Archivio tag: venezia 82

Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire: cronache di follia nel film di Gus Van Sant, disponibile in Blu-ray

Presentato fuori concorso alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Dead Man’s Wire – Il filo del ricatto segna il ritorno alla regia di Gus Van Sant con un thriller ispirato a una vicenda realmente accaduta, interpretato nei ruoli principali da Bill Skarsgård e Dacre Montgomery. Dopo una breve distribuzione cinematografica italiana a cura di BIM Distribuzione, il film approda finalmente in home video grazie a Eagle Pictures, disponibile in DVD e Blu-ray.

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Mio fratello è un vichingo (The Last Viking), la recensione della dramedy con Mads Mikkelsen

Drammatico. Dannatamente drammatico. Eppure, divertente da matti. Questa è la descrizione più autentica che si può fare di Mio fratello è un vichingo (The Last Viking), un film di produzione danese diretto da Anders Thomas Jensen, noto anche per il suo lavoro come sceneggiatore per la regista Susanne Bier e molti altri.

Difficile è invece incasellare questo film in un “genere” e persino raccontarne la trama senza rivelare troppo e riuscendo a restituire il tono generale. Ci provo: il burbero Anker (Nikolaj Lie Kaas), dopo aver rapinato una banca, corre dal fratello Manfred (Mads Mikkelsen) affinché gli dia una mano a nascondere la refurtiva prima che lo prendano. Manfred è un uomo-bambino, affetto da disturbi della personalità che lo portano per esempio a credersi un vero vichingo, ma dannatamente risoluto e che si butterebbe nel fuoco (letteralmente) per il fratello, con cui è vissuto in simbiosi fin dall’infanzia. Anker sa almeno di potersi fidare ciecamente di lui.

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Valutazione: 8.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Il mago del Cremlino – Le origini di Putin, la recensione

Una produzione francese in lingua inglese tratta dal romanzo di un autore italiano che parla della storia contemporanea russa. In due parole, Il mago del Cremlino – Le origini di Putin è il “film su Putin”, così come è stato più mediaticamente promosso, che qua ha il corpo e il volto imprevedibile di Jude Law: la magia è resa possibile sia dall’interpretazione che dal trucco, che restituisce un Putin forse non veramente somigliante ma convincente.

Non è, però, lui il protagonista della narrazione, come saprà già chi avesse letto il romanzo omonimo del 2022 di Giuliano da Empoli: la storia è narrata dal punto di vista di un personaggio semi-immaginario, Vadim Baranov (Paul Dano), il “Mago del Cremlino”, passato dal lavorare nel mondo dei primi reality show a diventare il consulente personale del futuro presidente/zar, dapprima riluttante poi con sempre minori scrupoli, nonostante la relazione con l’affascinante Ksenija (Alicia Vikander) lo costringa a riconsiderare le sue priorità.

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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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No Other Choice – Non c’è altra scelta. Il lavoro come lotta darwiniana: la recensione del film di Park Chan-Wook

Una villetta dalla bellezza abbagliante, una famiglia perfetta, un’azienda che premia i suoi dipendenti con delle anguille, You Man-su (Lee Byung-hun) ha tutto. Un’introduzione, quella di No Other Choice – Non c’è altra scelta, che col senno di poi appare ferocemente ironica: l’azienda di carta dove You Man-su ha lavorato per 25 anni è stata acquistata da un’impresa americana che sta portando grandi cambiamenti ed una profonda serie di tagli con l’accetta (dal titolo del libro The Ax di Donald Westlake da cui il film è ispirato), o di tagli di testa, come chiamano invece il licenziamento i coreani.

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Valutazione: 8.5/10 (su un totale di 2 voti)
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La Grazia, la recensione del film di Paolo Sorrentino

Il cinema di Paolo Sorrentino si esprime attraverso allusioni (e illusioni) in cui alcuni trovano un significato profondo e altri un altrettanto profondo vuoto. Se i due film precedenti del regista napoletano si ritrovano quasi agli opposti, tra il registro biografico che lascia sullo sfondo l’iconografia ormai cifra stilistica (a tratti autoparodizzata) di È stata la mano di Dio al simbolismo opulento di Parthenope che copre qualsiasi personaggio e stralcio di narrazione, La Grazia, film di apertura di Venezia 82,  presenta un ritorno a temi più vicini al Sorrentino politico de Il Divo e Loro, ma con un approccio differente.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Father Mother Sister Brother, la recensione

Jim Jarmusch torna dietro la macchina da presa con un trittico a cavallo tra Europa e Stati Uniti per raccontare i segreti e i tic di tre famiglie diverse. Il grande filo conduttore di Father Mother Sister Brother si dipana tra la bugia, il mistero, il non detto che sfiora il quotidiano in maniera a volte plateale, a volte appena percettibile.

