Superman, la recensione del film di James Gunn

Una serie di didascalie informa lo spettatore dell’esistenza millenaria dei Metaumani, della nascita di Kal-El, del suo destino come Superman, ma anche del suo impegno nell’impedire la guerra tra due nazioni (immaginarie) dell’Europa dell’Est. Ogni evento ha fatalmente il 3 come cifra ricorrente: 3 mila anni fa, 30 anni fa, 3 anni fa, 3 settimane fa… Il 3, numero che simboleggia la perfezione, la completezza, la divinità. E 3 sono anche i minuti passati da quando Superman, per la prima volta, è stato sconfitto! Infatti, conosciamo “Big Blue” mentre precipita dal cielo schiantandosi violentemente al suolo, in prossimità della sua Fortezza della Solitudine tra i ghiacci, ferito, dolorante, incapace di muoversi. Solo il suo irruento amico peloso Krypto può aiutarlo conducendolo all’interno della Fortezza; e solo i suoi Robots possono assisterlo favorendo un bagno di luce solare che può rimetterlo in sesto.

Ma cosa è successo a Superman?

Tutto risale a quelle fatidiche tre settimane prima, all’intervento dell’eroe per impedire che la Boravia invada la nazione confinante Jarhanpur. Un intervento visto dal leader dalla Boravia come una dichiarazione di schieramento da parte degli Stati Uniti e per questo la nazione belligerante dell’Est Europa ha mandato a Metropolis il suo “metaumano” noto come Martello della Boravia. Indistruttibile e incredibilmente capace di ferire Superman. Ma cosa si nasconde dietro questo intervento distruttivo della Boravia? Superman lo scoprirà presto e il suo acerrimo nemico Lex Luthor vi gioca un ruolo fondamentale.

Per il reboot di Superman, che funge anche da reboot all’universo cinematografico DC, James Gunn mette le carte in tavola fin dai primissimi minuti: stavolta Superman torna alle origini, quelle solari, scanzonate, anche un po’ ingenue, dei fumetti, soprattutto dei fumetti della Golden e Silver Age.

Le nazioni immaginarie di Boravia e Jarhanpur e il loro conflitto? Arrivano direttamente da Action Comics num.2 del 1939. I Robot-Superman? Di tanto in tanto li abbiamo trovati in epoca contemporanea (basti pensare al capolavoro di Grant Morrison All-Star Superman), anche se sono stati progressivamente eliminati post-Crisi, ma erano ricorrenti nella Silver Age. Il super-cane Krypto? Nasce editorialmente a metà anni ’50 ed era popolarissimo nella Silver Age, prima di essere tolto di mezzo per quasi un ventennio nell’epoca post-Crisi.

Quindi James Gunn va a pescare direttamente da quel materiale coloratissimo che ha dato origine al mito, quel materiale che curiosamente non è mai stato vera fonte d’ispirazione per il cinema che ha raccontato Superman, se non, in parte, per la saga classica con Christopher Reeve. Infatti, se proprio vogliamo cercare un labile punto d’incontro del Superman di Gunn con le precedenti opere sull’Azzurrone, quell’incontro è Superman II di Richard Lester.

Dunque, via quel tono grave e serioso che Zack Snyder aveva conferito al suo Uomo d’acciaio nel tentativo di creare continuità con i Batman di Nolan, con parziale ispirazione al Superman post-Crisi, e ben venga un vero ritorno all’essenza primordiale di Superman.

Al di là di quelle ridicole e infantili fazioni da social (che vengono anche sagacemente “perculate” nel film di Gunn riducendo gli haters a scimmie-bot), l’operazione condotta con il Superman 2025 è molto intelligente e votata all’esigenza di non creare ripetizione, offrendo un Superman come non si era mai visto al cinema. Un Superman che piacerà tantissimo a chi Superman davvero lo conosce dai fumetti, perché ne coglie lo spirito.

Infatti, guardare Superman di James Gunn offre un’esperienza molto simile a quella di leggere un fumetto: scaraventa lo spettatore nel mezzo dell’azione e lo accompagna per 129 ritmatissimi minuti lungo una storia semplice ma allo stesso tempo carichissima di suggestioni e, soprattutto, perfettamente inserita in un universo preesistente, in cui si muovono personaggi e molti eventi sono già accaduti.

