The Life of Chuck, la recensione
Se i nomi in rilievo sul poster di un film sono quelli di Stephen King e Mike Flanagan, non si può far altro che pensare di imbarcarsi nella visione di un film horror con tutti i crismi.
Con The Life Of Chuck non è esattamente così ma, in fin dei conti, non ci si allontana poi di molto.
Sì, perché The Life Of Chuck, trasposizione cinematografica dell’omonimo racconto di King, dalla raccolta Se scorre il sangue del 2020, è un horror mascherato da film di fantascienza, drammatico, un racconto di formazione o una favola dark-fantasy.
È “una moltitudine” di generi che, però, non fa altro che metterci di fronte ad alcune delle paure più ancestrali dell’essere umano: la morte, l’attesa, l’ignoto, il peso della vita che tutti portiamo sulle spalle e il tempo che scorre inesorabile tra gioie e dolori.
Eppure, lo scopo non è quello di terrorizzare lo spettatore ma, al contrario, prenderlo per mano e aprirgli gli occhi su quanto sia preziosa la vita e quanto valga la pena viverla, anche se semplice, normale e ordinaria.
Chi siamo, dove andiamo, quanto tempo abbiamo? Non importa, non possiamo avere certezze. Possiamo solo decidere come vivere il tempo che ci è concesso.
Un memento mori dalla durata di 1 ora e 51 minuti, che ci farà uscire dalla sala con una nuova consapevolezza e ci dà un messaggio tanto banale quanto sorprendente, ossia che la fine arriva per tutti e che dobbiamo dare valore ad ogni singolo momento, anche il più insignificante.
E come fare a celebrare al meglio la vita, se non parlando di morte, distruzione e catastrofi?
Flanagan ci racconta la vita di Chuck Krantz seguendo la narrazione di King, ma affidandosi anche ad un altro scrittore, Walt Whitman, che in una delle sue opere scriveva: “Mi contraddico? Certo che mi contraddico, sono vasto, contengo moltitudini.”
Perché il film stesso è una moltitudine, Chuck è una moltitudine, noi tutti siamo una moltitudine.
È proprio questa l’idea di base su cui si concentra tutta la narrazione. Ripercorriamo la vita di Chuck dal giorno della sua morte a quello della sua infanzia.
Si parte all’inverso, dal capitolo 3, in balia di un universo che sta inesorabilmente spegnendosi, mentre un uomo qualunque sta morendo.
Alcuni personaggi si preparano ad affrontare quella che è la fine del mondo, e intanto, per le strade delle città, in tv, in altri luoghi singolari, un cartellone pubblicitario celebra i 39 anni di vita di un certo, misterioso, Chuck.
La morte, o meglio, la sua attesa, risveglia nei protagonisti di questo primo capitolo dei sentimenti nuovi che li mette nella posizione di voler vivere gli ultimi istanti cercando il conforto di chi li ha amati, anche se relativamente lontani.
Nel secondo capitolo conosciamo finalmente Chuck, un uomo come tanti che, dopo un incontro di lavoro, si lascia trasportare dalla musica di un’artista di strada, regalandoci un momento di cinema davvero memorabile.
Nel primo capitolo, invece, viviamo le tappe principali della vita di Chuck, la sua infanzia, i suoi lutti, gli amabili nonni e una stanza misteriosa in cui non potrà entrare.
Tre capitoli che parlano semplicemente di vita, morte, felicità e dolore e tante altre piccole e insignificanti cose che, però, rendono piena l’esistenza.
La vita di Chuck è quella di tutti noi. Inspiegabile, misteriosa, irrazionale e sulla quale non abbiamo controllo, piena di domande per le quali non avremmo risposta. Ma che importa? L’importante è viverla in ogni attimo.
The Life Of Chuck ci racconta che ciò che per tutti può essere insignificante, per qualcun altro può essere l’intero universo, e ogni vita che si spegne porta con sé un mondo infinito.
Ci racconta la perdita, il dolore, l’accettazione, ma anche la gioia, il conforto e la pienezza di una vita vissuta in maniera consapevole.
Un film appagante e commovente che ci sbatte in faccia una realtà che è già sotto ai nostri occhi, ma che sta a noi cogliere.
The Life Of Chuck di Mike Flanagan, con Tom Hiddleston, Chiwetel Ejiofor, Karen Gillan, Mark Hamill, Mia Sara e Jacob Tremblay, sarà nei cinema il 18 settembre 2025 distribuito da Eagle Pictures.
Rita Guitto
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