Il “Father” del primo episodio è un immenso Tom Waits, che riceve a casa i figli Adam Driver e Mayim Bialik. I silenzi e gli imbarazzi coprono i segreti di un padre enigmatico, che nasconde ai figli più di una parte di sé: l’orologio è davvero falso? Come può trasformarsi quel salotto dall’aspetto modesto?

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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The Smashing Machine, la recensione dello sport drama con Dwayne Johnson

In uno dei piano sequenza più famosi della storia, Martin Scorsese segue l’entrata sul ring di Jake LaMotta (Robert De Niro), protagonista di Toro Scatenato, mostrandoci la concentrazione e la carica del pugile che sale sul ring, galvanizzato dall’euforia della folla. In The Smashing Machine, Benny Safdie segue con un piano sequenza l’uscita dal ring di Mark Kerr (Dwayne Johnson), esperto in lotta libera e wrestler americano che ha per la prima volta imparato il significato della sconfitta, svelandoci, in un percorso inverso rispetto a quello di Jake dal ring allo spogliatoio, la sua reazione, fino a quel momento inimmaginabile.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il Maestro, la recensione

Il nuovo lavoro di Andrea Di Stefano, Il Maestro, presentato fuori concorso all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è una bella sorpresa. Una commedia di formazione dolceamara capace di divertire prendendo direzioni inaspettate.

Siamo alla fine degli anni Ottanta: il tredicenne Felice, promettente tennista in erba, si è qualificato molto bene ai tornei regionali e il padre pensa sia pronto a fare il grande passo, affacciandosi alle competizioni nazionali. Convinto che il figlio abbia la stoffa per diventare un campione, il papà di Felice lo sottopone a un programma di allenamento rigoroso e impone a tutta la famiglia dei sacrifici per facilitare la carriera sportiva del ragazzo. Rinunciano addirittura alle vacanze estive per pagare un coach che possa accompagnare Felice ai tornei nazionali: la speranza è che il ragazzo possa fare l’ambito salto di qualità e la scelta ricade sull’ex tennista Raul Gatti (Pierfrancesco Favino), arrivato agli ottavi di finale negli Internazionali d’Italia.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Bugonia, la recensione del folle film post-verità di Yorgos Lanthimos

Tutto inizia con qualcosa di magnifico. Il mondo delle api è magnifico. Intense lavoratrici, attraverso l’impollinazione rendono possibile la vita in un’organizzazione perfetta attorno alla loro regina. Le immagini ingrandite e colorate di api e fiori sono accompagnate da una trionfante colonna sonora che ne sottolinea la grandezza, che però diventa sempre più dissonante e stonata via via che si introduce in questo mondo perfetto un nuovo elemento: gli esseri umani. Il mondo degli umani attraverso il continuo processo di industrializzazione ed inquinamento sta portando le api alla morte e all’abbandono delle proprie colonie.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Frankenstein di Guillermo Del Toro, il mito del nuovo Prometeo riletto ai tempi della A.I.

C’è una citazione celebre sul romanzo gotico di Mary Shelley che ci ricorda come: “La conoscenza è sapere che Frankenstein non è il mostro. La saggezza è sapere che Frankenstein è il mostro.”

Ecco, è a questo esatto nodo centrale che gravita attorno il nuovo adattamento di Guillermo Del Toro di un classico della letteratura così iconico dall’essere stato riproposto in mille forme diverse al punto tale che, a volte, a malapena ci ricordiamo quale sia la vera storia: è più facile pensare al buffo mostro dei costumi di Halloween, più che all’intelligentissimo, forbito e doloroso uomo artificiale nato dalla penna di Mary Shelley.

Guillermo Del Toro ci vuole riportare proprio a quella, invece, con fedeltà soprattutto spirituale, ma non solo. La storia di Victor Frankenstein e della sua “Creatura” senza nome è assurta a un livello di archetipo tale che sembra quasi un’urgenza ripeterla, ribadire ancora una volta nel XXI secolo quel memento antico quanto la nostra specie: non giocare a fare Dio.

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Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
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