Superman combatte megalomani, mostri giganti, robot, ma salva anche cagnolini e scoiattoli, occupandosi perfino di problemi sociali finendo in prima persona vittima di una campagna di denigrazione su vasta scala amplificata dai mass media. Il film di Gunn è un equilibratissimo connubio tra leggerezza e riferimenti alla contemporaneità, perfino con stoccate politiche. Perché è vero che Boravia e Jarhanpur sono luoghi immaginari nati nel 1939, ma è impossibile non vederci la Russia e l’Ucraina di oggi; così come la shitstorm che si abbatte su Superman è il chiaro riflesso denigratorio che una corrente politica applica verso lo straniero (un immigrato), manipolando i media e accusandolo di imporre la propria cultura.

Lex Luthor è il megalomane, il ragazzo viziato, l’uomo invidioso, lo scienziato, l’intelligenza che tenta di battere la forza, l’aspirante capo di Stato, è Elon Musk; è tutto questo ma è esattamente il Lex Luthor che compare sui fumetti, l’acerrimo nemico di Superman perché sì, il villain al suo stato puro. E Nicholas Hoult lo interpreta in maniera perfetta, discostandosi intelligentemente dal Luthor di Hackman e Spacey, evitando l’over-acting e il grottesco ma sottolineando la fragile umanità di un aspirante superuomo con il complesso d’inferiorità.

E l’umanità è la chiave scelta anche dal nuovo Superman interpretato da David Corenswet, supereroe frutto di una precisa scelta e non della predestinazione. Quindi quella consapevolezza divina attorno alla figura di Superman – tipica dell’era post-Crisi e sulla quale avevano giocato Singer e Snyder – qui lascia il passo a un’umanizzazione, alla ricerca di un’identità propria che si scrolli di dosso il peso della discendenza kryptoniana. Non è un caso se qui Superman non è quasi mai Clark Kent, quindi il suo travestimento, e non viene mai chiamato Kal-El, quindi con il nome “nobile”. Qui Superman è Superman, simbolo della pace e dell’uguaglianza, del bene e del giusto, ispirazione per gli oppressi, figlio di Jonathan e Martha, due anziani del Kansas che ne hanno forgiato i valori da brav’uomo.

Attorno a Superman e Lex ci sono, poi, una marea di personaggi. Per la prima volta conosciamo davvero tutta la redazione del Daily Planet che oltre alla Lois Lane dell’ottima Rachel Brosnahan conta un Jimmy Olsen (Skyler Gisondo) dal fascino irresistibile (proprio come nei fumetti!), il caporedattore Perry White (Wendell Pierce), l’egocentrico inviato sportivo Steve Lombard (Beck Benett), l’opinionista di lifestyle e gossip Cat Grant (Mikaela Hoover) e il reporter Ron Troupe (Christopher McDonald). Poi c’è la Justice Gang proprietà di Maximilian Lord (Sean Gunn in un micro-cameo) composta dalla Lanterna Verde Guy Gardner (Nathan Fillion), Mr. Terrific (Edi Gathegi, è quello che ha il ruolo più ampio) e Hawkgirl (Isabela Merced). Infine, ci sono gli sgherri di Luthor, tra i quali spiccano il misterioso Ultraman, la letale Engineer (Maria Gabriela de Faria) e Rex Mason, meglio noto come Element Man (Anthony Carrighan). Insomma, tanti personaggi che rischiavano di sovraffollare l’avventura di Superman e che invece risultano incredibilmente ben bilanciati nella storia e utili a creare un contesto.

Superman rinasce nel segno dell’ironia (mai invadente) e della leggerezza, ma c’è anche un afflato politico-sociale e soprattutto tanta sincera conoscenza del materiale originario, quello a fumetti. Perché i tempi sono ormai maturi, dopo quasi trent’anni di dominio dei cinecomics, per parlare direttamente a chi i fumetti li conosce davvero, riconoscere mainstream ciò che i produttori di questi film consideravano fino a qualche anno fa una nicchia. L’unico rischio è che tutti gli altri, un cinecomic così puro, possano non capirlo.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • La volontà di restituire agli spettatori il Superman dei fumetti.
  • Gli ottimi effetti speciali visivi.
  • Il contesto che serve a dare l’idea di universo già avviato.
  • Nicholas Hoult su tutti.
  • Purtroppo la scellerata gestione delle IP DC Comics da parte di Warner Bros. ha portato una parte degli spettatori del DCEU inaugurato da Snyder a trascinarsi infantilmente un’antipatia a prescindere per questo progetto. Queste persone, conoscano o meno fumetti, vi diranno sempre e comunque che Superman di James Gunn è un brutto film e questo ne minerà la reputazione.
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