Weapons, la recensione

Non c’è niente di più terrificante di un bambino che non fa rumore”, ha spiegato Stephen King in più occasioni andando a scavare in quella zona grigia dell’infanzia in cui l’innocenza può facilmente virare verso il perturbante. In fin dei conti, nell’immaginario del “Re”, l’infanzia non è mai sinonimo di innocenza ed è in quel periodo della vita che i traumi si manifestano in tutta la loro deflagrante atrocità. E c’è molto di kinghiano nel nuovo film di Zach Cregger, Weapons, in cui è proprio dalla misteriosa scomparsa di ben 17 bambini, tutti insieme nel cuore della notte, che prede il via una fiaba nerissima costruita abilmente come un mistery investigativo.

Siamo nel più classico paesino di provincia del Nord America. Una notte, alle 2:17, ben diciassette bambini escono di casa correndo e non vi fanno più ritorno. Tutti i bambini, della stessa età, appartenevano alla classa della maestra Justine Grady ed è proprio su di lei che si concentrano i sospetti dei genitori delle vittime. Accusata senza alcuna prova di aver “fatto sparire” i suoi alunni, la donna cerca di interagire con Alex Lilly, unico bambino della classe ad essere venuto a scuola all’indomani della sparizione di massa. Nel frattempo, mentre la polizia locale non sa che pesci prendere e ha messo una ricompensa di 50 mila dollari su chi possa fornire degli indizi concreti sul caso, Archer Graff, papà dello scomparso Matthew, indaga per conto suo avvicinandosi sempre di più a una verità davvero sconcertante…

Abbiamo conosciuto il talento di Zach Cregger con il riuscitissimo Barbarian, nel 2022, e Weapons condivide con quel folgorante ingresso nell’horror un immaginario ben preciso che ha le sue radici nei misteri della provincia americana che si diramano attingendo direttamente nel folklore fiabesco.

Weapons si sviluppa come un racconto corale: i lunghi 131 minuti di durata sono scanditi da una divisione in sei capitoli e ogni capitolo porta il nome di uno dei personaggi protagonisti della vicenda. Cregger si diverte a rivelare gli elementi che fanno avanzare la narrazione un poco alla volta e ogni capitolo è un punto di vista sulla vicenda; quindi, ogni volta che un personaggio fa una rivelazione importante o si trova in una situazione orrorifica di pericolo, la storia si interrompe e ricomincia daccapo da un punto di vista differente, che aggiunge altri elementi alla narrazione fino a ricongiungersi idealmente con i precedenti.

Una struttura narrativa particolare e molto efficace nell’alimentare la componente mistery perché riesce a celare fino all’ultimo capitolo la vera natura dell’orrore che si nasconde dietro la scomparsa dei bambini. Lo spettatore può fantasticare, fare ipotesi, unire i puntini, ma difficilmente riuscirà a venire a capo del mistero prima che il film lo voglia.

Infatti, Weapons è decisamente sorprendente sotto il punto di vista dei colpi di scena e seppure porti lo spettatore in una direzione abbastanza topica nel panorama della narrativa horror, è il percorso che sceglie per arrivarci a stupire realmente.

L’originalità dell’opera di Cregger, infatti, sta nel suo slow-burning che – attenzione – non è una dimostrazione di velleità artistica da horror arthouse, come qualche spettatore distratto potrebbe pensare, ma pura e semplice abilità nel dilatare il mistero per portare lo spettatore esattamente in una precisa direzione, votata a spiazzarlo. Ovviamente si può rimproverare a Cregger di aver sovraffollato il racconto, che non tutto il materiale fosse necessario, che qualche punto di vista poteva essere tranquillamente sacrificato per agevolare la snellità della vicenda, come in Barbarian. Ma a pensarci a mente fredda, ogni singolo dettaglio appare realmente utile non solo a portare avanti la storia, ma anche a definire il contesto, proprio come in un romanzo di Stephen King.

Archer, interpretato da Josh Brolin, è il volto della comunità che cerca un colpevole a tutti costi (non a caso è il padre del bulletto della scuola), è la folla inferocita e armata di fiaccole e forconi che urla “bruciate la strega”. L’agente Paul (Alden Ehrenreich) è la Giustizia che non sa come fare giustizia: poliziotto che non riesce a controllare la propria rabbia, che si fa coprire le spalle dai superiori amici in un sistema corrotto che incita a staccare la car-cam nei momenti scomodi; è un compagno fedifrago, un ometto che fa il paio con il cittadino forcaiolo, non a caso messo in ridicolo dalla scrittura dell’autore. Poi c’è l’insegnate impersonata dalla Julia Garner di Ozark e Wolf Man, educatrice dedita alla bottiglia, donna che ruba gli uomini altrui, quindi vista con sospetto dalla comunità, la perfetta “witch” su cui catalizzare le colpe senza colpevole. Infine, ci sono il disadattato della comunità (Austin Abrams), il preside della scuola che cerca di mettere tutti d’accordo (Benedict Wong), e poi c’è l’innocenza compromessa dei bambini, che diventano strumento del Male, armi, tele bianche pronte ad essere manipolate in maniera subdola.

Ogni figura archetipica contribuisce a un grande disegno generale che una volta svelato può esplodere in un terzo atto di horror puro, feroce, violento e liberatorio, perfino grottesco e ironico. Ma quell’ironia che poi si trasforma in orrore e si insinua sottopelle lasciando una sensazione di perturbante.

Nella sua estrema originalità strutturale e nel modo come maneggia un tema caro all’horror, Weapons diventerà probabilmente un cult per il genere, perché ha molta personalità e non è il semplice prodotto costruito a tavolino da una major da gettare in pasto al pubblico pigro delle piattaforme streaming. Weapons, anzi, è un film che non vuole piacere a tutti i costi, fa scelte anticonvenzionali, si prende i suoi rischi con la consapevolezza di poter deludere.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • L’ottima regia di Zach Cregger.
  • L’interpretazione inquietante di Amy Madigan nel ruolo di zia Gladys.
  • L’originalità strutturale.
  • Fino all’ultimo non sai dove vuole portare la storia.
  • Dura 2h e 11 minuti, decisamente troppo per un horror.
  • La virata grottesca finale potrebbe non piacere a molti.
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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Weapons, la recensione, 7.5 out of 10 based on 2 ratings

One Response to Weapons, la recensione

  1. Fabio ha detto:

    Grande horror, Cregger è veramente un genio, un horror originale e delirante, forse si poteva durare 15/20 minuti in meno ma vabbè poca roba, siamo di pochissimo sotto a Barbarian, sto regista va tenuto d’occhio. Per me voto 8

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    Valutazione: 5.0/5 (su un totale di 1 voto)
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