The Krampus Rises, la recensione
Figura folkloristica radicata nelle tradizioni alpine, il Krampus è da secoli l’ombra oscura del Natale: un demone caprino che punisce i bambini cattivi, iconograficamente opposto a San Nicola e incarnazione del lato selvaggio e incontrollabile dell’inverno. Un personaggio che il cinema horror ha riscoperto solo negli ultimi dieci anni, soprattutto in chiave ironica o antinatalizia: Krampus di Michael Dougherty è l’esempio più noto, ma non mancano variazioni più feroci come Krampus: The Reckoning o A Christmas Horror Story. In questo solco si inserisce The Krampus Rises di Andrea Dalfino, ed è sorprendente come un’opera tutta italiana riesca a piazzarsi con così tanta sicurezza nel panorama del cinema di genere internazionale, dimostrando un’ambizione produttiva e un coraggio creativo rarissimi nel nostro territorio.
Un gruppo di amici in vacanza sulle Dolomiti, prima di raggiungere la baita presa in affitto, si ferma nel remoto villaggio di Talschlüss, dove l’accoglienza da parte degli abitati non è delle migliori e a poco servono le raccomandazioni di non avventurarsi nei territori montani più ostili perché i turisti infrangono ogni avvertimento. Durante un’escursione, una crepa tra i ghiacci porta Helena a rimanere intrappolata in una grotta ghiacciata dove un gigantesco cuore ibernato la attira come mossa da un impulso irrefrenabile. Da quel momento, una forza malefica che possiede il corpo di Helena inizia a propagarsi come un virus tra gli amici, anticipando la venuta di una creatura spaventosa e letale: il Krampus, Re dell’Inverno!
Da qui in avanti il film assume i toni dello slasher più puro: caccia, sangue, un killer sovrannaturale che emerge dall’oscurità in una progressione sempre più violenta. Ma ridurre The Krampus Rises al filone slasher sarebbe un errore, perché Dalfino si diverte a sovvertire continuamente le regole, cambiando pelle e genere con straordinaria disinvoltura.
Per gli standard italiani, The Krampus Rises è un film anomalo, quasi alieno: nessun pudore, nessun tentennamento stilistico, nessuna preoccupazione di “rientrare nei ranghi”. È puro cinema di genere, fatto e dichiarato come tale. E soprattutto è un film tecnicamente solidissimo, merito di una produzione agile ma sorprendentemente competente. Gli effetti speciali, curati da David Bracci e Chiara Livi, sono spesso splendidamente pratici: arti strappati, corpi deformati, prostetici complessi e colate di sangue sintetico che riportano alla memoria i fasti degli anni ’80. Una gioia per gli appassionati, che raramente possono vedere in Italia questo tipo di approccio artigianale ma ambizioso, preciso e generoso.
Altrettanto azzeccato il casting, composto da giovani attori che recitano in inglese con buona naturalezza, scelta che guarda all’internazionalità senza risultare artificiosa. Tra i nomi spiccano Giulia Cowie, Amélie Hois, Martina Avogadri, Andrea Beruatto, Giulio Greco, Sara Sedran e Joshua Albano tutti sorprendentemente credibili anche nei momenti più fisici ed estremi. E in una piccola ma significativa apparizione troviamo Marcello Fonte, volto noto grazie a Dogman di Matteo Garrone.
Seppur molto presente, il gusto citazionista di Dalfino non è mai sterile o compiaciuto; serve invece a ricreare un immaginario ricco e stratificato. Il risveglio del Krampus richiama esplicitamente Jason va all’inferno con il cuore che funge da vettore demoniaco; alcune sequenze nel bosco e in baita sono intrise di humour nero e violenza slapstick che strizza l’occhio a Evil Dead II; e c’è una magnifica scena onirica, distorta e perturbante, che sembra un frammento perduto della saga di Nightmare. Il film non si limita a replicare: rielabora con energia, trovando una sua identità a metà strada tra l’horror americano (con cui sicuramente gli autori sono cresciuti) e la sensibilità italiana.
Il climax finale è spettacolare, ricco di effetti, azione e un’atmosfera ritualistica che lega definitivamente il Krampus alla sua origine folklorica. È qui che il film dimostra tutta la sua ambizione, esplodendo in un terzo atto che sorprende e diverte, mantenendo uno spirito viscerale e dissacrante.
The Krampus Rises è stato presentato in anteprima al 45° Fantafestival, dove è stato premiato con una menzione per gli effetti speciali. È una delle più inaspettate sorprese italiane di genere degli ultimi anni, un’opera che dimostra quanto il nostro cinema possa ancora osare quando smette di vergognarsi del fantastico e abbraccia la sua natura più selvaggia.
Roberto Giacomelli
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