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Train to Busan, la recensione dello zombie movie di Yeon Sang-ho

Tra i tanti filoni del genere horror, lo zombie movie è quello che più di tutti ha saputo stare al passo con i tempi e adeguarsi ai nuovi gusti del pubblico. Ne sono una testimonianza le numerose serie tv con protagonisti i morti viventi, The Walking Dead e Z Nation su tutti, e i tanti titoli provenienti da ogni parte d’Europa che hanno contribuito a rendere questo genere un fenomeno su scala universale a anche molto vario in quanto a tematiche ed approccio sia narrativo che stilistico: dalla saga mockumentary spagnola [Rec] passando per l’action francese La Horde fino ad arrivare all’esilarante commedia britannica London Zombies.

Insomma, un clima fervente nel quale non poteva mancare il cinema orientale che fa sentire la sua voce con Train To Busan del regista sudcoreano Yeon Sang-ho, presentato all’undicesima edizione della Festa del cinema di Roma ed autentica rivelazione della manifestazione capitolina. Un film che sa abbinare intrattenimento e temi profondi in maniera molto equilibrata in quanto diverte senza mai scadere nel trash e regala momenti melodrammatici molto intensi, a tratti però alleggeriti dalla consueta ironia orientale che non fa mai prendere tutto troppo sul serio.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Holy Night – I Cacciatori di Demoni, la recensione

Se c’è una cosa che il cinema dell’Estremo Oriente ha dimostrato di saper fare particolarmente bene è mescolare l’orrore con le arti marziali. Alla base di questa tradizione c’è anche il folklore dei jiangshi, i celebri cadaveri ambulanti della cultura cinese, diventati protagonisti di un intero filone del cinema di Hong Kong a partire da Mr. Vampire (1985) di Ricky Lau. In quei film sacerdoti taoisti, talismani, rituali, creature soprannaturali e combattimenti acrobatici convivevano naturalmente, trasformando l’esorcista in una figura a metà tra il religioso e il guerriero. Una formula che sarebbe stata ripresa e reinterpretata anche in opere più cupe e autoriali come Rigor Mortis (2013) di Juno Mak.

Il cinema sudcoreano contemporaneo ha invece sviluppato una strada diversa, contaminando l’horror soprannaturale con l’action e, in tempi più recenti, con l’immaginario supereroistico. Un esempio particolarmente calzante è The Divine Fury (2019) di Kim Joo-hwan, nel quale un campione di MMA scopre di possedere poteri legati alle stigmate e finisce per collaborare con un sacerdote esorcista.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La saga di The Roundup: un pugno di adrenalina e umanità

La saga di The Roundup, iniziata con The Outlaws nel 2017 e proseguita con The Roundup (2022), The Roundup: No Way Out (2023) e The Roundup: Punishment (2024), rappresenta una delle vette più alte del cinema d’azione coreano contemporaneo. Al centro di questo universo narrativo c’è Ma Seok-do, interpretato da Ma Dong-seok (alias Don Lee), un detective dalla forza sovrumana e dal cuore d’oro, che affronta bande criminali con un mix di violenza bruta e principi morali solidi. Ogni film della saga aggiunge nuove sfumature al personaggio e al genere, mantenendo però una coerenza stilistica che ha conquistato il pubblico internazionale. In Italia, i quattro capitoli della saga The Roundup sono stati trasmessi in esclusiva da Rai4, poi resi disponibili gratuitamente su RaiPlay.

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