Venezia 83. Furies, la recensione del crime libanese
Presentato alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Venezia Spotlight, Furies è il secondo lungometraggio del regista libanese Rami Kodeih.
La pellicola è ambientata in Libano nel 2022, a tre anni dall’inizio di una delle peggiori crisi economiche che il Paese abbia affrontato, al punto che ai cittadini viene impedito l’accesso ai propri conti bancari. In questa cornice si svolge la storia di Maro e Dalia, due sorelle unite da un profondo legame e complici nelle difficoltà. Maro (Rym Mroue), la maggiore, è una madre divorziata che, a causa dell’ex marito, ha perso un’occupazione stabile e la possibilità di vedere regolarmente il figlio. Dalia (Maria Nakouzi) è una ragazza frizzante e piena di vita che, per crudele ironia della sorte, ha un tumore all’utero che solo un costoso intervento può rimuovere. Maro è determinata a salvare la sorella e quando la banca le nega di attingere ai risparmi di una vita, la frustrazione prende la forma di un disegno criminoso: rapinare la banca.
Il punto di forza della pellicola risiede senza dubbio nelle due protagoniste. Sono loro le furie del titolo, innescate dalla rabbia ma animate dall’amore. Entrambe agiscono per il bene dell’altra e i soldi non rappresentano mai un fine, ma solo un mezzo scomodo quanto necessario. Maro e Dalia non rincorrono la ricchezza, ma solo la libertà – dalla povertà, dalla corruzione, dalle ingiustizie. Le interpretazioni delle due attrici sono estremamente convincenti. La chimica tra Mroue e Nakouzi è tale da far credere allo spettatore che smuoverebbero il mondo l’una per l’altra. Il film non indugia mai più di tanto sulla loro bellezza, come se la desse per scontata, perché ad essere veramente interessanti sono le sfumature dei loro caratteri.
I personaggi maschili, di contro, sono appena delineati e mai in maniera troppo lusinghiera. Merita tuttavia una menzione l’interpretazione di Hasan Akil. Visto lo scorso anno nei panni dell’eroe romantico e sognatore in A Sad and Beautiful World di Cyril Aris (presentato sempre alla Mostra, nella sezione Giornate degli Autori), in Furies interpreta Hamza, uomo sconsiderato e fumantino che ha contratto ingenti debiti con la malavita; un personaggio a dir poco sgradevole e che solo parzialmente ottiene una redenzione. Questo evidente cambio di veste ci dà la misura della bravura del suo interprete: che si faccia amare o si faccia odiare, non lascia mai indifferenti.
Furies riesce ad essere complessivamente molto coinvolgente, nonostante la prima parte risulti più riuscita della seconda. Per una buona porzione, il film conquista perché delinea il profilo di un popolo, quello libanese, che ha visto più tempi brutti che belli, ma che nonostante tutto riesce a trovare modi creativi per andare avanti con il sorriso sulle labbra. Non è un racconto lacrimevole su quanto sia ingiusta la povertà, ma la cronaca orgogliosa e spavalda di chi si trova a vivere di espedienti. Il Libano non viene romanticizzato, ma si vede che, mischiati ad amarezza e malinconia, ci sono orgoglio e senso di appartenenza, sia davanti che dietro la macchina da presa. Nel suo terzo atto, la pellicola assume le vesti di un crime thriller hollywoodiano: nell’azione perde un po’ il focus sui personaggi e, di conseguenza, la propria identità; tuttavia, con il suo finale agrodolce, il film ritrova il proprio messaggio.
Tutto considerato, il film merita assolutamente la visione.
Francesca Ranaldo
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