Archivio tag: festa del cinema di roma 2025
ROFF20. California Schemin’: l’esordio alla regia di James Mcavoy sui Silibil N’ Brains, la band rap scozzese che si finse americana
Based on a true lie.
Dundee, Scozia, 2003. Gavin Bain (Séamus McLean Ross) e Billy Boyd (Samuel Bottomley) sono due giovani appassionati di hip hop, che passano le giornate tra la monotonia del lavoro in un call center al sogno di sfondare nel mondo della musica. Bullizzati da ragazzi in giacca e cravatta, con il loro skate i due attraversano un contesto sociale privo di grandi prospettive, lontano dal clamore di Londra dove cresce sempre di più l’hype verso il rap americano sull’onda del successo di Dr. Dre, Snoop Dogg ed Eminem. Può esistere un Eminem inglese? La sfida lanciata dalla Neonote diretta da Anthony Reeds (James Mcavoy) viene colta da Gavin e Billy che viaggiano fino a Londra per un’audizione, ma verranno derisi per il loro forte accento scozzese. I selezionatori non erano interessati alla musica “straniera” e il duo non aveva l’estetica da MTV ricercata dall’etichetta. I due escogitano quindi un piano, fingendosi americani e provando nuovamente la fortuna a Londra, dove questa volta verranno invece accolti a braccia aperte.
ROFF20. Queens of the Dead, la recensione dello zombie movie di Tina Romero
È impossibile parlare di Queens of the Dead senza evocare la lunga ombra di George A. Romero, il padre dello zombie movie moderno. Con La notte dei morti viventi (1968), Zombi (1978) e Il giorno degli zombi (1985), Romero non solo ridefinì un genere ma costruì una mitologia sociale: i morti che tornano in vita come metafora del consumismo, della decadenza e dell’alienazione dell’uomo moderno. Una rivoluzione che ha marchiato a fuoco l’horror postmoderno e di cui ancora oggi si avvertono le conseguenze in decine di prodotti derivativi.
In questo contesto, l’arrivo di Queens of the Dead, film d’esordio della figlia Tina Romero, non poteva che essere accolto con curiosità e aspettative. Figlia d’arte e cresciuta letteralmente sul set dei film del padre, Tina decide di omaggiarne la memoria tentando però una strada del tutto personale: fondere lo zombie movie classico con l’estetica queer e la commedia demenziale. Un’idea audace, potenzialmente dirompente, che sulla carta sembrava che potesse ridefinire un filone ormai logoro.
ROFF20. L’accident de piano, la recensione del film di Quentin Dupieux
Il cinema di Quentin Dupieux è da sempre sinonimo di bizzarro, un cinema anarchico che si dipana tra storie originali e sopra le righe. Pensiamo a Rubber (2010), che trasformava uno pneumatico in un killer dotato di volontà propria, oppure a Réalité (2012), Au poste! (2018), Doppia pelle (2019) o Mandibules (2020). film in cui l’assurdo diventa cifra stilistica, lo humour nero si mescola al grottesco e la logica del sogno/allucinazione prende il sopravvento sulla rigorosa struttura narrativa. Con L’Accident de piano l’artista francese continua su questa scia, sperimentando, provocando e giocando con i codici del cinema contemporaneo, in particolare con la satira sociale e la deformazione della realtà.








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