The Animal Kingdom, la recensione

Nella mitologia classica abbiamo una grande varietà di creature che presentano un aspetto ibrido tra più specie, spesso fondendo insieme umano e animale. Una chimera, potremmo dire, generalizzando sul nome di quell’essere raccontato da Esiodo ed Omero che fu sconfitto da Bellerofonte, e che ha lo scopo di ammonire l’uomo sulla pericolosità e l’imprevedibilità della Natura.

Di letteratura e cinematografia dedicate al mito della “chimera” ne abbiamo una grande varietà e anche restringendo la selezione al solo ibrido uomo/animale troviamo un buon numero di esempi che spesso mostrano un’ideale fusione con suggestioni (fanta)scientifiche in cui è l’uomo ad essere l’artefice delle mutazioni, come accade nel capolavoro del 1896 di H.G. Wells L’isola del dottor Moreau, portato al cinema nel 1932 nel classico di Erle C. Kenton L’isola delle anime perdute, nel 1977 da Don Taylor con L’isola del dottor Moreau e nel 1996 da John Frankenheimer con L’isola perduta.

Oggi, in quel panorama cinematografico europeo ricco di fermento fantastico, spunta un titolo che rinnova il tema dell’ibrido uomo/animale e lo fa con un’opera dal grande valore simbolico che parla di diversità e di sensibilità ambientalista: The Animal Kingdom di Thomas Cailley.

In un presente alternativo in cui il mondo è stato misteriosamente colpito da un’epidemia che trasforma progressivamente alcuni esseri umani in animali, François deve affrontare la mutazione di sua moglie Lana e per questo si trasferisce con suo figlio sedicenne Émile nella città vicina alla struttura in cui Lana è ricoverata. Durante il trasferimento nella nuova struttura, però, il furgone dove è trasportata Lana con altri pazienti, va fuori strada e i pazienti sopravvissuti all’impatto fuggono nella foresta circostante. François inizia allora un’ossessiva ricerca della moglie, mentre Émile si accorge che anche lui sta mutando. Il ragazzo nasconde a suo padre e ai suoi amici questa condizione, ma si rende conto che la sua nuova natura può aiutarlo nella ricerca della genitrice.

Il modo in cui The Animal Kingdom si apre è fortemente indicativo del messaggio che vuole lanciare allo spettatore. Padre e figlio sono in macchina, bloccati in mezzo al traffico, in uno scenario densamente popolato, inospitale, inquinato dallo smog e dall’invasivo rumore dei clacson. Ad un certo punto, un furgone blindato rivela il tentativo di evasione del suo passeggero, un ragazzo munito di ali e di artigli, che crea un gran caos tra gli automobilisti. È la Natura che, a poco a poco, cerca di riprendersi i suoi spazi dando vita a un ossimoro vivente, un essere ibrido che cerca la libertà in un ambiente altamente repressivo e depressivo.

Da lì a poco, lo scenario in cui si svolge The Animal Kingdom si capovolge e vediamo quella Natura espandersi fino a diventare location prevalente. È una foresta, infatti, il luogo dove si ambienta gran parte del film di Thomas Cailley, uno scenario naturale che si popola un poco alla volta di creature metà uomini e metà animali, come Fix, il ragazzo aquila che ha aperto il film, oppure la bambina camaleonte che lo accompagna o lo stesso protagonista che, a poco a poco, vede il suo corpo mutare.

È Madre Natura che rivendica i suoi spazi e la sua centralità in una fiaba ambientalista che porta all’estremo il tema dell’eco-vengeance perché, in questo caso, la vedetta della Natura sull’uomo avviene contaminando l’uomo stesso con i geni animali per metterlo nella condizione di quelle specie cacciate, uccise e discriminate.

Ma la discriminazione del “diverso” diventa presto il tema centrale di The Animal Kingdom perché i mutanti, che vengono trattati come malati e rinchiusi in strutture in attesa di una cura, sono ostracizzati dalla società di normali, in parte temuti, spesso allontanati con violenza. Ed è per questo motivo che Émile nasconde – finché può – il suo cambiamento. L’unica persona di cui sembra potersi fidare è Nina, fortemente dislessica, che porta con sé un barlume di diversità e funge da ponte tra i normali e gli ibridi pur non presentato alcuna mutazione. Nina è la chiave per Émile di accettazione della sua condizione transitoria, della sua futura diversità.

Giocando con tutti gli elementi del filone coming of age, il regista e co-sceneggiatore (insieme a Pauline Munier) Thomas Cailley si concentra tanto sul processo di trasformazione quanto sulla percezione che i normali hanno dei mutanti, riflettendo su una società che fatica non poco ad accettare il cambiamento. Perché è evidente che l’uomo dovrà imparare a convivere con questa nuova condizione, con una specie di esseri viventi che fungono da ponte tra l’uomo e l’animale ma, come per ogni cosa nuova, c’è difficoltà ad aprirsi, a capire, ad accettare.

Uno dei grandi pregi di The Animal Kingdom è l’utilizzo degli effetti speciali, sia pratici che vfx, con un lavoro davvero imponente che gli ha fatto anche guadagnare un Premio César per la categoria apposita. Ispirandosi alle opere di Ron Mueck e Patricia Piccinini, The Animal Kingdom presenta una grande varietà di creature mutanti, alcune riprese anche in diversi stadi di trasformazione, dando vita a una delle opere europee più complesse e riuscite degli ultimi anni dal punto di vista effettistico.

Nel cast di The Animal Kingdom troviamo Roman Duris (I Tre Moschettieri, Cut! Zombie contro zombie, Acide) nel ruolo del padre, una figura chiave che nell’estrema positività del personaggio porta con sé importanti valori sul lascito (morale) da genitori a figli; Émile è invece interpretato dal bravissimo Paul Kircher, visto in Winter Boy, che riesce a esprimere perfettamente l’inadeguatezza del personaggio e l’irruenza della sua nuova condizione. In un ruolo di contorno troviamo anche la sempre gradevole Adèle Exarchopoulos, qui nei panni di una poliziotta che si occupa della ricerca dei pazienti fuggiti.

Dopo essere stato presentato al 76° Festival di Cannes, nella sezione e Un certain Regard, e aver vinto 5 premi César (su 12 nomination), The Animal Kingdom arriva anche nei cinema italiani il 13 giugno distribuito da I Wonder Pictures. Non perdetelo perché è una vera chicca per gli amanti del genere fantastico.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Una bellissima favola ecologista sul valore della diversità.
  • Gli effetti speciali sorprendenti.
  • Non presenta reali difetti.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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The Animal Kingdom, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating

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