Venezia 83. Wild Horse Nine, la recensione

1973 – Dopo anni di stanza a Santiago, nel Cile di Salvador Allende, il veterano della CIA Chris (John Malkovich) e il suo partner Lee (Sam Rockwell) vengono mandati a passare una settimana nell’Isola di Pasqua. La spedizione ha uno scopo preciso: Lee deve recuperare, dietro incarico del capo MJ (Steve Buscemi), le memorie che Chris ha iniziato a registrare, la cui diffusione accidentale potrebbe compromettere gravemente alcune delle più importanti operazioni condotte dalla CIA. Chris, gravemente malato e ormai consumato dal cancro, con la memoria che scricchiola da diversi mesi, ha molti famosi scheletri nell’armadio. Con decenni di sangue alle spalle al servizio del governo e la voglia di smettere di mentire, l’unica persona di cui vuole fidarsi è proprio quella che ha l’incarico di tradirlo.

Dopo Tre manifesti a Ebbing, Missouri e Gli spiriti dell’isola, Martin McDonagh torna alla Mostra del Cinema di Venezia con un’opera che è insieme sintesi e complemento del suo percorso come autore.

In Wild Horse Nine ritroviamo molti elementi che conosciamo: protagonisti segnati dal rimorso e dal senso di colpa, ambienti isolati dove le interazioni umane sono ridotte all’osso e l’occasione per una riflessione di natura politica, richiamando alcuni degli eventi più delicati della storia americana. La memoria di Chris è un pezzo oscuro della storia contemporanea che deve morire con lui, perché se venisse a galla i rischi sarebbero troppi. Il suo oblio è lo spettro che bussa alla porta per tutto il tempo: la malattia che corrode i ricordi e la CIA che insegue e minaccia, pronta a tagliare l’arto in cancrena prima che prenda tutto il resto del corpo.

Ma dall’altra parte della memoria, troviamo le persone. Troviamo Chris, con la sua immaginazione bizzarra, che salva le falene mettendole sul davanzale e fa “amicizia” con un cavallo selvaggio – suo specchio spirituale – sull’isola, e poi c’è Lee, collega ma prima di tutto amico. È attraverso i suoi occhi che vediamo Chris per quello che è: un uomo anziano che sta morendo e non vuole farlo in solitudine.

Ed è in questa dualità la vera anima di Wild Horse Nine: per raccontare al meglio i suoi protagonisti, McDonagh mette -ancora una volta- al centro il testo, una sceneggiatura brillante, nella quale la qualità, i tempi e i modi dei dialoghi, fondano l’identità stessa di un film in cui in ogni battuta vibrano all’unisono dramma e commedia. Freddo cinismo e delicato sentimento sono facce della stessa medaglia in un susseguirsi che metterà a dura prova la sensibilità dello spettatore, che in alcuni momenti non saprà se ridere o piangere.

Segue i due protagonisti con una regia silenziosa, lenta, che favorisce i campi lunghi dove i personaggi si muovono all’interno di uno spazio riflessivo, invaso solo a tratti dalla realtà, incarnata dalle telefonate di MJ a Lee e dagli scambi con due ragazze cilene conosciute durante il viaggio, a cui Chris finisce per rivelare più cose di quelle che dovrebbe.

John Malkovich catalizza l’attenzione con un’interpretazione a tutto tondo: a tratti spietato, a tratti di una tenerezza assoluta, sempre eccentrico, si muove nello spazio riempiendolo senza tregua; ma è a Sam Rockwell che paradossalmente spetta il ruolo più difficile, quello che si esprime in sordina, che lavora molto di espressioni, con tanto di pianti silenziosi e solitari.

I due attori interagiscono con una chimica straordinaria, con Malkovich in primo piano e Rockwell sempre un passo indietro, che culmina in una scena finale carica di una tensione duplice, insieme violenta ed emotiva.

Wild Horse Nine è un’occasione per dimostrare che si possono affrontare temi delicati anche attraverso una scrittura raffinata, che richiama la black comedy ma senza scadere mai nel banale. Un film che sarebbe riduttivo definire buddy movie o di spionaggio, ma che si muove elegantemente tra i due mondi.

È la storia di un’amicizia vera, che sopravvive a tutto il resto, forse il genere migliore in cui si possa inserire. Irrinunciabile.

Wild Horse Nine uscirà nei cinema italiani il 5 novembre distribuito da Walt Disney Company.

Susanna Norbiato

PRO CONTRO
  • Sceneggiatura che non scade mai.
  • Le interpretazioni di tutti i protagonisti.
  • Onestamente, nulla.
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Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
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