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Se solo potessi ti prenderei a calci, la recensione

Nella prima scena di Se solo potessi ti prenderei a calci (If I Had Legs I’d Kick You) Linda (Rose Byrne) viene descritta dalla giovane figlia, che rimane fuori campo, come una donna elastica. Ma qualsiasi oggetto, per quanto resistente, prima o poi si spezza se tirato da tutte le parti. Un po’ come si spezza il soffitto dell’appartamento di Rose, lasciando un oscuro e inquietante buco, che più che dalla parete sopra di lei sembra provenire dalle profondità di sé stessa.

Se solo potessi ti prenderei a calci, presentato al Sundance e al Festival del Cinema di Berlino (dove è stato premiato con l’Orso d’Argento alla miglior interpretazione a Rose Byrne, che ha vinto anche il Golden Globe) e prodotto tra gli altri da A24, segna il ritorno alla regia di Mary Bronstein diciassette anni dopo l’esordio con il film indipendente Yeast con una giovanissima Greta Gerwig. Un lavoro, quello sul secondo film, che ha avuto un lungo processo di scrittura ispirato ad una vicenda personale della regista e sceneggiatrice (oltre che interprete) e che ruota attorno al trauma e allo stress di Linda, che deve bilanciare tra vita privata, lavoro e la cura della figlia, affetta da una misteriosa malattia che la costringe ad essere legata ad un tubo e ad una serie di macchinari medici particolarmente rumorosi.

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Valutazione: 8.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Se solo potessi ti prenderei a calci, intervista alla regista Mary Bronstein e alla protagonista Rose Byrne

Tra i film più interessanti della 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma, Se solo potessi ti prenderei a calci (If I Had legs I’d Kick You), premiato con l’orso d’argento alla miglior interpretazione protagonista a Rose Byrne al Festival di Berlino e ai Golden Globe, nonché candidato agli Oscar proprio per l’interpretazione dell’attrice, è il secondo film da regista di Mary Bronstein dopo l’esordio di 17 anni prima Yeast, con protagonista una giovane Greta Gerwig. Ispirato ad una vicenda personale della regista e sceneggiatrice (ed anche interprete), il film ruota attorno al trauma e allo stress di Linda, che deve bilanciare tra vita privata, il lavoro da terapeuta e la cura della figlia, affetta da una misteriosa malattia che la costringe ad essere legata ad un tubo e ad una serie di macchinari medici particolarmente rumorosi. Temporaneamente dislocata a causa di un improvviso buco nel soffitto che rende la sua casa inagibile, Linda attraversa una serie di eventi tragicomici che la porteranno a sprofondare sempre di più nelle sue ansie e nei suoi sensi di colpa in quanto genitore, mentre cerca disperatamente di fuggire dalla realtà che ha attorno ma che sembra continuare ad inseguirla.

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