Venezia 83. Bucking Fastard, la recensione

Due sorelle legate da un rapporto simbiotico, che rafforza i confini impossibili di una realtà immaginata, costruita in coppia. Una follia a due che si scontra con le barriere, anche fisiche, di un mondo che non può essere all’altezza di quella bolla di aspettative fuori dal tempo.

Werner Herzog presenta in concorso all’83ª Mostra Internazionale di Venezia Bucking Fastard, che vede per la prima volta insieme sullo schermo le sorelle d’arte
Kate e Rooney Mara.

Il progetto prende le mosse da una storia vera. È il caso delle gemelle inglesi Greta e Freda Chaplin, che negli anni Ottanta diventarono loro malgrado protagoniste sui tabloid per una vicenda giudiziaria: si infatuarono entrambe di un loro vicino, che finì per chiedere un’ordinanza restrittiva. Le gemelle, anche in aula, sembravano parlare e pensare all’unisono ed Herzog rimase affascinato dal loro rapporto, al punto da incontrarle per intervistarle a più riprese.

Bucking Fastard nasce da quella conoscenza ma sfuma i contorni della storia in fiction, mantenendo solo alcuni elementi di realtà. Greta e Freda diventano Jean e Joan Holbrooke sorelle irlandesi innamorate di un vicino di casa (interpretato da Orlando Bloom) che ha accettato le loro avance per poi decidere di sposare un’altra donna.

Jean e Joan, gelose e in preda all’ossessione, mettono in atto una serie di rappresaglie infantili. Una persecuzione quotidiana fatta di agguati fuori dal parcheggio e cassette della posta date alle fiamme che porta l’ex amante a rivolgersi alla giustizia per poi uscire di scena: il film si concentra infatti sulla vita delle due sorelle dopo la disavventura in tribunale. I tentativi di ricominciare in luoghi nuovi, il rapporto con le persone che offrono loro aiuto e con quelle che cercano invece di approfittare della loro fragilità.

Bucking Fastard è la storia di due outsider che faticano a trovare il proprio posto nel mondo perché hanno già costruito un mondo interiore a misura di sé, animato da fantasie romantiche e prospettive distorte che alimentano reciprocamente. Le nostre protagoniste sono due ma le loro coscienze raramente entrano in conflitto, quasi a suggerire che ne condividano una soltanto, o che l’intero film sia la rappresentazione simbolica di un dialogo interiore.

Come le gemelle Chaplin, le sorelle Holbrooke parlano e pensano all’unisono: la sincronia perfetta tra le reazioni delle Mara è una prova attoriale straordinaria, sicuramente uno degli aspetti più affascinanti e ipnotici del film. Le sorelle si muovono in contesti predatori e ostili con l’ingenuità unita alla malizia di due bambine arrivate da un’altra dimensione; creature disturbanti e al tempo stesso piene di una grazia che la realtà sembra aver perduto.

L’una è la benedizione ma anche il fardello dell’altra. Jean e Joan, sempre insieme, hanno l’illusione di non essere mai sole, ma condividono semplicemente una solitudine esistenziale prima ancora che sociale. Fuori posto dappertutto (e inseparabili al punto da rendere difficili anche i piccoli gesti quotidiani), finiscono per cercare una strada sotterranea, nel cuore di una montagna, per arrivare in un altrove immaginato da chiamare casa – in una conclusione amarissima che ancora una volta le esclude.

Anche l’Irlanda alternativa raccontata da Herzog intreccia luoghi reali a luoghi del fantastico, o realmente esistenti in altre parti del mondo – come l’enorme grotta che ospita un ufficio postale, nel film a Sligo, nella realtà in Slovenia.

Tra portali magici, treni sotterranei e animali aiutanti, il ritratto delle due sorelle si inserisce nella galleria del regista tedesco nel solco della continuità rispetto al suo taglio, che fonde documentario e fiction in un racconto capace di trasformare il particolare e la fragilità umana in una storia di alienazione al tempo stesso conturbante, fiabesca e delicata.

Bucking Fastard sarà distribuito prossimamente nei cinema italiani da I Wonder Pictures.

Sara Boero

PRO CONTRO
  • L’interpretazione straordinaria di Rooney e Kate Mara.
  • L’eleganza della messa in scena.
  • Una parte centrale meno efficace nel messaggio che vuole trasmettere.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 83. Bucking Fastard, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating

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