Venezia 82. Barrio Triste – Stillz e Arca in un’esperienza immersiva post-cinematografica tra le strade di Medellìn
Nelle scorse due edizioni della Mostra del Cinema di Venezia ad animare molte discussioni tra appassionati ed addetti alla critica ci hanno pensato i film di Harmony Korine, Aggro Drift e Baby Invasion. In realtà la parola “film” non è detto sia la più corretta per parlare di queste opere che ibridano cinema, videoarte, videogioco, in un folle sogno allucinato ed allucinante che sfida lo spettatore invitandolo in mondi digitali stranianti ed iperviolenti. Quest’anno Korine torna come produttore (con lo studio EDGLRD) di Barrio Triste, in concorso nella sezione Orizzonti, diretto dal fotografo e videomaker Stillz collaboratore di artisti come Bad Bunny e Rosalia, e con la colonna sonora di Arca.
Un reporter, a fine anni ‘80 nella periferia di Medellìn, aggiusta l’inquadratura per un servizio su delle strane luci che scendono dal cielo. Una banda di ragazzi poco distanti gli rubano la camera e lo uccidono. Il resto del film è un flusso di esperienze raccontate da questa camera attraverso cui attraversiamo le condizioni di degrado e abbandono sociale che per i protagonisti sono parte della loro vita quotidiana, in un auto racconto desolante e senza speranza.
È un viaggio sensoriale quello di Barrio Triste. Attraverso una pellicola degradata, il film sembra girato come se fosse costantemente zoomato su dettagli distorti dalla bassa qualità, dando un effetto nostalgico, tipico dell’old media, ed altamente immersivo. La camera diventa testimone soggettiva di un mondo di vie anguste, povertà e violenza, in cui dei ragazzi disperati cercano la luce.
La colonna sonora dell’artista sperimentale venezuelana Arca è la linea conduttrice che trasporta lo spettatore dentro questo mondo, attraverso l’alternanza di esplosioni sintetiche, come nel caso della rapina ad inizio film in cui i protagonisti sono coperti da maschere grottesche, a momenti più eterei che ricordano i mondi impossibili delle backrooms digitali online. Spazi liminali ma contemporaneamente reali, Medellìn diventa un labirinto di luoghi abbandonati vissuti da spettri, ragazzi perduti, cadaveri ed esseri post-umani, in un’opera in cui abbandonarsi e lasciarsi attraversare.
È un’idea di cinema radicale, quella di Barrio Triste, in un’esperienza post-cinematografica che (quasi paradossalmente) ha bisogno della sala: la potenza del suono, l’immersività delle immagini, la grana spettrale della pellicola, Barrio Triste è un’opera intraducibile su uno schermo che non sia cinematografico. A differenza di Aggro Drift e Baby Invasion di Korine, Barrio Triste risulta più accessibile grazie alla totale adesione tra musica, immagini e narrazione, tanto che, anche se non siete riusciti a digerire i titoli di Korine, potrebbe valere la pena dare una chance al film più originale ed innovativo di Venezia 82.
Mario Monopoli
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