alcuni volti noti del passato, ma per le sfumature, esattamente quelle sfumature che non riconducono il tutto al gran calderone della nostalgia. Perché si sa, la nostalgia è sopravvalutata!
Roberto Giacomelli
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