Un sacchetto di biglie, la recensione
Parigi, Seconda guerra mondiale. I due giovani fratelli ebrei Joseph e Maurice Joffo (interpretati da Dorian Le Clech e Batyste Fleurial) sono costretti a lasciare la città: intraprenderanno così un viaggio irto di pericoli nella Francia occupata, al fine di ricongiungersi coi propri famigliari nella zona libera.
Gennaio è il mese della memoria, e questo prevede l’uscita di diversi film sull’Olocausto esercitanti, appunto, la funzione di promemoria di ciò che è stato e non deve ripetersi. Purtroppo questo genere cinematografico si adagia spesso sugli allori: forte di un argomento che fa sempre presa, finisce per trascurare altre componenti filmiche. In sintesi, se dovessimo giudicare solo gli intenti di Un sacchetto di biglie, questo prenderebbe 10. Ma qui siamo chiamati anche a considerare il valore cinematografico, il quale risulta meno eccellente.
Siamo di fronte a un film, infatti, che risulta in gran parte piatto, con poche rotondità. Un film costellato di simboli, più che di personaggi. Per fortuna verso il finale si riprende un po’, parlando di argomenti solitamente poco trattati al cinema: il regista Christian Duguay si sofferma sulle figure dei collaborazionisti francesi, nonché sulla crudele pratica post-conflitto che consisteva nel rapare a zero, davanti alla folla inferocita, le donne che erano state a letto coi nazisti. E forse ci voleva proprio un regista straniero (Duguay è originario del Québec), e quindi dotato del distacco “necessario”, per raccontare una pagina riprovevole della storia francese (e non solo).
La scelta di mostrare più risvolti della guerra regala dunque a Un sacchetto di biglie del valore aggiunto, così come gli spostamenti on the road dei due fratelli regalano un po’ di dinamismo a una vicenda che altrimenti sarebbe risultata eccessivamente monocorde.
Un sacchetto di biglie uscirà nelle nostre sale a partire da giovedì 18 gennaio distribuito da Notorious Pictures.
Giulia Sinceri
| PRO | CONTRO |
| Nella parte finale ha il merito di mostrare alcuni risvolti della guerra poco trattati al cinema. | Il film appare perlopiù come un “compitino” eseguito senza particolari guizzi. |











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