The Rage, la recensione

Dmitriy Dyachenko è un nome che, almeno in patria, difficilmente ha bisogno di presentazioni. Il regista russo ha costruito gran parte della propria carriera intorno al cinema popolare, passando dalla commedia al fantasy fino a diventare uno dei principali artefici del successo della trilogia di The Last Warrior, kolossal fiabesco che ha conquistato il pubblico russo. Un percorso che rende ancora più curioso The Rage (Beshenstvo), perché con questo film Dyachenko abbandona le atmosfere fantastiche e familiari dei suoi lavori più fortunati per immergersi in un thriller cupo, ambientato tra neve, taiga e animali selvaggi. Un cambio di registro piuttosto netto per un regista abituato a produzioni decisamente più rassicuranti, anche se The Rage conserva una vocazione per il cinema popolare e spettacolare. Il film è stato realizzato con un budget nell’ordine dei 200 milioni di rubli, una cifra importante per una produzione russa di questo tipo, ma al botteghino non ha ottenuto risultati particolarmente brillanti, fermandosi ben lontano dall’essere un successo commerciale.

Igor è un uomo che ha deciso di tentare il tutto per tutto con il figlio Vovka, giovane tossicodipendente che sembra aver perso qualsiasi controllo sulla propria vita. Con una scusa lo conduce in una baita e, una volta lì, lo incatena al letto, privandolo di qualsiasi possibilità di procurarsi la droga. È un metodo brutale e disperato, ma Igor sembra non avere più alternative. Un branco di lupi affetti dalla rabbia assalta il villaggio vicino, trasformandosi in una minaccia letale per chiunque si trovi sul loro cammino. Uno degli amici di Igor viene ucciso e, mentre la polizia comincia a indagare sull’accaduto, l’uomo teme che la scoperta del figlio incatenato possa procurargli seri guai. Decide quindi di spostarsi ancora più lontano, verso una baita sperduta nel cuore della taiga. Ma la natura selvaggia ha già cominciato a dare la caccia a lui e Vovka: ai lupi rabbiosi si aggiunge infatti un enorme orso infetto.

Alla base di The Rage c’è un elemento di cronaca che rende la vicenda ancora più inquietante. Il film prende infatti spunto da una reale epidemia di rabbia che colpì la fauna dell’Estremo Oriente russo, in particolare l’Oblast’ dell’Amur, nel 2019, quando vennero registrati numerosi casi tra gli animali selvatici e domestici. La rabbia è una malattia virale particolarmente letale che colpisce il sistema nervoso centrale e può provocare negli animali aggressività incontrollata, rendendola una delle malattie più naturalmente predisposte a essere trasformate in materiale cinematografico. Dyachenko parte dunque da una situazione reale per portarla verso i territori del cinema di genere, prendendo un’emergenza sanitaria e trasformandola in un incubo di sopravvivenza.

Il risultato è curioso soprattutto perché The Rage sembra inizialmente voler essere qualcosa di molto diverso da un semplice film sugli animali assassini. La prima parte è infatti dominata dal rapporto tormentato tra Igor e Vovka e da un dramma familiare che conserva un’impronta fortemente russa, fatto di uomini incapaci di comunicare, metodi educativi brutali e tentativi disperati di rimettere insieme una famiglia ormai distrutta. È un’impostazione che conferisce al film una certa personalità, ma che al tempo stesso rischia di penalizzarne il ritmo. Per una buona porzione della durata, The Rage procede lentamente, soffermandosi sul conflitto tra padre e figlio senza riuscire sempre a mantenere alta l’attenzione dello spettatore.

Quando però i lupi cominciano ad assumere il ruolo di veri protagonisti, il film cambia completamente marcia. Dyachenko abbandona progressivamente il dramma familiare per abbracciare le dinamiche del survival movie virando verso il beast movie, con una serie di assalti sempre più violenti e spettacolari. È proprio nella sua progressiva degenerazione verso il cinema di animali assassini che The Rage trova la propria dimensione migliore, concedendosi anche qualche esagerazione che sembra uscita direttamente dai migliori prodotti di exploitation zoologica.

Curiosamente, per dare vita a questi feroci predatori, la produzione ha utilizzato alcuni lupi addestrati provenienti dall’Ungheria, già impiegati nella realizzazione de Il Trono di Spade. Un dettaglio produttivo particolarmente gustoso, che trova una sua ragion d’essere anche osservando la credibilità con cui gli animali vengono inseriti nelle scene. Le riprese, del resto, non sono state una passeggiata: il film è stato girato in condizioni invernali particolarmente difficili nella Repubblica dell’Altaj, con ulteriori lavorazioni in altre zone remote della Russia e in studio. La taiga innevata diventa così molto più di uno sfondo, trasformandosi in un ambiente ostile e quasi primordiale nel quale i personaggi sembrano progressivamente perdere ogni possibilità di controllo.

Meno convincenti sono invece gli effetti visivi, soprattutto considerando il budget a disposizione. Se i lupi funzionano abbastanza bene grazie anche all’impiego di animali reali, l’orso che compare nel climax finale denuncia più spesso la propria natura digitale. Eppure proprio questa sequenza rappresenta il momento in cui The Rage dà il meglio di sé, costruendo un confronto spettacolare e sopra le righe che sembra quasi appartenere a un altro film rispetto al dramma familiare dell’inizio.

A sostenere il tutto c’è soprattutto Aleksey Serebryakov, efficace nel ruolo di Igor, un uomo ruvido e pieno di contraddizioni che cerca di salvare il figlio attraverso un metodo tanto disperato quanto discutibile. Il rapporto tra i due rimane comunque il cuore del film e impedisce a The Rage di trasformarsi completamente in un semplice catalogo di attacchi animali.

In definitiva, The Rage è un film imperfetto ma curioso, che cerca di far convivere il dramma familiare con il survival movie e il beast movie, riuscendo soprattutto quando decide di lasciarsi andare alla componente più selvaggia e spettacolare. La prima parte è un po’ farraginosa e gli effetti digitali non sempre sono all’altezza, ma quando arrivano i lupi e soprattutto l’orso rabbioso il film trova finalmente la propria ragion d’essere. Un prodotto di genere insolito per il cinema russo contemporaneo, che gli appassionati di animali assassini potrebbero trovare decisamente più divertente di quanto il suo approccio drammatico lasci inizialmente immaginare.

In Italia The Rage è arrivato direttamente in home video, con un’edizione DVD distribuita da Blue Swan Entertainment.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Quando il film entra davvero nel territorio del beast movie, diventa teso, violento e divertente.
  • La taiga innevata dà al film un’autentica sensazione di isolamento e ostilità.
  • Il dramma familiare prende troppo spazio prima che il film trovi la sua dimensione più interessante.
  • Effetti visivi altalenanti.
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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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